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Impiegati e pensionati: l'identikit dei 26 "pedofili" del web, il siciliano 49enne ai domiciliari

Il materiale pedopornografico scambiato su un'applicazione social caricata in diversi cloud nei quali la polizia postale è riuscita ad accedere

Laura Distefano

16 Giugno 2024, 16:01

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Pedopornografia, la polizia di Catania scopre una rete con centinaia di utenti

Impiegati. E qualche pensionato. Uomini comuni e insospettabili. Che si incontrano facendo la spesa, con cui si scambiano quattro chiacchiere in treno mentre si va la mattina al lavoro, il vicino di scrivania in ufficio. Questo è il profilo dei ventisei indagati dell'inchiesta Tabù che ha portato all'arresto in flagranza in tutta Italia di nove persone, tra i 28 e i 59 anni, per divulgazione e detenzione di materiale di pornografia minorile. Migliaia di foto e video archiviati nei vari cloud – memorie virtuali – che i poliziotti del Centro operativo per la sicurezza cibernetica della Polizia Postale di Catania, diretta da Marcello La Bella, sono riusciti a “prelevare e sequestrare”.

Il procuratore: «Alta preparazione della polizia giudiziaria»


Un'indagine poderosa che è stata coordinata dal gruppo specializzato nei reati contro i minori diretto dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita. «L’impegno nel contrasto a crimini come pedofilia e pedopornografia resta prioritario. Lo dimostrano i risultati ottenuti come quello di oggi che è merito anche dell’alta preparazione della polizia giudiziaria e dei sostituti procuratori del pool», evidenzia Ardita (nella foto a lato pagina).

App che garantisce anonimato



Le indagini, sotto la regia del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online (Cncpo) del servizio della Polizia postale, sono scattate sei mesi fa. Gli agenti hanno fatto partire una complessa attività di analisi informatica su alcuni dispositivi elettronici che sono stati sequestrati a un indagato, arrestato mesi fa per detenzione di materiale pedopornografico a Catania. I poliziotti hanno scoperto che il cybercriminale partecipava attivamente a gruppi social creati in un'app di messaggistica dove si scambiavano immagini e video davvero raccapriccianti.

C'erano anche abusi su bambini piccolissimi, di pochi mesi di vita. Avendo in mano quelle immagini i poliziotti le hanno analizzate con pazienza e attenzione. Si tratta di accertamenti di natura estremamente tecnica ma che hanno portato a ricostruire la filiera della pedopornografia e a rintracciare i protagonisti (e partecipanti) di questa comunità social. Sono stati identificati uno per uno. E provenivano da diverse regioni dello Stivale. Da qui è partita una sinergia investigativa e operativa che ha permesso di ottenere i risultati pianificati. I pm etnei hanno immediatamente emesso i provvedimenti di perquisizione personale e informatica a carico dei 26 indagati.

La rete criminale



La fase operativa è stata svolta dagli agenti della polizia postale etnea con la collaborazione dei vari Centri operativi per la sicurezza cibernetica. Si è lavorato nel Lazio, in Lombardia, in Piemonte, in Liguria, in Emilia Romagna, in Toscana, nelle Marche, in Calabria, in Puglia e in Sicilia. C'è una precisa mappa delle perquisizioni effettuate: Catania (una), Roma (tre), Milano (tre), Brescia (due), Varese (una), Bergamo (una), Catanzaro (una), Bari (due), Foggia (una), Torino (due), Cuneo (una), Genova (due), Imperia (una), Avellino (una), Livorno (una), Prato (una), Ravenna (una), Ascoli piceno (una). Per nove dei ventisei indagati sono scattate le manette, la maggior parte è finita dietro le sbarre. L'ultimo arresto risale a venerdì pomeriggio. Gli arrestati risiedono nelle province di Catania (uno), Roma (uno), Milano (due), Firenze (uno), Bergamo (1), Ravenna (uno), Varese (uno) e Imperia (uno). L'unico siciliano, un catanese di 49 anni, è ai domiciliari.

La guida del pedofilo in spagnolo


A uno degli indagati è stato trovato, tra migliaia di file pedopornografici caricati nel suo cloud il formato digitale di un libro in spagnolo “Guia del pedofilo”. Una guida del pedofilo che gli investigatori, in raccordo con la magistratura, analizzerà attentamente. Anche se il contenuto già dal titolo è facilmente intuibile. Le migliaia di foto e video sono naturalmente state sequestrate. Ma ora comincia la seconda fase dell'indagine: i poliziotti dovranno guardare filmati e immagini cercando di trovare un elemento o un particolare che possa permettere di risalire all'identità degli innocenti. Di dare un nome alle piccole vittime abusate e stuprate.