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Catania

Catania diventa capitale degli chef: «Noi in strada per capire che cosa vuole la gente»

Dalla cavea del teatro greco-romano di via Vittorio Emanuele ai banconi di pesce sotto gli archi della Marina, la visita della città è stata una continua sorpresa per le oltre cento "berrette bianche" giunte in questi giorni per discutere sul futuro della professione organizzato dall’Associazione Provinciale Cuochi e Pasticceri Etnei.

Di Redazione
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Dalla cavea del teatro greco-romano di via Vittorio Emanuele ai banconi di pesce sotto gli archi della Marina, la visita della città di Catania è stata una continua sorpresa per gli oltre cento cuochi giunti in questi giorni nella città etnea per il convegno nazionale sul futuro della professione organizzato dall’Associazione Provinciale Cuochi e Pasticceri Etnei.

Le “berrette bianche - con la loro giacca candida e l’alta toque plissé - hanno posato sotto la fontana dell’elefante per la tradizionale foto ricordo, suscitando l’interesse e la curiosità dei turisti e dei passanti che mai avevano visto la città “invasa” da chef.

«La televisione ha cambiato la percezione dei cuochi che ormai sono visti come divi, capaci - con soli due o tre “tocchi magici” - di creare piatti che sono più simili a quadri da guardare che a pietanze da mangiare – dichiara Angelo Scuderi, presidente Apcpe –. Noi invece vogliamo ritornare ad incontrare le persone per strada, per capire cosa guardano, cosa vogliono, a cosa sono interessati».

Il bagno di folla, in pescheria, per loro è stato anche questo: un messaggio chiaro per dire basta con l’immagine gonfiata dei cuochi-divi per ritornare a quella di esperti nella scelta degli ingredienti per la preparazione di cibi di qualità.

Anche il sindaco Salvo Pogliese ha voluto incontrare i cuochi per esprimere parole di benvenuto e ringraziarli per il ruolo che essi hanno come ambasciatori del territorio.

«Quando si scelgono prodotti locali nei menù – ha confermato Domenico Privitera, del consiglio direttivo dell’Apcpe – si offre ai clienti qualità, storia e tradizione; si sostiene l’economia locale e si protegge l’ambiente e la salute».

Molti dei cuochi ospiti della città, pur avendo girato le più importanti città del mondo per lavoro, non avevano mai visitato Catania, lo storico mercato del pesce, il teatro greco-romano con le sue stratificazioni storiche e il barocco delle chiese.

Uno spaccato di storia e tradizione locali che ben si addice al percorso che i cuochi della neonata associazione ACIR (Associazione Cuochi Italiani Riuniti) hanno appena intrapreso con questo convegno.

«Finiamola con le invenzioni insostenibili, gli abbinamenti improponibili, i sistemi di cottura troppo veloci o troppo lenti – dice Giorgio Nardelli, chef trentino che è stato anche rettore dell’ordine dei maestri di cucina e che, insieme a Paolo Caldana, a Fabio Tacchella e a tanti altri chef che hanno fatto la storia della cucina italiana, sostiene la neonata associazione – bisogna ritornare alla cucina delle regioni, che sceglie le materie prime del territorio e le lavora rispettando il gusto e la tradizione».

La nutrita rappresentanza di chef – durante la successiva passeggiata alla scoperta del paesaggio dell’Etna - ha gustato i prodotti della cucina contadina, gli insaccati e i formaggi siciliani, le verdure e la frutta di stagione, i lievitati fatti con il grano antico.

Ieri l’assessore alla Sanità, Ruggero Razza, che ha portato i saluti del governatore Nello Musumeci, ha elogiato il lavoro dei professionisti e anticipato che la Regione si impegnerà a far partire al più presto un servizio di ristorazione interno in ognuna delle strutture ospedaliere dell’Isola: una rivoluzione a vantaggio della salute dei cittadini e del riconoscimento delle professionalità dei cuochi.

Nel pomeriggio i convegnisti si sono confrontati sui temi della valorizzazione della biodiversità, mentre domani il convegno si chiuderà a fine mattinata con la firma di un documento programmatico.

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