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Catania

Catania e quei “misteriosi” numeri colorati sull'asfalto: ecco cosa significano

Si tratta di un lavoro propedeutico alla più grande infrastruttura in corso a Catania dopo la metropolitana: la nuova rete fognaria

Di Cesare La Marca

Le strade della città come un  enorme “schermo” d’asfalto che si estende dai quartieri al centro, su cui sono tracciati in vari colori numeri, dati e simboli -  incomprensibili alla gran parte di automobilisti, motociclisti e ciclisti intenti ad evitare buche e dislivelli - che indicano la posizione dei vari sottoservizi, la loro profondità, le interferenze tra cavi e tubi, e la eventuale presenza di reperti archeologici nelle aree di interesse storico, che a Catania sono tante, e anche fragili quanto preziose. Questo ha creato delle difficoltà, insieme alla nota carenza di una mappatura “storica” degli interventi realizzati negli ultimi decenni nel sottosuolo della città, complicando non poco le cose e ritardando i tempi, che adesso sono però definiti. 

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Si tratta della più grande infrastruttura in corso a Catania, oltre che negli agglomerati di Acireale e Misterbianco, seconda solo ai lavori per il completamento della metropolitana, ovvero la progettazione esecutiva avviata da oltre sei mesi per la realizzazione della nuova rete fognaria dell’agglomerato di Catania, comprendente 8 comuni etnei oltre al capoluogo, suddivisa in 7 lotti, e dell’adeguamento del depuratore di Pantano d’Arci, che avrà a regime una copertura complessiva di 565 mila abitanti a fronte degli attuali 60 mila. 

Due opere integrate e cruciali per l’urgente recupero della sostenibilità ambientale del territorio etneo, zona industriale compresa, che sversa gran parte dei propri liquami in mare, ed è sottoposto a procedura d’infrazione europea per mancata depurazione delle acque. 

«Contiamo di concludere la progettazione entro l’anno - spiega il subcommissario alla Depurazione Riccardo Costanza - poi ci sarà la fase dei pareri, serviranno sei mesi per avviare i lavori, ma a causa della carenza di tecnici può passare anche un anno per opere di tale portata, in ogni caso faremo di tutto per accelerare i tempi di un’infrastruttura essenziale, ricordando che la mancata depurazione delle acque costa un’infrazione comunitaria di dieci euro per abitante, ovvero circa tre milioni l’anno solo per Catania». L’obiettivo della struttura guidata dal commissario per la Depurazione Maurizio Giugni resta dunque completare l’intero sistema entro il 2025/2026, risolvere il problema delle acque reflue nell’area di Catania, scaricare a norma e riutilizzare maggiori portate rispetto agli attuali 540 litri al secondo per gli usi irrigui della Piana di Catania, riducendo i prelievi dal bacino del Simeto. 

«Stiamo accelerando i tempi - conferma il Rup dei lavori Biagio Bisignani - entro l’anno sarà consegnata la progettazione per le reti fognarie e per il depuratore di Pantano D’Arci, dove arriva anche acqua pulita creando un’anomalia che quest’opera dovrà eliminare, poi  seguirà la verifica approfondita di tutti i progetti, stiamo pensando anche di istituire una conferenza dei servizi permanente per seguire le varie fasi e accelerare il più possibile i tempi per l’apertura dei cantieri». 

Un intervento, quello sul depuratore, la cui progettazione dovrà risultare adeguata ai più avanzati standard tecnologici e ai criteri dell’economia circolare. Il commissario Giugni ha infatti affidato a Enea, che lavora assieme all’Università di Catania, al Csei e al Consorzio di bonifica Catania 9, lo studio di uno schema che preveda il riutilizzo irriguo pressoché totale delle acque reflue trattate. Una volta potenziato l’impianto di Pantano d’Arci dovrà ricevere i reflui della quasi totalità del comune di Catania, del 70% di Gravina e Tremestieri, di Aci Castello, Sant’Agata li Battiati, San Gregorio e di parti del territorio di Aci Catena, San Giovanni la Punta e Acireale, e allora l’intero territorio etneo potrà definirsi “civile”. 

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