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L'intervista

“La rapina la stai facendo tu, mica io”, parla l’uomo della Posta: «Così ho convinto quell’uomo a desistere»

Intervista al cliente dell'ufficio di San Giovanni Galermo diventato, suo malgrado, l'eroe del web

Di Concetto Mannisi |

Personaggio (forse) a sua insaputa. Ma indiscutibilmente personaggio. Probabilmente lo era già, sicuramente lo è diventato ancor di più lunedì, dopo la pubblicazione dell’articolo sulla rapina tentata alle Poste di San Giovanni Galermo. Perché è proprio lui, Alessandro (preferiamo, d’accordo con l’interessato, non rivelarne il cognome, al fine di evitare eventuali problemi futuri), il giovane che si è ritrovato al cospetto del delinquente intenzionato a far “scoppiare” con una bomba l’ufficio postale se non gli fossero stati consegnati i soldi presenti in quel momento in cassa.

«Sì, è toccato proprio a me – conferma – Alla fine è andata bene e dopo l’articolo – in cui le mie parole sono state forse un po’ enfatizzate – ci siamo pure potuti permettere di sorridere. Vi confesso, però, che in quel frangente c’è stato ben poco da stare allegri. Anzi, devo ringraziare il buon Dio per avermi dato la freddezza di gestire anche in quel modo ciò che stava accadendo».

Ci racconti tutto dall’inizio.

«Io abito proprio a San Giovanni Galermo ma non sono un frequentatore di quell’ufficio postale: ormai ci siamo abituati a fare tutto online. Soltanto che venerdì dovevo andare a ritirare una carta di credito spedita dalla mia banca e perciò, di buon mattino, mi sono recato alle Poste. Sono entrato intorno alle 8,20 ed eravamo in due i clienti presenti: io e una ragazza in stato interessante, col pancione, con meno di trent’anni d’età. Mentre mi trovavo allo sportello e stavo parlando con una delle impiegate – prosegue – è entrato questo signore: trent’anni circa, magrolino, con una benda scura davanti alla bocca e gli occhiali da sole. Io non mi sono focalizzato su di lui ma all’improvviso mi sono sentito afferrare per il collo in una sorta di abbraccio. Pensavo fosse un conoscente, qualcuno che stesse scherzando o che mi stesse salutando in maniera inconsueta, date le circostanze. Invece, mentre cercavo di capire – questione di una frazione di secondo – è stato lui a parlare: “Ho una bomba, datemi i soldi, altrimenti vi faccio scoppiare”… In mano aveva realmente qualcosa ma non chiedetemi cosa. Non ho fatto in tempo a rendermene conto».

E a quel punto?

«A quel punto ho cercato di capire come comportarmi. E di comprendere chi avevo realmente davanti. Sono sincero: mi è sembrata una persona disperata, forse un tossico che sperava di “farsi” in questa maniera i cento-duecento euro per acquistare qualche dose. Di certo non un professionista. E nemmeno il padre di famiglia che stava consumando una rapina per garantire un piatto di pasta ai propri figli. Che poi, mi domando, sei in queste condizioni e vai a fare una rapina in un ufficio postale blindato come quello? Ce ne vuole di testa…».«Per questo – continua Alessandro – dico che non era equilibrato. Per questo propendo per la figura di un tossicodipendente disperato. Non per nulla, a un certo punto, ha cominciato a ripetere “i soldi… i soldi… i soldi.-.”. E poi, rivolto a me, “Ciu ricissi lei…”. A quel punto gli ho risposto “scusami, non li danno a te che sei rapinatore e li danno a me?”… E ho capito che se il suo nervosismo stava aumentando anche i suoi dubbi non erano da meno».

E la signora incinta?«Ferma, immobile. Ma stava partorendo là…».

Ha ritrovato la voglia di scherzare? Lo vede che lei è “personaggio”?

«No, no. Ma del resto in quel momento la tensione era altissima. E a me, anche se non è stato detto, non è restato altro da fare che convincere quest’uomo ad andare via».

In che modo?

«Gli ho detto “Devi stare tranquillo, non ti agitare… Se non ti danno i soldi nel giro di uno o due minuti, scappa. Che il direttore, che non si vede più, sta sicuramente chiamando le forze dell’ordine”…».

E lui?

«Ha proseguito per qualche istante “i soldi… i soldi… i soldi…”, poi è andato via. E’ stato a quel punto che mi è venuto incontro il direttore dell’ufficio postale, chiedendomi se stessi bene, se avessi bisogno di sedermi o di un bicchiere di acqua. Ho risposto che non ero stato toccato e che non avevo bisogno di niente».

Ha avuto modo di confrontarsi con la polizia?

«Per nulla. Venerdì avevo anche il funerale di una zia. Pensate che giornata indimenticabile…. Al direttore ho detto “i miei documenti li avete, sapete dove trovarmi, se qualcuno ha bisogno di me resto a disposizione”….».

Lei è sposato?

«Sì e ho pure una bambina. Ho mantenuto la calma per mia moglie e mia figlia, pensando a gestire ciò che stava accadendo. Certo, li avesse chiesti a me i soldi non so proprio se sarei rimasto con le mani in mano».

Forse non sarebbe stata una buona idea. In ogni caso, visto che per questo pezzo siamo stati avvicinati da colleghi di tutta la Sicilia, da persone di Milano e Napoli, persino da un collega che lavora in Ucraina, adesso si rilassi e si goda la fama.

«Peccato che con questa fama un euro non mi entra…. Dovessi avere bisogno un giorno vengo da lei».Personaggio… Personaggio… Lo avevamo detto in premessa!

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