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Catania

Il presidente di Confidustria Catania: «La città è in ripresa. Boccata d'ossigeno da sblocco Zes»

Antonello Biriaco traccia un quadro su come la città etnea possa rialzarsi dopo la batosta del Covid

Di Redazione

Guardare oltre, decidere e scegliere. Invitato a indicare una priorità per lo sviluppo del territorio, il presidente di Confindustria Catania, Antonello Biriaco, non ha dubbi. E questo anche se dalle sue parole (e da precisi indicatori) l’analisi del quadro attuale può generare un certo ottimismo. Ma non ci culliamo, dice in sintesi il leader degli imprenditori etnei, «l’autunno e la fine dell’anno sono in agguato». 

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Insomma, presidente Biriaco, qual è la fotografia odierna? 
«Il recente report della Banca d’Italia mostra in Sicilia una ripresa dopo la violenta flessione dovuta al Covid. Basata su due elementi di certezza: il primo è legato al piano vaccinale, che permetterà di riprendere gradualmente le normali condizioni di lavoro e mobilità. Il secondo è il potenziale del Piano di ripresa e resilienza. La disponibilità di risorse non è mai stata così ampia, nemmeno ai tempi della cassa per il Mezzogiorno.  Per il Sud, sommando tutto, ci sono 231 miliardi!». 

E a Catania, in particolare, come va?
«Siamo stati abbastanza fortunati. Nel senso, che pure nei momenti più brutti della crisi pandemica, non abbiamo registrato complessivamente grandi contraccolpi per la presenza delle multinazionali che sono riuscite a tenere il passo, addirittura prevedendo anche importanti investimenti. Insomma, il manifatturiero in senso stretto è riuscito ad ammortizzare le conseguenze della crisi. Certo, il nostro motore produttivo, in questo momento, viaggia a due velocità. La pandemia, infatti ha determinato una crisi settoriale che ha coinvolto essenzialmente commercio, ristorazione, turismo e le filiere di riferimento. Ora Fontanarossa ha già ripreso oltre il 90% dei voli pre-Covid e questo ci fa ben sperare. I comparti come l’agroalimentare ora tornano a crescere grazie anche alla ripresa dell’export e ad un aumento dell’utilizzo del canale delle vendite on line. E anche l’edilizia recupera dopo l’introduzione del bonus 110%, dopo anni di forte contrazione».  

Insomma, segnali più che buoni, vista la situazione…
«La nostra forza è rappresentata proprio da un tessuto di imprese diversificato e da un buon dinamismo imprenditoriale. Nel territorio sono insediate circa 80mila imprese che occupano oltre 164mila addetti, di cui circa 18mila nelle attività manifatturiere. Catania, dunque, sotto l’aspetto industriale, rimane un territorio potenzialmente attrattivo dove le imprese hanno deciso di puntare ancora energie e risorse. Per questo dobbiamo combattere. E poi c’è un altro dato positivo».

Quale?
«Lo sblocco della Zes, che darà una boccata d’ossigeno a molte aziende grazie alle agevolazioni previste. Dal 1° aprile scorso, infatti, le imprese all’interno delle Zone economiche speciali possono fruire del credito d’imposta per gli investimenti previsto dalla legge di bilancio 2021. Ed è una cosa che aspettavamo da tempo».

Insomma, tutto bene.
«E no, andiamoci piano. Intanto l’autunno è in agguato e per evitare reflussi pandemici dobbiamo completare il piano vaccinale. Anche noi stiamo facendo la nostra parte. A giorni, d’accordo con Asp, Autorità di sistema e Interporto che ci ospiterà, apriremo un hub vaccinale destinato ai lavoratori della Zona industriale, un bacino potenziale di 15-20mila persone. E poi a fine d’anno scadranno una serie di facilitazioni per le imprese e anche i debiti sospesi andranno onorati. E si tornerà a parlare anche di plastic tax e sugar tax…».

E allora? 
«Allora è il momento di analizzare, concertare e decidere. La visione di uno sviluppo futuro deve essere centrata su alcuni fattori chiave capaci di dare all'economia respiro internazionale. Occorre avere il coraggio di guardare oltre, di fare scelte anche impopolari ma necessarie, che guardino ad un progetto di sviluppo da qui a 20 anni. Le imprese sono pronte ad investire facendo la propria parte. Ma le istituzioni devono garantire attrattività e competitività al territorio. Per questo condividiamo l'appello lanciato da tutte le forze sindacali sulla necessità di riavviare subito il tavolo di confronto tra amministrazione e parti sociali».

Quali sono, secondo lei, questi fattori chiave?
«Programmare uno sviluppo in chiave “green” capace di migliorare la qualità della vita, intanto. Ma anche condurre azioni di sistema per superare il divario digitale con ampi investimenti sulla banda larga. E pure azioni di tutela del territorio e di rigenerazione urbana. Non soltanto ai fini antisismici, ma anche per restituire valore e decoro alla città colpita da un degrado che si manifesta persino nelle aree più centrali, deprezzando il patrimonio nel suo complesso. Un recupero che farà bene alla filiera edile, ma anche - e non certo per ultimo - a quella turistica».  

E la Zona industriale?
«La riqualificazione e manutenzione delle aree industriali rimangono nodi essenziali per mantenere gli insediamenti produttivi esistenti e per attrarre nuovi investitori. Poter disporre di aree industriali efficienti, ben collegate, che offrano adeguati servizi alle imprese, sarà un aspetto determinante anche nei prossimi anni per poter tracciare in modo coerente il futuro della nostra area metropolitana. Ma c’è un altro nodo che ci sta a cuore, forse anche di più…».

Quale?
«La Sicilia è la regione con il più alto tasso di abbandono degli studi tra i 18 e i 25 anni. C’è anche un’emergenza emigrazione. In 10 anni l’Isola ha perso 50mila laureati under 35. Fermare questa emorragia di capitale umano è il primo obiettivo da porsi. Senza giovani non avremo presente né futuro. La parola d'ordine deve essere: investire sulla formazione, sull'università, sulla scuola, sul merito. Soprattutto occorre investire perché si attenui il divario fra offerta e richiesta. Non troviamo lavoratori non perché non ce ne siano, ma perché sono richieste professionalità particolari che il mercato non sa offrire». 
 

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