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Catania

Fontanarossa, House of Sac” fra scelte e strappi: «Perdono tutti, nessuno stravince»

Rimasto fuori Gino Ioppolo. Altro deluso è l’ex sindaco di Mascalucia, Turi Maugeri, indicato dall’assessore Mimmo Turano in quota Irsap

Di Mario Barresi

Mentre scorrono i titoli di coda dell’ultima puntata di “House of Sac”  (ma la serie continua), si consuma la scena finale. Giovanna Candura, chiusa in una stanza degli uffici dell’aeroporto, riceve una stizzita telefonata da Ruggero Razza: «Adesso tu devi dimetterti». Ma la neo-presidente di Sac, dirigente regionale di DiventeràBellissima, rispedisce al mittente - più o meno garbatamente - l’ordine telefonico dell’assessore-plenipotenziario di Nello Musumeci.

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È andata così. Più o meno come aveva pronosticato Pietro Agen, “padrone” di Fontanarossa, in una mail inviata ai vertici camerali, «dopo lunga meditazione e confronti vari», ieri alle 6,16 del mattino: «Tutti perdono e nessuno stravince». Magari, per i nemici della maggioranza bulgara che controlla Sac col 66%, non sarà così. Ma un fondo di verità, nel vortice di strappi e compromessi, c’è.
Il giorno più lungo, per l’asse cameral-aeroportuale, è la prosecuzione di una notte insonne. Soltanto ieri mattina, infatti, arriva la liberatoria sentenza del Tar di Palermo, un colpo di spugna sul commissariamento (e, per ora, anche sullo smembramento) della Camera di Commercio del Sud-Est. Che resta una, unica e unita. Pronta in mattinata ad assestare l’uno-due su bilancio 2021 (utile di esercizio di 20,2 milioni al netto delle imposte, +225% rispetto all’anno precedente) e nomina del cda. Partendo dalla conferma, mai messa in dubbio, dell’amministratore delegato Nico Torrisi, nella cabina di pilotaggio di Sac nel triennio decisivo per la privatizzazione. Più complicata la quadra su presidenza e consiglieri. Sul tavolo altri otto nomi per quattro posti. Agen, in apertura di assemblea, chiede agli altri soci (Irsap-Regione, Comune e Citta metropolitana di Catania) se «ci sono proposte». Ma nessuno ne avanza. E allora lo storico leader di Confcommercio espone il “pacchetto completo” di nomine, già anticipato ai suoi all’alba, che passa all’unanimità.
Alla presidenza va Candura, già vice nel cda uscente. L’ex assessora cuffariana all’Industria è un nome di Musumeci. Che però aveva indicato (e avrebbe gradito al suo posto) Gino Ioppolo in nome di quell’«accordo istituzionale» fra Palazzo d’Orléans e Fontanarossa.

 

 

Ma Agen ne dà una libera interpretazione: fuori l’ex sindaco di Caltagirone, dentro la pur “bellissima” Candura con la conferma dell’altra consigliera in quota Fdi, Maria Elena Scuderi, già espressa da Salvo Pogliese. Il socio forte realizza la formula magica dei 3/5. Innanzitutto tre dei suoi in  cda (ed è questo, oltre al siluramento di Ioppolo, a far infuriare il governatore) scegliendo gli altri due nomi. Il primo, retrocesso dalla nomination a presidente, è Marco Romano, docente di Economia, stimato da  Raffaele Lombardo che lo volle al vertice delle Attività produttive. «Vorrei sgombrare il campo da strumentalizzazioni e letture politiche: la mia designazione  ha una genesi non politica - precisa Romano - per assumere un ruolo terzo, di esperto e garante istituzionale». L’altra consigliera arriva dal mondo camerale siracusano: l’avvocata Carola Parano, candidata all’Ars con l’Udc nel 2017, citata nei verbali di Pietro Amara sulla Loggia Ungheria.   

Il deus camerale sacrifica il presidente uscente Sandro Gambuzza (che aspirava almeno a un posto da consigliere), «l’unico veramente penalizzato, ma non c’è alternativa», non a caso subito subissato di congratulazioni e ringraziamenti per «l’ottimo lavoro svolto». L’altro deluso è l’ex sindaco di Mascalucia, Turi Maugeri, indicato dall’assessore Mimmo Turano in quota Irsap. «Non possiamo nominare nel cda di una nostra controllata un rappresentante di un ente controllato da chi ci controlla», la spiegazione che sembra uno scioglilingua. Ma per il mancato consigliere espresso  dall’Udc c’è già pronto un premio di consolazione: lo «collocheremo in una società collaterale». Novità a breve. L’altra “quota 3” raggiunta da Agen, oltre che sulle donne in cda (alibi per ribattere alle lamentele musumeciane) è sul numero di catanesi. «Se mai avvenisse la separazione... non si sa mai», confida nella profetica mail. Che si conclude con una certezza: «Voleremo alto».
Twitter: @MarioBarresi

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