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Catania

GdF, comandante di Catania Raimondo: «La città ha bisogno di legalità ed equità»

Bilancio a un anno dall’insediamento col comandante provinciale delle Fiamme gialle: «I tre punti d’onore»

Di Concetto Mannisi

La città, essendo catanese di nascita, la conosceva già. Semmai la priorità, per lui, era quella di calarsi nella realtà etnea dal punto di vista professionale, per poi dare il proprio contributo di esperienza ai militari del comando provinciale della Guardia di finanza. Bilanci? Per un anno se ne è ben guardato dal farne, ma a dodici mesi dal suo insediamento il generale Antonino Raimondo ha ceduto alle nostre “pressioni” e ha rilasciato un’intervista in esclusiva al quotidiano “La Sicilia”. «Al mio arrivo - racconta - mi sono dato degli obiettivi, tenendo presente quelle che sono le peculiarità dell’istituzione. In primo luogo il contrasto all’evasione fiscale. Ebbene, mi piace segnalare che a fronte di 328 fra verifiche e controlli fiscali, eseguiti grazie anche a un software particolarmente performante, la “Dorsale informatica”, è stato possibile constatare una base imponibile lorda sottratta all’erario pari a 660 milioni di euro. Sono stati individuati e denunciati per reati fiscali ben 94 soggetti e sequestrati beni per quasi 12 milioni di euro».

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Denari che potrebbero essere stati sottratti alla criminalità organizzata?
«Io direi alla criminalità. Possono essere stati colpiti anche professionisti e imprenditori scevri da certe connivenze ma queste figure sono comunque di rilievo nel tessuto sociale perché capaci, magari, di frodi per importi consistenti. Oppure di anticipare i tempi su determinate fenomenologie, di sicuro redditizie, sfruttando al meglio alcune condotte. Mi riferisco, ad esempio, ai guadagni con il gioco online oppure alle frodi nelle accise sui petroli. E’ roba certamente più sostanziosa della “banale” evasione fiscale, magari col supporto delle società cartiere».

In realtà nel gioco online la criminalità organizzata c’è entrata da parecchio.
«Verissimo. Ma spesso le menti di questi meccanismi sono ben distanti da affiliati e logiche da clan. Diciamo che la criminalità serve per garantire un “controllo del territorio” e per piazzare agenzie e macchine che consentono le scommesse clandestine».
«Ben diverso il discorso dei petroli - prosegue - che, contrariamente a quel che accadeva poco tempo fa, non partono più prevalentemente dai depositi della Libia in guerra ma dal centro Europa e dall'Europa dell'est. Parliamo di carichi di carburante spesso di pessima qualità che arrivano dalle nostre parti dopo avere fatto chilometri e chilometri nel trasporto su gomma, quindi con costi rilevanti. Eppure chi è nel sistema non vi bada: sa già che il guadagno sarà consistente».

Passiamo agli altri obiettivi che si era dato.
«Il secondo è certamente quello della tutela della spesa pubblica. E, allora, mi piace ricordare i controlli svolti con l’Inps e che ci hanno permesso di individuare 437 furbetti del Reddito di cittadinanza, capaci di sottrarre allo Stato qualcosa come 6 milioni di euro». «A questo risultato - sottolinea - ne aggiungo un secondo, legato alla illegittima percezione o richiesta di finanziamenti pubblici. A cominciare dal Superbonus: 2,2 i milioni di euro recuperati, con segnalazione di 11 soggetti all’autorità giudiziaria. Inoltre nel settore degli illeciti contro la Pubblica amministrazione sono stati denunciati 51 soggetti, di cui 19 dipendenti infedeli per corruzione, concussione e peculato».

