Lotta ai roghi alle falde dell'Etna con pochi uomini e mezzi
Solo due persone intervengono sui luoghi a spegnere l’incendio ogni volta che vi è la chiamata in seguito allo scaturire delle fiamme
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Definirla difficile la situazione dell’antincendio del territorio etneo non è sicuramente esagerato. I numeri lo dimostrano: 40 le unità di personale che compongono l’intera squadra antincendio dei tre comuni, Linguaglossa, Piedimonte Etneo e Castiglione di Sicilia che rientrano nella sfera di competenza del Corpo Forestale che ha sede a Linguaglossa. Di questi 40 unità, 8 sono addette alle vedette, 10 svolgono il ruolo di autisti e quelli che rimangono, solo 22, vengono addetti agli spegnimenti degli incendi. Traducendo i dati numerici in fatti vengono fuori risultati ancora più scarni: solo due persone intervengono sui luoghi a spegnere l’incendio ogni volta che vi è la chiamata in seguito allo scaturire delle fiamme.
E quale l’età media del personale antincendio? «57» viene risposto da un rappresentante. Non è difficile comprendere che la delicatezza di un simile lavoro richiede sicuramente un personale più giovane e meno attempato. E viene ancora aggiunto: «Se la media dell’età è 57, è chiaro che parecchio personale supera i 60 anni ed a quella età non è certo facile fare un lavoro che richiede forza, energia, resistenza e prontezza di riflessi».
Ma vi è un dato ulteriore da brividi che viene fuori: la vedetta di “Primo Monte”, la storica postazione antincendio posta fra i due monti del versante, a guardia principalmente del bosco Ragabo, cioè quella chiamata da sempre a proteggere il polmone verde, è chiusa per mancanza di personale. Anche il sindaco di Linguaglossa, Luca Stagnitta, si è adoperato per risolvere il problema della vedetta di “Primo Monte” ma purtroppo i risultati sono ancora negativi. L’amarezza di una così difficile situazione si avverte nel comandante la Stazione forestale di Linguaglossa, Antonino Ruffino, costretto ormai da anni a fare i conti con questi numeri e con queste dotazioni. Un compito davvero arduo e complesso. Si tratta, infatti, di un territorio vastissimo, che comprende una delle pinete più belle d’Europa, la Ragabo, un territorio che abbraccia due Parchi, quello dell’Etna e quello Fluviale dell’Alcantara, un territorio che è interamente sottoposto al vincolo paesaggistico ed in parte a quello idrogeologico. Ma di fronte a tanta bellezza ed a tanto interesse naturalistico, chi di competenza sembra restare sordo. Basti pensare che la Stazione Forestale di Linguaglossa è costituita da due sole unità facenti parte dell’organico militare del Corpo della Forestale, compreso il comandante Ruffino. E la Forestale non è solo chiamata alle esigenze dell’antincendio ma svolge anche un importante lavoro nel settore della polizia giudiziaria, in quello della tutela del territorio in generale, del controllo dei pascoli e così via. «L’ultimo concorso - vien detto da un addetto - risale all’85, poi solo interventi tamponi».
Stesse carenze sul fronte degli automezzi: due quelli di cui è dotata la stazione. Uno è giunto da pochi giorni, un ottimo Mitsubishi, che «però - viene detto - non sempre è idoneo alle esigenze del nostro territorio in quanto per le sue dimensioni non entra nelle piccole strade di campagna». «Si attende l’arrivo di altri due automezzi - dice il comandante Ruffino - Il pericolo aumenta e gli interventi diventano più numerosi con l’inoltrarsi della stagione estiva».
È chiaro che certe situazioni determinante è l’intervento dei mezzi aerei. Ma in questi casi è il solo comandante la Stazione autorizzato a farli intervenire. I più vicini mezzi aerei sono gli elicotteri posizionati a Catania, i più grossi si trovano a Palermo. Nei casi di maggiore rischio si chiede l’intervento dei Canadair. Ma è evidente che più lontani sono posizionati i mezzi aerei, maggiore è il tempo necessario per portarsi sui luoghi degli interventi. «Bisogna sempre ricordarsi - ammonisce il comandante -che la tempestività dell’intervento è essenziale».