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Catania

Lo straccio intriso di candeggina nella bocca di Chiara che incastra Emanuele

Impellizzeri il catanese accusato di avere ucciso la vicina di casa ha detto di averla spinta. Ma il pezzo di stoffa imbevuto contraddice questa ricostruzione

Di Redazione

Un agguato a sfondo sessuale, prendendo di sorpresa la vittima sola in casa. Si fa sempre più nitido, a distanza di 48 ore, il quadro dell’assassinio di Chiara Ugolini, la 27enne veronese che abitava con il fidanzato in un appartamento a Calmasino, sul Lago di Garda, i cui sogni di vita - le nozze, il viaggio alle Maldive - sono stati spezzati per mano di Emanuele Impellizzari, un 38enne pregiudicato, suo vicino di casa. 
 

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La causa della morte della ragazza verrà chiarita dall’autopsia, in programma domani, ma perde intanto di consistenza l’idea che sia stata una violenta caduta a terra, dopo una spinta del killer, a provocarne il decesso. Conficcato in bocca - si è appreso oggi - Chiara aveva uno straccio imbevuto di candeggina, o di un’altra sostanzia corrosiva simile, che potrebbe aver causato una emorragia agli organi interni. Questo spiegherebbe perchè Chiara presentava un’unica fuoriuscita di sangue dalla bocca, e nessun altro segno di contusione al corpo o alla testa. 

 

 

Sarebbero così tutte da verificare le dichiarazioni rese nei momento del fermo da Impellizzari, su quei momenti terribili di domenica sera: lui che racconta «di aver avuto un raptus" quando, dopo essersi arrampicato da una finestra sul terrazzino di Chiara, ha visto la giovane che si stava cambiando i vestiti, e di averle dato «solo una spinta» quando lei ha reagito vedendoselo d’improvviso davanti. 
 L’utilizzo dello straccio imbevuto di candeggina farebbe pensare ad un piano, un’aggressione nei confronti della ragazza, per una violenza a sfondo sessuale. E poi, confermano gli investigatori, ci sono i graffi sul volto e sul collo dell’indagato, notati subito quando la Polstrada domenica l’ha sorpreso sulla A1 nei pressi di Firenze, in sella a una moto. "Stavo cercando di sparire» avrebbe detto l’uomo. I segni in faccia dimostrerebbero che Chiara ha ingaggiato una colluttazione con il suo aguzzino, prima di venire sopraffatta. Fonti investigative riferiscono che la giovane non ha subito violenza. 
 Ora ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Verona, guidati dal ten. col. Stefano Mazzanti, mancano gli esiti dell’esame autoptico per ricostruire nei dettagli l’omicidio. Emergerebbe però che la 27enne non è stata colpita con corpi contundenti, o altri oggetti che ne abbiano causato la morte. L'autopsia, disposta dal pm Eugenia Bertini, è prevista domani all’istituto di medicina legale del Policlinico di Verona, affidata alla dottoressa Giovanna Del Balzo. L’interrogatorio di garanzia di Pellizzeri, accusato di omicidio volontario aggravato, dovrebbe anch’esso svolgersi domani, nel carcere fiorentino di Sollicciano, dove l’uomo è rinchiuso. 
 Il 38enne di origini siciliane lavorava in una carrozzeria di Calmasino e stava scontando con l’affidamento in prova ai servizi sociali una condanna per due rapine risalenti al 2006. 
 Una vita, la sua costellata di precedenti penali ma anche di un legame che aveva portato alla nascita di una bambina, 7 anni fa. Ma dopo la scoperta del delitto la compagna ha fatto sapere di avere troncato immediatamente la relazione. 

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