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Catania

L'ambasciatore britannico Jill Morris in Sicilia: «Non basta una vita per ammirare tutte le meraviglie di questa terra»

L'alto funzionario gallese è stata anche in visita al quotidiano La Sicilia

Di Leonardo Lodato

L’ammiraglio Horatio Nelson non vide mai la sua ducea di Bronte: si era ripromesso di andarci dopo la battaglia di Trafalgar, dove sconfisse la flotta francese alleata agli spagnoli, prima di essere ucciso e sepolto nella cattedrale di St.Paul, a Londra. Basterebbe questo episodio di storia vera per sigillare l'unione tra l'Italia, la nostra isola in particolare, e la Gran Bretagna. Ma in tempi di Brexit “spinta”, se qualcuno avesse ancora dubbi sulla comunione d'intenti tra le due Isole, parliamo of course di Gran Bretagna e Sicilia, ecco che nel giro di pochi giorni, l’ambasciatore Jill Morris, si ritrova per ben due volte ad atterrare a Fontanarossa. La prima per raggiungere Augusta e salire a bordo della portaerei battente Union Jack, HMS Queen Elizabeth. La seconda, per accogliere il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, impegnata nel G20. Due donne al servizio di Sua Maestà la Regina Elisabetta II. Ecco che, in un lampo, vengono spazzati via tutti i possibili (e gli impossibili) dubbi sul potere delle donne in un globo terrestre nel quale ancora si deve fare affidamento a quote rosa e scarpette rosse, per far entrare una volta per tutte, nella testa dei tontoloni, che non solo non c'è alcuna differenza tra gli esseri umani ma che, e non se ne dolga alcuno, le donne hanno spesso una marcia in più.

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Nel suo giro “Made in Sicily”, l'ambasciatore Jill Morris ha deciso di dedicare un po’ del suo tempo anche alla stampa, facendo tappa nella sede del nostro giornale. Un incontro gioviale, utile a rimembrare i solidi rapporti di amicizia tra la Corona inglese e la famiglia del nostro editore, ricordando quando, negli anni Ottanta, un giovane principe Carlo d'Inghilterra, con un’ancora “timidissima” Lady Diana (come ricordato da Mario Ciancio Sanfilippo), venne ospitato nella tenuta di contrada Cardinale.  E a proposito della monarchia britannica, dice Jill Morris: «L’anno prossimo festeggiamo i settant’anni del regno di Elisabetta II. La regina, per i suoi sudditi, è una presenza costante, una persona da sempre dedita al proprio servizio e al proprio dovere».

  Nel frattempo, Carlo si prepara ad essere incoronato re o abdicherà a favore del figlio William, come in tanti sono pronti a scommettere?
«Carlo sarà un meraviglioso re. Credo che William dovrà aspettare».

Ma per il momento pensiamo al regno di Elisabetta, una donna dal carattere forte, capace di tirare fuori la monarchia britannica dalle sabbie mobili di scandali a non finire...

«C'è un grande affetto anche qui in Italia nei confronti di Elisabetta II. Una cosa che non mi sarei mai aspettata prima di venire in Italia. Ho scoperto  un amore profondo nei confronti della famiglia reale. E dopo la scomparsa del principe Filippo ho ricevuto tante lettere di persone che volevano esternare il proprio dolore».

E scopriamo che la signora Morris, oltre a fare l’ambasciatrice - è da cinque anni in Italia e a gennaio il suo mandato scadrà - è un’appassionata d’arte a 360° e una... tifosa di calcio. Italia-Galles 1-0, una festa di sport. E di pubblico.
«Sono gallese, e in questo momento siamo molto contenti di come stiano andando le cose. Siamo riusciti a raggiungere gli ottavi. Ma a parte questo, è stata davvero una bella sensazione tornare allo stadio dopo due anni. C’erano soltanto sedicimila spettatori, ma dopo un lungo periodo di stadi vuoti è stato davvero emozionante».

