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Catania

I misteri delle grotte dell'Etna, teatro di alcuni omicidi rimasti irrisolti

Di Gaetano Guidotto 

Il ritrovamento di uno scheletro umano all’interno di una grotta dell’Etna, in contrada Cassone in territorio di Zafferana etnea, e soprattutto la plausibile ipotesi che si tratti di un uomo morto anche più di 40 anni fa, riporta alla mente alcune pagine di cronaca del periodo.

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Non è la prima volta, infatti, che all’interno delle grotte dell’Etna vengono rinvenuti resti umani. La memoria dei nostri archivi ricorda che ci sono stati almeno altri 3 casi e fra questi, almeno per 2, si tratta di omicidio.

Iniziamo con il primo caso. L’anno è il 1972. Il territorio è quello di Randazzo vicino a monte Spagnolo dove si trova la “Grotta del Burrò”, famosa non solo perché a causa delle sue profonde ramificazioni simili ad un labirinto, nel 1969 un contadino rischiò di restarvi dentro, se non fosse stato per il pastore Nunzio Spartà di Randazzo, che nell’agosto del 1972, entrato per bere la fresca acqua che si raccoglieva all’ingresso della grotta, vide il cadavere di un uomo. Ai tempi non c’erano i telefonini e il pastore si è dovuto precipitare fino alla caserma dei carabinieri di Randazzo per raccontare quanto aveva visto. Così i militari dell’Arma, assieme al dott. Pagano, pretore del tempo, si arrampicarono fino alla grotta, constatando, come poi confermò l’autopsia, che uomo era stato ucciso da una fucilata alla gola. 

Le cronache del tempo e quelle dei anni successivi non ci rivelarono mai la sua identità. Si seppe soltanto che si trattava di un uomo forestiero, dalla carnagione chiara e dai capelli biondi, con le mani e le unghie ben curate. Sicuramente non fu ucciso per rapinarlo perché portava ancora con sé soldi ed effetti personali. Nel portafogli però nessuna traccia dei documenti. 

Episodio simile anche un anno dopo all’interno di una grotta di monte Frumento. Era una calda domenica di luglio del 1973 quando 4 escursionisti all’interno di una bocca vulcanica a quota 2.600 metri trovarono il cadavere di un uomo con a fianco una pistola, cui mancavano 2 proiettili. Gli accertamenti stabilirono che l’uomo morì prima dell’inverno e che il suo corpo rimase sepolto dalla neve per mesi. 

Gli investigatori non scartarono neanche in questo caso l’ipotesi che si trattasse di omicidio, appunto perché come si legge dalle cronache del tempo del nostro quotidiano che oltre a questo «sull'Etna sono state trovate le salme di altri due uomini uccisi». Tre ritrovamenti dunque, tutti nello stesso periodo, tutti un mistero. Chissà se ai tempi era consuetudine, in certi ambienti, uccidere e far sparire i cadaveri nelle sperdute grotte dell’Etna.
 

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