Notizie locali
Pubblicità

Catania

Baby gang, bulli, soprusi e furti: ma davvero a Catania serve l'Esercito?

La Lega ha invocato più soldati in città, la Prefettura dice l'intervento delle forze di polizia non basta, il Comune spera nell'effetto deterrente delle nuove 190 telecamere annunciate

Di Redazione

Non si fermano i fenomeni di violenza giovanile che da qualche tempo a questa parte stanno facendo capolino quasi quotidianamente nella cronaca di Catania. Bulli, soprusi, prevaricazioni, rapine, furti, auto smantellate sono ormai all'ordine del giorno e la città appare sempre più insicura. Va certamente fatto un plauso ai carabinieri che in pochi giorni sono risaliti ai teppisti che hanno spintonato un giovane in monopattino sulla pista ciclabile del Lungomare rischiando di ucciderlo e va anche detto che si tratta di un fenomeno davvero difficile da contrastare per le forze dell'ordine perché diffuso e poco strutturato (non si tratta di vere e proprie baby gang facili da identificare), connesso al disagio sociale e alla dispersione scolastica. Ma qualcosa va fatto. Il fenomeno sta prendendo una deriva sempre più preoccupante. Lo ha sottolineato pochi giorni fa anche la Commissione nazionale Antimafia che ha elencato la devianza minorile tra i principali problemi della città.

Pubblicità

Ieri il Dipartimento regionale Sicurezza della Lega Sicilia ha rivolto un appello al ministro dell’Interno affinché «invii l’Esercito in città e aumenti il personale delle forze di polizia e dia un contributo per garantire l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini a Catania» perché «sono troppi i casi che dimostrano come criminali e balordi operino in totale spregio delle norme, consapevoli che difficilmente verranno puniti per i reati commessi». 

 

 

L'ultimo è proprio di pochi giorni fa e ha visto un mezzo della polizia municipale preso di mira da una comitiva di centauri anche senza casco che si è permessa di dileggiare i vigili urbani a bordo.

 

 

 

Si invoca l'Esercito quindi. In realtà l'Esercito a Catania c'è già nell'ambito dell'operazione "Strade sicure" che - iniziata nell'agosto del 2008 sulla base della legge 125 -  prevede la possibilità di impiego dei militari «per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, in aree metropolitane o densamente popolate». Il contingente è stato via via aumentato nel corso degli anni, fino a sfiorare quota 8mila. Entro luglio però ci sarà una "ritirata" dei militari impiegati nell'operazione "Strade sicure" nelle città italiane: da 7.800 diventeranno 5mila. E la sforbiciata, prevista dalla Legge di bilancio,  riguarderà anche Catania. 

 

 

I soldati in più richiesti dalla Lega quindi probabilmente non arriveranno. Ma lo Stato prova comunque a coordinare una risposta che possa aumentare la percezione di sicurezza dei cittadini. Lo spintone al ragazzo in monopattino e gli insulti alla pattuglia dei vigili urbani sono infatti stati oggetto in prefettura venerdì scorso di una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduta dal prefetto Maria Carmela Librizzi a cui hanno preso parte, oltre ai responsabili provinciali delle forze di polizia, l’assessore comunale Andrea Barresi,  accompagnato dal comandante della polizia locale Stefano Sorbino e dal capo di gabinetto Giuseppe Ferraro. 

 

 

«Fermo restando che tali episodi destano un forte allarme sociale e incidono negativamente sulla percezione di sicurezza dei cittadini - è stato scritto in una nota della prefettura - tuttavia si tratta di un fenomeno diffuso a livello nazionale che, com’è facile evincere dalla cronaca, è presente in tutte le realtà metropolitane dove il disagio sociale, l’emarginazione e il degrado urbano spingono gruppi di giovani a rendersi protagonisti di simili comportamenti. Tali episodi assumono grande visibilità in quanto le relative immagini vengono sovente filmate attraverso i telefonini al solo scopo di diffonderle, talvolta con compiacimento, attraverso un uso dei social spesso distorto».

 

 

Il prefetto ha sottolineato che l’intervento delle forze di polizia, seppur indispensabile e costante, non è sufficiente da solo a risolvere una problematica che richiede una sinergia di azione di altre componenti (psicologi, sociologi, associazioni di volontariato) in grado di intercettare il disagio dei ragazzi incanalando le loro energie in percorsi inclusivi di impegno civico.   A tale proposito, ha richiamato le iniziative poste in essere dall’Osservatorio sui minori per la prevenzione e il contrasto della criminalità minorile e della dispersione scolastica che hanno permesso di raggiungere alcuni rilevanti traguardi quali quello, appunto, di far emergere la dispersione scolastica le cui segnalazioni sono passate da 40 a 700 nel corso di un anno. E’ anche in corso di pianificazione un’attività sperimentale di “Educatori della strada” con personale specializzato che svolgerà delle iniziative finalizzate alla prevenzione della devianza giovanile  nelle zone della città più frequentate dai giovani.

 

 

L’Amministrazione comunale, dal canto suo, ha assicurato che prima dell’estate saranno operative 190 telecamere del sistema di videosorveglianza dislocate in varie zone della città: un sicuro mezzo di deterrenza dai comportamenti illeciti che fornirà un notevole supporto all’azione delle forze di polizia. Basterà?

 

Pubblicità
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA