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Catania

Catania, alla Plaia sventola "bandiera rossa" per sversamenti sospetti

Chi ha già preso la cabina propone una raccolta firme per sollecitare velocità nell'affrontare la situazione

Di Maria Elena Quaiotti

Sulla Plaia sventola... bandiera rossa e non certo per il mare agitato. La bandiera rossa c'è, l'agitazione del mare no, quella dei bagnanti invece sì mentre osservano gli sversamenti “sospetti” che arrivano dalla zona industriale nei due punti alla Plaia, tra il lido Alkamar e Roma (canale Arci) e appena prima del Lido Belvedere (canale Forcile). 

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Il tavolo chiesto in Prefettura dal sindaco Salvo Pogliese, “da convocare urgentemente - era scritto nel comunicato stampa diffuso dal Comune sabato scorso - con gli enti a vario titolo interessati, al fine di individuare la natura delle criticità riscontrate e adottare gli opportuni provvedimenti”, ieri sera non era ancora stato fissato: «È in fase di organizzazione», ci hanno assicurato dalla Prefettura. 
La notizia positiva, l'unica, è l'anticipazione dell'udienza fissata dal Tribunale, prima il 5 luglio e poi il 21 giugno, quindi lunedì prossimo, richiesta secondo procedura ex articolo 700 da alcuni gestori di lidi per ottenere un provvedimento d'urgenza. Confidando che stavolta lo sia veramente, urgente.
Intanto ieri al lido Roma sono stati circa una trentina i cabinanti (che hanno quindi già pagato la cabina per l'intera stagione), ad averci chiamato dopo essere arrivati in spiaggia per la prima volta quest'anno e rimasti sorpresi di trovarsi il canale ancora aperto, considerato che ogni anno veniva regolarmente sbarrato e coperto almeno un mese prima dell'inizio della stagione. Leciti, dunque, i dubbi. Chiediamo, ma non avevate letto le notizie riportate la settimana scorsa? «Sì le avevamo viste, ma ormai abbiamo la cabina e comunque ci è stato assicurato che la situazione sta per risolversi - risponde Salvo - che le analisi dell'Asp rientrano nei parametri e che il 21 c'è una riunione (l'udienza, ndr) per decidere cosa fare. Noi osserviamo comunque con sospetto quest'acqua che esce, non ci sembra normale».

«La nostra fila (di ombrelloni dei cabinanti) -  aggiunge Enrico - ha anche proposto di avviare una raccolta firme per sollecitare velocità nell'affrontare la situazione, ci hanno fatto desistere. Noi l'abbiamo saputo attraverso il giornale, ma riteniamo che non ci avrebbero consentito di venire se fosse così pericoloso, anche se c'è la bandiera rossa e il mare non è per nulla agitato. Se non si dovesse chiarire la situazione in tempi brevi non resteremo fermi a guardare». «A noi - precisa Agata - interessa solo avere la certezza che non sia pericoloso. Ci saremmo aspettati una comunicazione dal Comune che andasse oltre l'annuncio del tavolo in Prefettura: c'è ancora una settimana fino al 21, nel frattempo cosa dobbiamo fare?».
La questione degli scarichi a mare, diffusi in tutta l'isola, non è certo nuova ed è finita, assieme al tema depurazione, al centro di un'inchiesta della Procura della Repubblica etnea.

 

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