La piccola Elena uccisa dalla mamma, oggi la sentenza nel giorno del suo compleanno
Oggi la piccola avrebbe compiuto sette anni. Il pm ha chiesto 30 anni per la madre. Giudici in camera di consiglio
Nessuna sorpresa. La sentenza nei confronti di Martina Patti, la giovane madre che due anni fa ammazzò con diversi fendenti la figlia Elena a Mascalucia è confermata per oggi. La Corte d'Assise di Catania, presieduta da Sebastiano Mignemi, si è ritirata in camera di consiglio. Questa mattina si è svolta la lunga discussione dei difensori di Patti.
L'avvocato Tommaso Tamburino ha sviscerato pezzo per pezzo gli elementi che sono emerse nel dibattimento e dall'escussione dei vari testimoni, narrazione che - secondo il legale - è in piena sintonia con le conclusioni espresse dallo psichiatra Antonio Petralia, perito della difesa, che ha rivelato dopo "30 incontri effettuati con Martina" che l'imputato nel momento della commissione del fatto fosse in uno stato di "bolla dissociativa e quindi fosse scemata la capacità di intendere e di volere". Tamburino ha ripercorso le valutazioni scientifiche del consulente che ha ipotizzato il figlicidio altruistico inserito in un'ipotesi di omicidio-suicidio.
Anche se poi il suicidio non è avvenuto, "come avviene nel 40% dei casi", ha detto il legale citando le parole del perito. E inoltre "prova del piano suicidario sono le ricerche svolte su internet da Patti il giorno prima dell'omicidio". Un desiderio di suicidio frutto "di ansie e fallimenti accumulati negli ultimi anni di vita: dal fallimento del rapporto con il padre di Elena agli esami non superati". Patti esce dalla bolla dissociativa quando si vede "le braccia sporche di sangue". E poi c'è l'invenzione del finto rapimento allo scopo di "non dare un ulteriore dolore ai genitori e al compagno".
L'avvocato Gabriele Celesti, nella sua arringa, è entrato nel dettaglio della messinscena del sequestro di Elena: "Non era una cosa precostituita in quanto inverosimile, già i carabinieri che presero la denuncia non gli hanno creduto". I difensori hanno chiesto l'assoluzione per incapacità di intendere e di volere e in subordine il riconoscimento delle attenuanti generiche e l'esclusione dell'aggravante della premeditazione. Il procuratore aggiunto Fabio Scavone ha voluto replicare, così come l'avvocato di parte civile Barbara Ronsivalle che ha ricordato che oggi ricorre il compleanno di Elena Del Pozzo. "La piccola oggi non potrà spegnere le candeline e mangiare la torta, ma speriamo venga fatta giustizia".
Il procuratore aggiunto Fabio Scavone e la pm Assunta Musella, nella scorsa udienza, hanno chiesto la condanna a 30 anni per la giovane mamma, che ha prima avvolto Elena in dei sacchi neri, poi l’ha accoltellata e infine l’ha parzialmente seppellita in un terreno di sabbia lavica a pochi metri dalla villetta dove viveva a Mascalucia. Lì l’hanno trovata i carabinieri dopo la confessione di Martina al padre arrivata la mattina dopo il delitto.