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Il "signore delle estorsioni" che chiedeva soldi e imponeva la manodopera

Il ruolo di Rosario Saro Bucolo U' mbazzutu

25 Febbraio 2025, 10:58

cimi

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In un un tessuto economico in cui Cosa nostra è fortemente radicata, è Rosario “Saro” Bucolo, inteso “U’ mbazzutu”, 51 anni ad agosto, l’uomo delle estorsioni. Richieste di denaro che venivano fatte sia con il tradizionale “obolo” da versare con l’approssimarsi delle feste comandate, sia con l’imposizione della manodopera.

Chi è Rosario Saro Bucolo U' mbazzutu

Scarcerato nel 2019, è dipendente della ditta di onoranze funebri San Marco (una delle due sequestrate). Il suo ruolo «dirigenziale» è ridimensionato a quello di «responsabile operativo» nel momento della successiva scarcerazione nel 2021 di Ernesto Marletta, che assumeva il ruolo di reggente. Bucolo, in esecuzione delle direttive di Marletta, all’epoca detenuto, dirigeva e organizzava il gruppo del Castello Ursino, esercitando tuttavia un potere decisionale limitato, proprio perché sottoposto a Marletta. Sarà lo stesso Bucolo a rinviare alcune decisioni al momento in cui Marletta sarebbe stato scarcerato. Bucolo si occupa anche del mantenimento dei detenuti del gruppo, detta precise disposizioni agli altri affiliati e ha in carico la intera gestione della “contabilità” del gruppo. Nel 2020, è anche il detentore della carta delle estorsioni e il responsabile degli stipendi del gruppo del Castello Ursino.

Le tangenti anche se non si hanno soldi

Spesso gli imprenditori vessati - ricostruisce il Gip Anna Maria Cristaldi - continuano a pagare le tangenti anche quando si trovano in situazioni economiche precarie: così è avvenuto nel periodo della pandemia da Covid-19. La tolleranza di Bucolo e il “differimento” del pagamento di alcune quote estorsive rispondeva alle regole non scritte dell’agire della mafia catanese, il cui scopo era quello di mantenere in vita, da un punto di vista economico, la propria vittima, assicurandosi nel tempo il pagamento della estorsione. In ragione del particolare momento che si stava attraversando durante la pandemia, “Saro” Bucolo, conscio delle difficoltà delle attività commerciali, aveva disposto, in alcuni casi, il differimento del pagamento delle estorsioni per il periodo di Natale 2020 al periodo pasquale 2021. Il pagamento della estorsione era definito regalo o meglio “pensiero”, ma non vi era in nessun caso un pagamento volontario.

Il pizzo ai Santapaola

Dall’inchiesta emerge come Bucolo e gli altri indagati abbiano agito ben consapevoli di operare nell’interesse del clan Santapaola, di cui erano sodali e a cui sarebbero stati destinati i proventi delle estorsioni.
Come nel caso del pizzo chiesto all’amministratore unico di una società di prodotti ittici con sede ad Aci Sant’Antonio costretto a consegnare (tra dicembre 2020 e giugno 2023), circa una volta al mese, un’imprecisata somma di denaro procurando così un ingiusto profitto, con un conseguente danno per la persona offesa.

La base nell'agenzie di pompe funebri

Le intercettazioni all’interno della agenzia di onoranze funebri (San Marco) hanno poi consentito di ricostruire un tentativo di estorsione ai danni di un altro imprenditore, titolare di un’azienda attiva nella fabbricazione di casse funebri e vittima storica del gruppo del Castello Ursino. La vittima avrebbe pagato anche anche agli altri sodali quando lo stesso Bucolo era detenuto. E nonostante i gravi problemi economici in cui versava la sua azienda, continuava ad operare nel settore della commercializzazione di bare, fornendo diverse agenzie funebri verso le quali però aveva una forte esposizione debitoria. In un’intercettazione, dopo aver discusso sull’andamento delle rispettive attività commerciali, la vittima manifestava tutto il suo “rispetto” venendo però subito bloccato da Bucolo che gli “ricordava” di non aver mai ricevuto alcuna somma di denaro. Minacciandolo persino la sera della vigilia di Natale, per un mancato pagamento. In più occasioni gli investigatori del Ros hanno avuto modo di osservare gli incontri al cimitero monumentale di Catania.
Bucolo è il protagonista anche dell’estorsione a un terzo imprenditore. Stavolta la richiesta non è di denaro, ma in termini di posti di lavoro. Alla vittima e alla sua famiglia sono, infatti, riconducibili una serie di ditte nel settore della logistica, dei trasporti e della commercializzazione di prodotti ortofrutticoli. È datata 2021 una telefonata in cui Bucolo incontra l’imprenditore in questione per consegnargli due curriculum vitae uno dei quali del figlio Roberto con il preciso scopo di farlo assumere. Con tanto di soddisfazione per l’avvenuta assunzione.