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Catania

Cam Com, il passo di lato e i veleni di Agen: il nodo è sempre la vendita di Fontanarossa

Il presidente della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, di cui si vociferano le dimissioni, si "sbottona" su alcuni dei temi che affronterà lunedì nel corso di una conferenza stampa

Di Maria Elena Quaiotti

Se alla presidenza della CamCom del Sud Est Sicilia si tratterà di “strappo” reale lo sapremo solo lunedì mattina quando Pietro Agen parlerà in una conferenza stampa convocata alle 11 nella sede di via Cappuccini. Fino ad allora l'ancora presidente ha dichiarato che resterà «silente» (parole sue), promettendo però un «mese di luglio da fuochi d'artificio», anche su altri fronti. Nonostante il silenzio promesso, però, più di qualcosa a “La Sicilia” l'ha detto. La voce che circola nell'ambiente è di sue dimissioni dalla (controversa, a colpi di decreti e ricorsi) presidenza della CamCom, «in realtà  - ha spiegato - siamo a circa 50 giorni dalla fine del mandato, in scadenza ad inizio settembre e ci stiamo seriamente interrogando sulla situazione attuale: oggi abbiamo un ministro (Giancarlo Giorgetti, Sviluppo economico, ndr) che ogni 15 giorni fa un decreto peggiore del precedente, abbiamo un presidente della Regione siciliana (Nello Musumeci, ndr) che ha deciso di non decidere niente, e ci chiediamo che senso abbia continuare a fare ricorsi. Intanto, abbiamo impedito che si impossessassero dell'aeroporto, le nomine per i prossimi tre anni le abbiamo fatte noi e finalmente siamo alla fase finale della privatizzazione, salvo alcuni dirigenti che remano contro.

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E l'ho sempre detto. Ora voglio vedere quando daranno le “carte giuste” a Mediobanca…». 
Poi c'è l'ultimo colpo di coda della senatrice forzista Stefania Prestigiacomo, la vera “madrina” del decreto romano per nominare i liquidatori…  «Chi perde una giustificazione la deve trovare - commenta - una scusa per dire che “ha vinto una battaglia”. Ma la vera battaglia era l'aeroporto, e quella l'hanno persa. A 54 giorni dalla scadenza della presidenza della CamCom il decreto per nominare i liquidatori mi sembra una barzelletta, senza dimenticare che fra non molto in Sicilia si voterà.

La cosa che mi fa più ridere è che il decreto sono riusciti a farlo male ancora una volta, e non è ancora detto che qualcuno di noi non presenti comunque ricorso. Tenendo conto che, se non cade il governo, e a dirlo non sono io ma sono i M5S, con l'approvazione prevista in Senato il 16, significa che saranno pronti solo a fine mese. Diciamo che non volevano che “facessimo agosto”, un segno di lungimiranza e visione, devo dire. Poi, con tutti i problemi siciliani sono riusciti a far presentare il decreto da un pugliese del Pd, partito che ho sentito e addirittura non ne sapevano niente, e un lombardo di Forza Italia: lo trovo quanto meno imbarazzante per i nostri politici locali. È il gioco delle parti, non mi stupisco, forse in futuro ci sarà un conto da regolare in altri territori…». «La verità è che a questi politici - prosegue il “fiume in piena” Agen - non interessa niente dei reali problemi del territorio. Anche se a onor del vero devo ammettere che la senatrice Prestigiacomo ha sempre detto la verità, il suo obiettivo era uno, ma l'aeroporto se lo può scordare. Nonostante le campagne di stampa scorrette che sono state condotte».

Dunque è davvero finita l'“era Agen”? «Ci possono tenere commissariati per vent'anni, ma siamo in democrazia e sono convinto che un nuovo direttivo camerale si farà, che gli artigiani, i commercianti e gli imprenditori si riprenderanno ciò che è loro. Ne sono certo, troveranno il modo di trovare un accordo. Le “minoranze sediziose” ci sono sempre state e a Catania, a parte l'ultimo caso, non abbiamo mai avuto scontri. Come si dice, prima si studiano i percorsi, e poi si affrontano…». 

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