12 gennaio 2026 - Aggiornato alle 16:42
×

I retroscena del blitz, i narcos traditi da un'impronta digitale

Le intercettazioni della banda che trafficava droga approfittando del “deep web”

Concetto Mannisi

11 Aprile 2022, 15:47

154549755-1b572d6e-ea37-458e-9553-dbe959e8a2e9

Era l’Olanda il Paese da cui si approvvigionava la gang di narcotrafficanti smantellata dalla squadra mobile la scorsa settimana, in occasione dell’operazione “Empire”. E’ quanto emerge dalle “carte” del blitz in cui è chiaro che il gruppo guidato da Giuseppe Mangiameli, attraverso il “deep web”, la parte oscura della rete, era in grado di intrattenere affari e di spedire quintali di stupefacenti di ogni genere (dalla marijuana alla ketamina, dall’ecstasy alla mdma) fino in Australia, Nuova Zelanda, Canada, Ucraina, Thailandia, India, Israele, Pakistan, Giappone, Iran, Grecia e Stati Uniti.

 


E proprio negli States si è iniziata la parabola discendente del gruppo, in conseguenza di una operazione della “Homeland security investigation”, che dopo avere intercettato alcuni pacchi spediti da Catania - ma con nomi dei mittenti falsi - ha deciso di coinvolgere la polizia italiana, mettendo a disposizione dapprima le collaborazioni dei due acquirenti residenti negli Usa, quindi le  informazioni sugli uffici postali di spedizione (soprattutto quello di via San Giovanni Battista, a San Giovanni Galermo, ma anche Sant’Agata li Battiati, Gravina e Mascalucia) e, soprattutto, su un’impronta digitale isolata su uno dei pacchi sequestrati (un chilo e 763 grammi di ecstasy) e appartenente al catanese Michel Giuseppe Magliuolo, già noto agli uffici di polizia per passate denunce  per associazione per delinquere, estorsione, ricettazione e truffa. 

 


E’ stato questo il bandolo che ha permesso di dipanare la matassa investigativa e di piazzare le telecamere negli uffici da cui si supponeva sarebbero state effettuate ulteriori spedizioni.
 Da sottolineare che nel  contempo negli Stati Uniti continuavano ad essere eseguiti sequestri su sequestri di droga. In uno di questi è stato possibile arrestare un giovane con cui è stato successivamente concordato  l’acquisto simulato di quasi un chilo di ecstasy, al fine di chiarire tutti i passaggi della trattativa nel portale Empire del “deep web” con il soggetto o i soggetti che si nascondevano dietro i nickname XXXMAFIAXXX e MAFIASTARS. 


Ovviamente indagando su Magliuolo è stato presto possibile appurare i suoi frequenti contatti con Giuseppe Mangiameli, che ordinava, come detto, in Olanda - ma anche negli stessi Stati Uniti - la droga che poi rivendeva in mezzo mondo. Lo stupefacente veniva stoccato in un garage di via Adone.
Attivato il servizio di intercettazioni telefoniche e ambientali è stato possibile chiarire che il traffico di droga attraverso il “deep web” andava avanti probabilmente da anni. E la riprova si sarebbe avuta in occasione di un colloquio fra lo stesso Mangiameli e il fratello detenuto, Alfio. 
Proprio Alfio, discutendo di un soggetto che non è stato possibile identificare, avrebbe indicato lo sconosciuto come il delatore che lo aveva fatto arrestare nel Vicentino, assieme a una donna, per un traffico di sostanze stupefacenti condotto sempre con queste modalità fra il settembre del 2012 e il gennaio del 2013. 


A quel punto i due avrebbero concordato che quando Alfio sarebbe stato scarcerato, il presunto delatore sarebbe stato invitato a casa loro e qui la coppia di fratelli si sarebbe vendicata.. 
Estendendo il raggio delle intercettazioni, sarebbe anche emersa la fiducia in Giuseppe Mangiameli da parte degli altri affiliati al gruppo. Magliuolo, innanzitutto, che ricordava la capacità del capo di fare stare tutti tranquilli dal punto di vista economico: «dove era lui, a Lentini? ..a Lentini faceva “mangiare” le persone... Se n’è andato al “Fortino” e lì faceva “mangiare” le persone... Se n’è venuto qua e ci ha fatto “mangiare”... Se ne va a Librino e fa “mangiare” lì sotto… Perché è così...». 


Certo, Mangiameli in cambio pretendeva. Non per nulla viene intercettato mentre chiama Andrea Garofalo, un altro dei soggetti arrestati nel corso di questa operazione: «Che sei ancora a letto? Alzati, va... Se no oggi non si mangia!». 
Sono anche intercettati colloqui amichevoli con i corrieri che consegnavano a Mangiameli i pacchi arrivati con notevole frequenza dall’Olanda: «Pippo, ma non sei a casa? Lo lascio alla signora Xy? Oppure ripasso più tardi?». «No - era la risposta - lascialo alla signora, che sono a Librino». E dopo un poco: «Guarda che non gliel’ho lasciato, perché ci sono gli oneri doganali da pagare. Circa 60 euro…». E Mangiameli: «Ora sono a casa». «Va bene - ribatte l’amico - passo fra poco...».


Le cimici registrano anche un momento, per così dire, “thrilling”: uno dei pacchi spedito dall’Olanda e indirizzato a Federica Rapisarda, moglie del Mangiameli, arriva vuoto: «Se lo sono rubati», dice qualcuno. «Io lo spero - ribatte la donna, riferendosi pure a un possibile sequestro delle forze dell’ordine - tra i due mali è il male minore. Il nome sullo scatolo era il mio...».