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Il corteo a Catania per Assange: “No all’estradizione, difendiamo la libertà d’espressione”

Il fondatore di WikiLeaks negli Usa rischia il carcere duro a vita

Di Pinella Leocata |

Sono scesi in piazza per dire no all’estradizione di Julian Assange in Usa dove, accusato di spionaggio, rischia il carcere duro a vita. A Catania, come in altre quattro città in Italia e centinaia nel mondo, tanti cittadini hanno accolto l’invito di Stella Morris, moglie e avvocata del giornalista e attivista australiano, a mobilitarsi in questi giorni in cui l’Alta Corte del Regno Unito decide del destino di Assange. E’ chiamata, infatti, a esprimersi a favore dell’estradizione o a rifiutarla.

Julian Assange è imputato in Usa di ben 18 reati e, in particolare, di tradimento, in base all’Espionage Act del 1917 che, per la prima volta, viene usato contro un giornalista accusato di avere ricevuto e pubblicato decine di migliaia di documenti segreti del governo americano tra cui alcuni che rivelano le torture e i soprusi perpetrati in Iraq e in Afghanistan. Come se Assange fosse una spia che agisce a vantaggio del nemico e non un giornalista che fa il suo lavoro a vantaggio della collettività.Per queste accuse, se estradato, Assange rischia di scontare 175 anni in un carcere di massima sicurezza, condizione che non potrebbe reggere dato il suo stato di grave prostrazione fisica e mentale che lo espone al rischio di suicidio. Per questo motivo l’estradizione, in primo grado, era stata negata da una giudice inglese. In appello gli Usa hanno fornito “garanzie diplomatiche” sulle future condizioni di detenzione, assicurando il rispetto dei diritti umani, e l’Alta Corte inglese, facendo affidamento su questo impegno, una prima volta ha già detto sì all’estradizione. Decisione contro cui Assange ha presentato ricorso.

Contro l’eventualità di un nuovo sì all’estradizione i manifestanti ieri sono scesi in piazza chiamati a raccolta dal gruppo “Free Assange Sicilia” che è parte di “Free Assange Italia”. «Libertà per chi ha portato verità» gridano in coro nel percorso che va da Villa Bellini alla prefettura dove si è tenuto un sit in e un confronto a microfono aperto. «Difendiamo la libertà di espressione che è uno dei diritti umani universali – spiega Enza Venezia, attivista di Amnesty International che ha aderito alle iniziative a sostegno di Assange -. Chiediamo il no all’estradizione e poi la liberazione di Assange. La sua detenzione è una forma arbitraria e grave di censura». E Luca Cangemi ritiene questa vicenda particolarmente grave in questo momento storico ricordando l’importanza che ha avuto Wikileaks, di cui Assange è fondatore, per fare conoscere le reali, e occultate e mistificate, dinamiche delle guerre Usa nel mondo. «Sentiamo l’importanza di un giornalismo di inchiesta forte di fronte alle narrazioni falsificate che ci arrivano dai teatri di guerra in Ucraina e in Medio Oriente. La persistenza degli Usa in questa persecuzione è volta ad intimidire l’intera stampa internazionale rispetto ai processi in corso. Questa è una battaglia per Assange, per la libertà di stampa e per la pace». «Tutti si strappano le vesti per Navalny, ma i nostri governi non si esprimono su Assange. Va bene solo chi contesta la Russia di Putin, ma non chi contesta l’alleato Usa». E Giusi Milazzo aggiunge: «Mettere il bavaglio e perseguitare una voce libera significa svuotare di contenuto qualsiasi idea di democrazia sbandierata in Usa e in Europa».

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