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La Cisl teme un autunno “bollente”

Il sindacato impegnato sia sul fronte congressuale sia sulle emergenze del territorio catanese. L'agenda del segretario Maurizio Attanasio

Francesca Aglieri Rinella

06 Settembre 2024, 09:00

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Autunno caldo, non solo metaforicamente, per Catania, per il suo territorio, per la società e il mondo del lavoro. A questioni ancora irrisolte si aggiungono contingenze del momento. La Cisl le ha raccolte in un’agenda che dopo l’estate impegnerà il sindacato nella ricerca del confronto con le istituzioni interessate. Un impegno che si intreccerà con la nuova stagione congressuale che partirà nel mese di novembre, per culminare nella primavera del 2025 e interesserà l'organizzazione sindacale nel suo complesso, col rinnovo dei suoi vertici provinciali, regionali e nazionali. Ne abbiamo parlato con il segretario generale provinciale, Maurizio Attanasio.

Si va verso una fase cruciale per il sindacato, ma anche per Catania…
«La Cisl etnea è in buona salute e cresce. La stagione congressuale sarà densa di occasioni di ascolto, confronto e dibattito su temi fondamentali per il mondo del lavoro e per la rappresentanza dei bisogni e dei diritti sociali che essa comporta. Oltre al rinnovo delle cariche dirigenziali, si definiranno le linee d’indirizzo future della Cisl. È un’ulteriore occasione di incontro con migliaia di lavoratrici e lavoratori, pensionati, giovani e immigrati nostri iscritti, per discutere delle sfide e delle opportunità. Ma sarà, anche, l’occasione per affrontare le questioni cogenti del territorio catanese, le opportunità di sviluppo e le ripercussioni sulla collettività e la coesione sociale: la zona industriale, il sistema idrico, il sistema delle partecipate comunali, i servizi del terziario, i progetti del Pnrr e la medicina di prossimità, la sicurezza sul lavoro, la mobilità sostenibile, la lotta al caporalato».

Quali sono i temi più scottanti che avete in agenda nel rapporto con le istituzioni locali?
«Ci sono investimenti previsti per la Zona Industriale che, se confermati, dovrebbero assommare a circa 60 milioni di euro, 50 dalla Regione e 10 dal Comune. Al tavolo comunale proporremo la realizzazione di due presidi importanti e di riferimento per affrontare meglio eventuali emergenze: un più adeguato distaccamento per i vigili del fuoco e un punto di primo soccorso. Ci siamo attivati per l’avvio a inizio anno scolastico dei servizi di assistenza e comunicazione per gli alunni fragili di ogni ordine e grado. Situazione ancor più complessa a causa della recente sentenza del Consiglio di Stato che ha ritenuto legittima la riduzione del numero di ore di assistenza. Si tratta di una sentenza che lascia perplesse migliaia di famiglie e lavoratori del settore, con pesanti ricadute che potrebbe turbare un sistema alquanto già provato e che grazie all’impegno della Cisl ha raggiunto alcune certezze, tanto per gli utenti quanto per i lavoratori altamente specializzati del settore. Ci sono poi il decoro urbano, i rifiuti e la sicurezza, in una città e un territorio difficili da governare. Un dibattito che ha bisogno anche del contributo corale di tutte le “forze” sane della città e una disponibilità all’ascolto da parte dell’amministrazione comunale e degli altri Enti interessati. Va tenuta alta, ancora, la vigilanza per la salute e la sicurezza sul posto di lavoro, sia privato che pubblico, su cui ci pare si sia affievolita l’attenzione. Sul sistema idrico/fognario, dalla conferenza stampa del commissario alla depurazione Fabio Fatuzzo, abbiamo saputo che solo per la ulteriore progettazione per Catania ci sono 290 milioni di euro. Mentre tra gli interventi pronti per l’affidamento spiccano i 435 milioni per vari lotti tra Misterbianco e Catania. È necessario non perdere ulteriore tempo, per evitare altre sanzioni e avviare i cantieri prima possibile per l’ambiente e per l’occupazione che ne deriverebbe».

Sull’autonomia differenziata il fronte sindacale appare diviso. Qual è la vostra posizione?
«Prima di intavolare qualsiasi discussione sul tema riteniamo che vada ricordato che l’autonomia differenziata è stata introdotta nella Costituzione italiana con la riforma del Titolo V, avvenuta nel 2001 con il Governo Amato. E che la stessa prevede la possibilità da parte delle regioni a statuto ordinario di negoziare con lo Stato condizioni particolari di autonomia su tutte le materie di legislazione concorrente e su alcune materie di legislazione dello Stato. Ed è giusto informare i cittadini che il referendum non potrà cambiare di una virgola sia il Titolo V della Costituzione sia l’autonomia delle regioni a statuto speciale, come la nostra, garantita da norme costituzionali del 2000. La Cisl pensa che il disegno di legge Calderoli sia da modificare. Riteniamo che occorra un’autonomia che rispetti i principi di solidarietà e coesione tra le regioni. Che vadano prima individuati i Leps (livelli essenziali delle prestazioni e dei servizi) garantendo in modo uniforme sull’intero territorio nazionale. Ogni forma di autonomia deve essere accompagnata da adeguate risorse da attingere da un fondo di solidarietà creato ad hoc e da meccanismi di coordinamento nazionale che evitino divari e conflitti tra territori».