«A tal proposito - segnala il comandante provinciale - mi piace ricordare come in questo  ultimo anno siano state avviate iniziative protocollari con i principali centri di spesa pubblica presenti nel territorio - l’Università, le grandi aziende ospedaliere e la stessa Asp - al fine di comprendere quanto costa ogni singolo ente pubblico. Tali strutture sono state chiamate a individuare e valorizzare figure che devono fare i controlli interni. Abbiamo allestito una sorta di task force  che possa ricevere segnalazioni operative di carattere qualificato, attività di analisi su svariate fenomenologie, coinvolgimenti da parte di appartenenti alla Pubblica amministrazione. Una iniziativa che assume ancora più valore nel momento in cui il nostro Paese si prepara a ricevere i finanziamenti del Pnrr. Si possono individuare e stoppare i fenomeni perniciosi in tempo reale. E’ chiaro che non si tratta di semplici protocolli per questioni di immagine. Al momento opportuno tireremo le somme e procederemo con bilanci e verifiche».

Parlando del Pnrr non può non venire in mente la lotta alla criminalità organizzata ed economico-finanziaria.
«Il terzo obiettivo prefisso. Posso dire che l’attenzione è enorme. Come dimostrano gli accertamenti patrimoniali su 330 fra persone fisiche e strutture societarie, che hanno portato a sequestri in materia di antimafia per oltre 120 milioni, di cui 52 poi confiscati. E’ importante togliere linfa a questa gente».

«Detto questo - continua - il nostro obiettivo è quello di mettere a  sistema percorsi metodologici con l’autorità giudiziaria. Abbiamo sottoscritto dei protocolli anche con la Procura generale e la Procura distrettuale, con l’obiettivo di analizzare e riattualizzare  la posizione patrimoniale di soggetti interessati da sentenze di condanna passate in giudicato (quindi definitive) o, comunque, da provvedimenti emessi dal giudice dell’esecuzione.  In tal modo si potranno assicurare all’erario, anche nel caso in cui siano state compiute in precedenza azioni dirette all’occultamento degli asset patrimoniali da sequestrare, le disponibilità finanziarie di tali soggetti coinvolti in reati gravi contro la Pubblica amministrazione, l’associazione mafiosa, il traffico di droga e gli appalti.  E’ un impegno importante, tenuto conto che i numeri giudiziari catanesi sono tutt’altro che risibili. Potremo contare sul coinvolgimento dello Scico, il Servizio centrale d’investigazione sulla criminalità organizzata». 

Oggi, dopo un anno, può dirci che Catania ha trovato.
«Non posso dare indicazioni di carattere politico ma questa è una città che ha tanti elementi positivi. Le calamità che hanno colpito questo territorio hanno forgiato l'animo del catanese, di cui mi colpisce  il non abbattersi e il cercare di affrontare con la sua filosofia il momento che si sta vivendo. Che è un momento complesso, perché il Covid ha colpito duramente l’economia della città: tante aziende hanno chiuso e in pochissimi stanno provando a riconfigurare per ripartire». 

Quanto le fa rabbia vedere la città piena di bancarelle di abusivi?
«Dispiace. Ma la nostra attività di contrasto, con capacità di risalire a opifici e centrali di distribuzione, funziona».

Parliamo anche di “munnizza”?
«E’ doloroso vedere la città in queste condizioni. Sappiamo bene che la criminalità organizzata nel settore nutre interessi importanti ma tutte le forze dell’ordine sono al lavoro. Tenete presente che di recentissimo abbiamo individuato un centro di stoccaggio per la differenziata in cui quattromila tonnellate di rifiuti non erano conformi e non erano stati adeguatamente trattati. Noi, in questo come negli altri settori, anche in perfetta sinergia con i miei colleghi della Polizia di Stato e dell’Arma dei carabinieri, confortati dall’attenzione e dalla sensibilità del prefetto Librizzi, non stiamo a guardare».

Che città spera di lasciare quando andrà via?
«Io spero di avere dato e di poter continuare a dare risposte concrete al territorio, cercando di garantire condizioni di legalità ed equità a danno di soggetti che, in virtù delle attività illecite, possano avere extra gettiti in grado di inquinare l’economia del territorio, facendo così venire meno, indirettamente, la qualità dei servizi, facendo lievitare i costi, facendo proliferare il lavoro nero, riuscendo a essere più competitivi rispetto a chi cerca a fatica di rispettare le regole». 

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