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Catania

Il catanese che voleva far arrivare dal Sud America 600 chili di cocaina: banda di narcos arrestata dalla Gdf di Napoli

Alberto Eros Amato, 45 anni, aveva anche ricevuto dai trafficanti un anticipo di oltre mezzo milione di euro ma qualcosa è andato storto..

Di Redazione

Ci sono 9 persone gravemente indiziate di fare parte di un’associazione per delinquere transnazionale finalizzata al traffico, detenzione e commercializzazione di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti tra gli 11 destinatari di altrettante misure cautelari emesse su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e notificate dalla Guardia di Finanza di Napoli e Salerno.

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I provvedimenti emessi dal gip di Napoli, notificati dai finanzieri tra le province di Pistoia, Pisa, Roma, Milano, Novara, Salerno e Varese, fanno seguito al provvedimento di fermo emesso lo scorso novembre a carico di otto indagati nei confronti dei quali era stato ritenuto sussistente il pericolo di fuga. Tutto trae origine dai sequestri eseguiti nel porto di Salerno dal GICO di Napoli, nel giugno del 2020, di oltre 17 tonnellate di stupefacenti fra hashish e anfetamine. Lo sviluppo delle indagini, affidate al G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Napoli e Salerno, ha consentito di individuare una associazione criminale di trafficanti, operante tra l’Albania e la Toscana, composta da cittadini italiani e albanesi, in grado di approvvigionarsi di ingenti quantitativi di cocaina e hashish provenienti rispettivamente dal Sudamerica e dal Nord Africa attraverso una fitta rete di contatti tenuti anche grazie a telefoni cellulari criptati.

 

Secondo quanto emerso dalle indagini, era composta da due gruppi, uno italiano e l’altro albanese, quest’ultimo con diramazioni in Toscana, la banda di narcotrafficanti sgominata dalla Guardia di Finanza di Napoli e Salerno. Il gruppo italiano era guidato da un siciliano, Alberto Eros Amato, 45 anni, della provincia di Catania, titolare occulto di una società svizzera di trasporto merci, la GPS spa Global Aviaton Supplier che su incarico degli albanesi curava l'importazione della droga in Italia con voli privati. Amato, grazie ai suoi fidati complici, ha cercato, senza riuscirci, di far approdare sul territorio nazionale due grossi carichi di stupefacenti, uno addirittura da 600 kg di cocaina proveniente dal Sud America e l’altro, di hashish, anche questo cospicuo, da Casablanca, attraverso contatti con un trafficante di droga che gli indagati, nelle intercettazioni, chiamavano «il colonnello».

Amato, per questo lavoro, aveva già ricevuto dagli albanesi 520mila euro di anticipo ma il suo arresto ha vanificato il progetto e spinto l’organizzazione a minacciare di morte la sua famiglia per farsi restituire i soldi.

La cocaina sarebbe dovuta arrivare in una ventina di valigie con un volo transcontinentale di undici ore e i bagagli, grazie alla collaborazione di un complice nello scalo di approdo, sarebbero dovuti passare indenni ai controlli.

Le comunicazioni tra i due gruppi avvenivano attraverso telefoni criptati: a curare quest’aspetto era Andrea Garofalo, 33 anni, anche lui destinatario di un provvedimento cautelare. Garofalo svolgeva la funzione di raccordo tra gli elementi di massimo spessore del gruppo albanese, di cui si conoscono soli i nomi in codice - Ronaldo, Zeus o Tony - e il gruppo capeggiato da Amato.

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