Ecco, il calcio, un’altra di quelle flat-falled seamin, cuciture doppie, che legano la Sicilia e il Regno Unito. Il pensiero va all'Anglo-Palermitan Athletic and Foot-Ball Club fondato da Joseph Isaac Spadafora Whitaker. Una grande epopea, non solo calcistica ma anche imprenditoriale, con la spinta illuminata della famiglia Florio, quella del tonno e del Marsala, liquore importato proprio dall’Inghilterra da un certo John Woodhouse.

Ma quanto influiscono ancora oggi, alla luce della Brexit, i rapporti commerciali tra Uk e Italia? 
«Il nostro obiettivo è quello di trovare imprenditori che si occupano di settori in crescita come le nuove tecnologie, il digitale, l’economia sostenibile, il turismo, che hanno voglia di affacciarsi sul nostro mercato che, poi, significa espandersi a livello internazionale».

E quali stimoli offrite?
«Esiste una rete di supporto nata proprio per aiutare le imprese a definire gli interessi e scoprire tutte le opportunità. Con il nostro console generale a Milano, che si occupa dei rapporti commerciali, abbiamo lanciato lo scorso anno una campagna di informazione e di comunicazione. Abbiamo creato un sistema in grado di aiutare gli investitori che hanno un'idea generale, a identificare le reali opportunità di sviluppo del proprio business».

Uno dei prodotti siciliani più apprezzati, in tutto il mondo, è il vino siciliano. Pensa che ci siano dei margini perché i nostri prodotti possano conquistare il Regno Unito?
«Non ci discostiamo più di tanto dagli altri Paesi. Anche da noi c'è un mercato sempre più raffinato che cerca la qualità. Il prosecco ha aperto le porte e adesso la conoscenza dei vini italiani è cresciuta tantissimo. E poi, c’è un ottimo Etna Bianco, un vino che ho scoperto io, che rappresenta ormai il vino “ufficiale” dei pasti nella residenza Britannica a Roma».

Mettiamo ancora il dito nella piaga e torniamo a parlare di Brexit. Quanto influisce sulla presenza degli italiani nel Regno Unito?
«Londra conta  500mila italiani che si sono registrati prima della Brexit per ottenere la residenza permanente. Ci aspettavamo 300mila registrazioni, non pensavamo di arrivare a certe cifre. Quattro anni fa la nostra Ambasciata ha lanciato un sondaggio chiedendo quale fosse la percezione del Regno Unito da parte degli italiani. Sono arrivata in Italia un mese dopo il referendum, è andata così ma credo che in fin dei conti i rapporti tra i nostri due Paesi siano sempre ottimi».

E’ contenta di come siano andate le cose?
«Sinceramente non era nelle nostre intenzioni uscire dall’Ue. Un’unione europea forte, che ha successo politicamente ed economicamente, è nei nostri interessi». 

Un voto che è stato “orientato” dalle periferie del Paese?
«Il voto era concentrato soprattutto nelle zone post industriali al Nord. Ma è stata una decisione democratica e quindi va rispettata».

La signora Jill Morris è a Catania per il G20. Con quale programma?
Oggi (ieri per chi legge, ndr) sono stata dal sindaco. Ho accolto la nostra ministra che è qui proprio per il G20. Sono stata prima a Palermo e, ora, a Catania dove c'è il nostro console onorario, Richard Brown. Dieci giorni fa eravamo sulla portaerei HMS Queen Elizabeth ad Augusta. E ovunque ho trovato un'accoglienza magnifica». 

Tornerà in Sicilia?
«Spero di sì, anche se a gennaio andrò via dall’Italia (destinazione ancora sconosciuta, ndr). Uno dei più bei ricordi risale a 2 anni fa, in occasione della festa di  Sant’Agata. Incredibile, non esiste al mondo una festa del genere. Una delle cose che mi ha colpito è il fatto che i giovani sono molto coinvolti, c’è una forte vocazione alla valorizzazione delle tradizioni. E dopo cinque anni in Italia mi sono resa conto che ci vuole più di una vita per scoprire il Bel Paese».

Lasciamo l’ambasciatore. Ma non prima di un’ultima domanda.
Finale degli Europei a Londra (o a Roma) tra Galles e Italia?
Alza gli occhi al cielo e sussurra: «Magari, chssà!». 

Foto di Orietta Scardino

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