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Catania

A Catania è lotta alla "malamovida" del centro storico

Al vertice convocato dalla commissione Urbanistica presieduta da Manfredi Zammataro hanno però partecipato soltanto due associazioni degli esercenti

Di Maria Elena Quaiotti

Lotta alla “malamovida”, si va avanti, nonostante la commissione Urbanistica presieduta da Manfredi Zammataro e convocata ieri a Palazzo degli Elefanti, abbia visto la presenza di solo due associazioni degli esercenti, si tratta di Cna e Mio Italia. Erano assenti Confindustria, Fipe Confcommercio, Confesercenti, Pubblici esercenti e filiera indipendenti, Assoesercenti, Unimpresa e Federalberghi. «Non è certo un bel segnale – ha commentato a denti stretti Zammataro alla fine della seduta –, poi non si dica che non diamo l’opportunità di ascoltare chiunque. In ogni caso dalla prossima settimana avvieremo i tavoli tecnici con la presenza degli assessori coinvolti su commercio, viabilità, polizia locale e sicurezza, prima di arrivare al confronto con la Prefettura. È evidente a tutti che ciò che accade in città ormai non sia più tollerabile».

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«In città – hanno sottolineato Toni Ruberto e Andrea Milazzo, Cna – ognuno fa di testa propria, non esiste uniformità nel decoro urbano, non c’è ordine e pulizia, alcune strade sono condannate al buio, mancano i presidi delle forze dell’ordine, sia in centro che in periferia. Vengono accostati locali che fra loro non hanno niente a che vedere. Via Gemmellaro non può essere associata ai ristoratori, noi stessi siamo i primi a segnalare cosa non va. Serve una presa di posizione da parte dell’amministrazione comunale».  Le “zone calde” sono note, via di Sangiuliano su tutte, ma anche piazza Currò, per non parlare dei locali del porto, non solo per la musica alta e gli assembramenti, ma anche per i fuochi d’artificio che ormai, nonostante le denunce anche pubbliche, vengono sparati ormai ogni sera. 

Ancora più incisivo l’intervento di Roberto Tudisco, Mio Italia: «Da mesi assistiamo a una pubblicità negativa del centro cittadino, questo crea paura e ansia nelle persone. Il problema dei residenti è atavico, forse irrisolvibile del tutto, ma di certo la colpa non può essere data ai locali, specie quelli che seguono le regole. Perché – è arrivata una prima proposta – non riattivare la squadra comunale che fino a dieci anni fa esisteva, composta da quattro persone, un vigile urbano, un rappresentante delle attività produttive, uno dell’Arpa e uno della Prefettura, per sanzionare sul posto le attività che producono musica e rumori molesti? Bisogna intervenire chirurgicamente, far rispettare gli orari, gli assembramenti sono un problema di ordine pubblico, va risolto con un adeguato controllo del territorio usando anche l’esercito dove, lo sappiamo, la legge non esiste. Qui non si tratta di movida selvaggia, ma di delinquenza selvaggia».

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