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Incidenti stradali simulati e corruzione: 4 arresti a Catania, 64 gli indagati

Di Redazione |

CATANIA – La Polizia di Stato ha eseguito questa mattina a Catania, su delega della Procura, un’ordinanza di misure cautelari nei confronti di sette persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni di compagnie assicuratrici e corruzione in atti giudiziari.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile, che hanno preso le mosse da alcune aggressioni a medici in servizio nel Pronto Soccorso dell’Ospedale Vittorio Emanuele, hanno permesso di accertare l’esistenza di una presunta associazione per delinquere accusata di essere dedita alla consumazione di una serie indeterminata di truffe ai danni di molteplici società assicurative sotto forma di denuncia di falsi incidenti stradali e precostituzione dei relativi elementi di prova, e di più reati contro l’amministrazione della Giustizia – nella specie false testimonianze – finalizzati a realizzare i profitti conseguenti alle denunce degli incidenti stradali simulati.

In carcere sono finiti Giovanni Pantellaro (classe1964), pregiudicato, Gaetano Pantellaro (classe1989), Angelo Ragusa (cl.1982), con precedenti di Polizia. Agli arresti domiciliari invece Giuseppe Alì (cl.1955), conosciuto come “Zio Pippo”. Le altre misure hanno riguardato Alessandro Fichera (cl.1974), Carmelo Moncada (cl.1956), da tutti chiamato “Melo”, con precedenti di Polizia e Orazio Sapuppo, (cl.1974), inteso “lo squalo”, anche lui con precedenti di Polizia: per tutti e tre è stato disposto il divieto di dimora nel comune di Catania

Le intercettazioni audio e video, nello specifico, i contenuti delle conversazioni telefoniche, accostati alla visione delle immagini acquisite da un sistema di video-registrazione, hanno fatto scoprire un gruppo di soggetti che, utilizzando uno studio di infortunistica stradale sito in via Plebiscito, organizzavano sinistri stradali al fine di trarre in inganno le compagnie assicurative e ricevere da queste gli indennizzi.

L’ufficio era strategicamente collocato di fronte all’ingresso del Pronto Soccorso dell’Ospedale Vittorio Emanuele II ed era la base operativa dell’associazione criminale. Tale accorgimento consentiva agli indagati di individuare i pazienti con lesioni astrattamente compatibili con un sinistro stradale che venivano quindi accompagnati direttamente durante la loro visita in Pronto Soccorso ed “invitati” ad indicare un generico incidente stradale come causa delle lesioni stesse.

E dalle indagini è emerso che molti pazienti, al momento della registrazione presso il triage, sostenevano la natura accidentale del trauma, ma, successivamente, in sede di referto medico, pretendevano che il sanitario di turno apponesse, nello spazio del medesimo referto dedito alla causale, la dicitura “incidente stradale” (i rigorosi rifiuti dei medici di turno sono stati spesso alla base delle aggressioni agli stessi sanitari).

La vicinanza fisica all’ospedale, inoltre, garantiva agli associati i necessari contatti con gli intranei alla struttura ospedaliera senza necessità di pericolosi contatti telefonici. 

Quindi le persone indicate quali vittime dell’incidente riportavano effettivamente delle lesioni, ma determinate da eventi che nulla avevano a che fare con l’incidente simulato.

La maggior parte delle pratiche di sinistro istruite dall’organizzazione risultavano avviate a seguito con il cosiddetto  modello “C.A.I.” – costituzione amichevole d’incidente – spesso compilata dagli stessi organizzatori. Nei moduli le responsabilità del sinistro erano sempre poste a carico di una sola parte con l’esclusione di ipotesi di responsabilità concorsuale. Tutti gli incidenti si caratterizzavano per l’assenza di qualsiasi intervento o coinvolgimento delle Forze dell’Ordine, nonostante la presenza di lesioni traumatiche riportate spesso significative, mancando in conseguenza rilievi descrittivi, fotografici o planimetrici.

In nessuno dei sinistri, si indicava, all’atto della compilazione del modello “C.A.I.”, la presenza di testimoni, i quali emergevano molto tempo dopo e solo se la compagnia assicurativa avanzava rilievi, fornendo dichiarazioni particolarmente dettagliate.

Nella misura cautelare sono stati contestati 17 episodi di truffa (altri sono in fase di ricostruzione), per un danno stimato in un milione di euro circa. Gli indagati sono complessivamente 64.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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