L'omicidio del principino della droga Ponzo, dopo 12 anni il delitto ancora avvolto nel mistero
Negli ultimi anni alcuni collaboratori hanno raccontato il fatto di sangue verificatosi in via Capo Passero
Un omicidio irrisolto che rimane inceppato nei meccanismi del controllo di spaccio in via Capo Passero. Soprattutto di quel ghiotto turno al civico 121 che l’anno scorso ha scatenato la guerra tra i Nizza e i Cappello. Ed è proprio quella la zona che “governava” Alessandro Ponzo, principino della droga in quel di Trappeto nord, che è stato ammazzato nel 2012 per motivi rimasti misteriosi. Furono appesi cartelloni e manifesti per il suo funerale: un inquietante tripudio in stile Casamonica che fu registrato dalle telecamere dei carabinieri nell’ambito dell’inchiesta passata alle cronache come “Leo 121”. Il segnale radio delle vedette per allertare i pusher dell’arrivo dei piedipiatti.
Un delitto - quasi un cold case visto che sono trascorsi 12 anni - ancora senza movente e senza nomi. Le indagini avviate immediatamente dopo l’omicidio non hanno portato risposte. I sicari agirono con la complicità del buio. E furono protetti dall’omertà e dalla paura. Potenti concimi della cultura mafiosa.
Oltre Caruana, braccio armato di Nino Santapaola (morto qualche tempo fa), ha parlato del delitto anche l’ex reggente di Aci Catena, Gaetano Vinciguerra. Il pentito ha coinvolto un altro pentito. E cioè Antonio D’Arrigo, soldato dei Santapaola di Picanello, che ha cominciato a collaborare con la magistratura dopo il blitz Orfeo del 2017. Dalle sue dichiarazione è partita l’operazione Picaneddu, dove sono confluiti i verbali di Caruana che però sono omissati proprio nella parte sull’omicidio di Ponzo. Una serie di indizi che potrebbero condurre alla verità processuale.