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Catania

«Per Sant'Agata no e per i gay sì!»: è polemica sul Catania Pride

Diventa un caso la sfilata di sabato al Lungomare: protesta il presidente di Confcommercio
 

Di Maria Elena Quaiotti

Domani, martedì 7, e rigorosamente in videoconferenza si terrà il nuovo incontro coordinato dalla Prefettura su scuole e trasporti. Al vertice parteciperà anche Pietro Agen, presidente di Confcommercio e della Camera di Commercio del Sud Est, che già preannuncia: «Oltre ai temi trattati solleveremo anche le contraddizioni emerse nel corso dell'ultimo fine settimana: se noi non possiamo riunirci in 15 (riferito al vertice prefettizio, ndr), ma poi si autorizzano manifestazioni con migliaia di persone, che eventualmente si sarebbero potute tenere anche fra due mesi, e non sarebbe cambiato niente, è una cosa sconcertante».

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Il riferimento, e non è semplice esporsi senza essere tacciati di “omofobia” e razzismo, è al Gay Pride andato in scena sabato al Lungomare: le immagini dell'evento, alcune prontamente cancellate dai social, raccontano di una grande contraddizione tra regole (precise) e ciò che poi è avvenuto. Perfino il camper vaccini fermo in piazza Nettuno non ha fatto registrare i risultati sperati: «L'adesione è stata esigua - informa la struttura del commissario Covid - intorno alla decina. In tanti hanno chiesto informazioni, ma poi, forse complice l'atmosfera, non si sono vaccinati». 

Il pensiero va alla zona gialla con forti sfumature di arancione, della Sicilia, al richiamo ai prefetti (di sabato scorso) sui doverosi maggiori controlli nei territori lanciato del presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, ma anche, senza andare lontano, alle solite scene di assembramenti in partenza all'aeroporto “Vincenzo Bellini”, che si sono verificate ancora ieri, e poi, alla mai risolta questione “movida” in centro storico, dove tra assembramenti e violazioni delle regole urbane e sociali andate avanti per tutta l'estate ci sarebbe da stendere un trattato. 

Tutte situazioni denunciate, ma rimaste senza controllo. L’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso è però stata l'autorizzazione al Gay Pride, previsto dalla Prefettura “in forma statica”, forse in nome di un “politically correct” che però ha evidentemente sottovalutato, oltre alle insidie del Covid, anche il buon senso. 

«Le attività produttive - prosegue Agen - devono osservare tremila restrizioni, che tra l'altro ritengo giuste, per tutelare la salute pubblica, ma se poi pensiamo che da due anni sono fermi fiere e mercati, e sono stati due anni di tragedia, sono state negate le autorizzazioni a feste di paese, per non parlare di Sant'Agata, e finiamo per ritrovarci mille persone in piazza, allora siamo alla farsa. C'è un vecchio detto siciliano che recita “i problemi, se non li affronti, si risolvono da soli”. E forse è anche per questa mentalità che la Sicilia è rimasta ultima. In tutto. Ritengo però che la confusione sia alla fonte, cioè al ministero degli Interni: deve farci capire con esattezza cosa fare e come comportarci, prevedere diversi atteggiamenti a seconda delle categorie scatenerà inevitabilmente delle reazioni. Noi, e gli esercenti, abbiamo investito risorse per i sistemi di sicurezza richiesti dai protocolli antiCovid e hanno funzionato. Ma se di contro la gente riesce a fare quello che vuole… il sistema salta». 
 

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