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«Minacciava gli orfani ucraini», la tutrice rischia il processo

"Intimidiva i bambini per convincerli a tornare in patria". Accusata dai pm di minacce ed estorsione

18 Settembre 2025, 10:14

tutrice ucraina

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L’unico interesse supremo è quello del minore. Il resto fa da cornice. È questo il principio cardine del racconto giudiziario che unisce con un filo invisibile Kiev e Catania. La storia è quelle di alcuni orfani ucraini scappati dalle bombe della guerra e accolti da diverse famiglie (affidatarie) alle falde dell’Etna nel 2022. A un certo punto, due anni fa, è disposto il rimpatrio dei minori. Un fulmine a ciel sereno. Il caso finisce sul tavolo della procura di Catania che interviene per tutelare gli orfani, che a più riprese hanno affermato la volontà di voler rimanere in Italia. Il console ucraino nomina una tutrice, Yuliya Dynnichenko, che dovrà curare tutte le fasi di rimpatrio degli orfani, che dovrebbero tornare negli orfanotrofi e nelle strutture da dove per la loro sicurezza erano stati allontanati. La guerra in Ucraina non è finita: la Russia continua a bombardare. Fra rimpalli di competenze e carte bollate la Cassazione certifica la nomina della tutrice ucraina. Ma nel frattempo l’autorità giudiziaria catanese nomina un curatore poiché ritiene ci sia un «conflitto d’interesse» nelle condotte tenute che non sarebbero in linea con l’interesse e la sicurezza del minore che al momento vive in Italia e in violazione delle Convenzioni internazionali ed europee sui diritti sul fanciullo.


Si aprono due filoni sulla vicenda umanitaria: uno civile e uno penale. Il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e il sostituto Francesco Camerano hanno chiesto il giudizio per la tutrice internazionale ucraina Yuliya Dynnichenko in due procedimenti paralleli. Il 23 ottobre la donna dovrà presentarsi davanti al gup per i reati di minacce, estorsione e truffa.
Nei primi due casi l’ucraina avrebbe intimidito usando violenza psicologica due orfani per «convincerli a rimpatriare in Ucraina» e li avrebbe minacciati «dicendo che avrebbe usato la forza anche contro la loro volontà». Dynnichenco assieme al compagno Christian Fiumara è anche accusata di aver minacciato le famiglie affidatarie di gravi ritorsioni - ovvero della sottrazione dell’orfano - se non avessero versato somme, variabili dai 500 ai 1.500 euro, a titolo di rimborso spese di viaggio. E, infine, la coppia avrebbe organizzato eventi a scopo benefico attraverso l’associazione “I nuovi confini”, ma i fondi raccolti non sarebbero stati destinati ai progetti di aiuto e solidarietà ma sarebbero finiti nelle loro tasche.


La tutrice ucraina il 3 dicembre invece dovrà presentarsi davanti al giudice monocratico per l’udienza pre-dibattimentale. Il pm, infatti, ha emesso il decreto di citazione in giudizio nei confronti della tutrice. Due sono gli episodi contestati: la donna, secondo la tesi della procura catanese, avrebbe intimidito uno degli orfani al fine di convincerlo a dire di sì al rimpatrio in Ucraina, addirittura asserendo che una volta tornato nel Paese d’origine avrebbe trovato una famiglia adottiva che lo aspettava. A una bambina avebbe rrimproverato di essersi rivolta al Tribunale italiano e avrebbe continuato a pressare la minore nonostante quest’ultima avesse più volte manifestato la ferma volontà di voler rimanere in Italia.
La tutrice Yuliya Dynnichenko, difesa dall’avvocato Giuseppe Lipera, nel corso del tempo ha fornito ai giornalisti la sua versione dei fatti. La storia, infatti, fu raccontata per la prima volta da La Sicilia e poi diventò un caso nazionale. Il difensore è tranciante: «Le accuse nei confronti della mia assistita sono infondate in fatto e in diritto. La donna ha agito su conforme nomina del console ucraino in Italia e quindi siamo certi sarà riconosciuta la sua innocenza».


Dal canto suo la tutrice aveva presentato delle denunce per sottrazione di minore a carico delle famiglie affidatarie: ma tutto è finito con l’archiviazione del gip.
Il filone civile - che riguarda la legittimità della nomina del curatore da parte dei Tribunali italiani considerando che il consolato ucraino aveva già individuato una tutrice - ha visto nell’ultimo anno due decisioni della Cassazione diverse nel merito. A dicembre dello scorso anno, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso della tutrice riconoscendo la competenza del giudice tutelare di Caltagirone. In un altro ricorso simile e parallelo, incardinato a Catania, gli ermellini, considerando la delicatezza della vicenda internazionale, hanno emesso lo scorso marzo un’ordinanza interlocutoria affinché del caso se ne occupassero le sezioni unite. La pronuncia è attesa entro l’anno.

Due sono gli episodi contestati: la donna, secondo la tesi della procura catanese, avrebbe intimidito uno degli orfani al fine di convincerlo a dire di sì al rimpatrio in Ucraina, addirittura asserendo che una volta tornato nel Paese d’origine avrebbe trovato una famiglia adottiva che lo aspettava. A una bambinaavebber rimproverato di essersi rivolta al Tribunale italiano e avrebbe continuato a pressare la minore nonostante quest’ultima avesse più volte manifestato la ferma volontà di voler rimanere in Italia.
La tutrice Yuliya Dynnichenko, difesa dall’avvocato Giuseppe Lipera, nel corso del tempo ha fornito ai giornalisti la sua versione dei fatti. La storia, infatti, fu raccontata per la prima volta da La Sicilia e poi diventò un caso nazionale. Il difensore è tranciante: «Le accuse nei confronti della mia assistita sono infondate in fatto e in diritto. La donna ha agito su conforme nomina del console ucraino in Italia e quindi siamo certi sarà riconosciuta la sua innocenza».


Dal canto suo la tutrice aveva presentato delle denunce per sottrazione di minore a carico delle famiglie affidatarie: ma tutto è finito con l’archiviazione del gip.
Il filone civile - che riguarda la legittimità della nomina del curatore da parte dei Tribunali italiani considerando che il consolato ucraino aveva già individuato una tutrice - ha visto nell’ultimo anno due decisioni della Cassazione diverse nel merito. A dicembre dello scorso anno, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso della tutrice riconoscendo la competenza del giudice tutelare di Caltagirone. In un altro ricorso simile e parallelo, incardinato a Catania, gli ermellini, considerando la delicatezza della vicenda internazionale, hanno emesso lo scorso marzo un’ordinanza interlocutoria affinché del caso se ne occupassero le sezioni unite. La pronuncia è attesa entro l’anno.