Francesco Russo e il processo Ombra alla mafia catanese: «Il "papa" non sono io»
La deposizione dell'uomo ritenuto l'ultimo capo di cosa nostra etnea
«Non sono io il papa citato nelle intercettazioni». Ieri è continuato l'esame di Francesco Russo, ritenuto l'ultimo capo della famiglia di Cosa Nostra catanese e arrestato l'anno scorso nell'operazione Ombra della squadra mobile.
L'imputato (in video collegamento dal carcere di Cuneo dove è recluso in regime di 41bis) ha deciso di rispondere alle domande della difesa e della pm Raffaella Vinciguerra che ha coordinato l’inchiesta che ha di fatto azzerato i vertici dei Santapaola-Ercolano. Nel corso dell'udienza preliminare, svolta davanti al gup Maria Ivana Cardillo, Russo ha smentito di aver mai avuto un ruolo direttivo all'interno del clan. E ha ribadito di non essere lui il «papa» di cui parlano gli affiliati. Le conversazioni captate dalla polizia avvengono in un momento di forte fibrillazione all'interno della famiglia mafiosa. E cioè dopo l’arresto di Francesco Napoli nel blitz Sangue Blu due anni fa.
Uno degli episodi sviscerati nel corso del contraddittorio è stato quello relativo all’imposizione di alcuni “picciotti” del gruppo di Cibali di chiusura di un cantiere in cui Russo stavano effettuando dei lavori di riqualificazione. I fatti sono avvenuti nel 2022.
Russo – come hanno ricostruito gli investigatori – si sarebbe rivolto a Napoli, all'epoca ancora a piede libero e capo della famiglia mafiosa, per appianare la vicenda. L'imputato ha spiegato di aver scelto questa strada capendo quale era il contesto in cui era maturata la richiesta. Il gup ha aggiornato il processo abbreviato al 17 settembre. In quella data comincerà la requisitoria del pm.