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Catania

“Orfani speciali”, il progetto pilota per aiutare i figli  delle vittime dei femminicidi

“Laboratorio” di Thamaia e Centro Famiglie sostenuto da Fondazione per il Sud
 

Di Pinella Leocata

Catania, con l’associazione antiviolenza Thamaia e il Centro famiglie, sarà il riferimento in Sicilia per il progetto sperimentale promosso dalla “Fondazione con il Sud” a sostegno degli orfani speciali, cioè dei figli delle vittime di femminicidio. Bambini e ragazzi che hanno perso non solo la madre, ma anche il padre, perché suicida, dopo aver ucciso la partner, o perché in carcere per scontare la pena. Orfani di cui le istituzioni si dimenticano in fretta, quando calano le luci della ribalta mediatica, e che sono affidati a parenti o a nonni che, a loro volta, hanno subito un grave trauma e che spesso non hanno gli strumenti culturali ed economici per sostenerli nell’affrontare la perdita dei genitori e per aiutarli a costruirsi un futuro.

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Di qui la proposta della “Fondazione con il Sud”, e in particolare della “Fondazione con i bambini”, del progetto “Respiro”, acronimo per “Reti di sostegno per percorsi di inclusione e resilienza con gli orfani speciali”. Un progetto, finanziato per quattro anni, che si pone come obiettivo la presa in carico di questi bambini e ragazzi, sia quelli che, purtroppo, verranno, sia di quelli che hanno già subito questo terribile trauma e che hanno adesso fino a 21 anni. Gli obiettivi del progetto sono quelli di provvedere alla formazione e all’inclusione socio-lavorativa di questi orfani di femminicidio, di sostenere le famiglie e le persone che provvedono a loro, e di creare e potenziare la rete di chi si occupa di loro.

Prendere in carico questi orfani significa offrire loro il necessario supporto psicologico e psicoterapeutico e provvedere alle spese necessarie ai loro studi così come a quelle per l’iscrizione ad associazioni ed attività sportive. Significa cioè farsi carico delle varie attività necessarie per sostenere il minore affinché possa avere una vita normale, per quanto possibile. In questa prospettiva un’azione innovativa proposta dal progetto “Respiro” è quella di partire da esperienze consolidate, come il “Protocollo Giada” del Policlinico di Bari che ha creato un’équipe di specialisti che interviene nell’immediatezza del problema, in emergenza, a partire dal momento del femminicidio, cioè della perdita della madre e spesso anche del padre. Questa équipe, che sarà formata anche a Catania, contatterà subito la famiglia del minore e, se questa si dirà disponibile, comincerà a seguire il bambino o il ragazzo già nella prima fase della tragedia aiutandolo nell’elaborazione del lutto, a partire dalla partecipazione al funerale e poi in tutti i passaggi successivi. Obiettivo della Fondazione è uniformare le procedure nei vari territori nell’ottica di arrivare ad una condivisa procedura nazionale.

“Respiro” si articola in quattro grandi progetti per altrettante macro aree del Paese: il Sud, il Centro, il Nord Est e il Nord Ovest. Tanti i partner tra cui, tra gli altri, il Cismai (Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia), Save the Children e Terres des hommes, associazioni che lavorano per dare alle bambine e ai bambini l’opportunità di crescere sani, e che lottano contro lo sfruttamento, le violenze e l’abuso. Capofila del progetto è la cooperativa campana Irene 95.

A Catania i referenti sono il centro antiviolenza contro le donne Thamaia e il Centro famiglie, costituito nel 2015, che si occupa di tutelare la complessità dei legami e delle dinamiche nelle nuove famiglie e che opera con specialisti nel campo del conflitto e della violenza intra-familiare. Provvede, inoltre, a percorsi psicoterapeutici per le famiglie e a gestire i luoghi per gli incontri protetti di un minore con il genitore che non ha l’affidamento.
«I primi passi del progetto - come spiega Anna Agosta, presidente di Thamaia - saranno la formazione degli operatori del settore sanitario e giuridico-sociale, e la mappatura dei minori. Finora, infatti, non ci sono elenchi in materia. Non li fanno le procure e neppure i servizi sociali. Le uniche nostre fonti sono i media. In questa prospettiva prenderemo contatti con le varie Procure della Regione e con i vari centri antiviolenza che sono quelli hanno il polso della situazione. Inoltre abbiamo già presentato il progetto alla rete antiviolenza della Città metropolitana di Catania perché ci servirà il supporto di tutti». 

In programma anche la firma di protocolli d’intesa con enti pubblici e di terzo settore e attività di prevenzione da portare avanti attraverso laboratori per bambini, oltre che per docenti e per operatori, e vari tipi di percorsi educativi. Essenziale, poi, nell’ottica di un cambiamento culturale, anche l’alleanza con i media e i comunicatori per diffondere un nuovo approccio alla violenza domestica, per promuovere un linguaggio diverso e per abbattere gli stereotipi.

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