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Catania

Mafia, processo Lombardo: la difesa chiede l'assoluzione dell'ex governatore

L'accusa aveva chiesto la condanna a 7 anni e 4 mesi. Il procedimento è stato aggiornato al prossimo 21 dicembre

Di Redazione

Assolvere Raffaele Lombardo «perché il fatto non sussiste». E’ la richiesta alla Corte d’appello di Catania ribadita dall’avvocato Maria Licata a conclusione della sua replica come difensore dell’ex presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, a processo per concorso esterno all’associazione e corruzione elettorale. Il procedimento è stato aggiornato al prossimo 21 dicembre con le repliche dell’altro penalista che assiste l’ex governatore e leader del Mpa, il professore Vincenzo Maiello.

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A conclusione dell’udienza i giudici si ritireranno in camera di consiglio per la sentenza. L'accusa, rappresentata in aula, dai Pm Sabrina Gambino e Agata Santonocito, il 2 febbraio scorso ha chiesto la condanna dell’imputato a sette anni e quattro mesi di reclusione. La pena iniziale era di 11 anni, ma è stata ridotta per il rito alternativo dell’abbreviato con cui si celebra il procedimento.

Il nuovo processo è iniziato dopo oltre cinque anni di udienze e due sentenze, dall’esito differente, e le lunghe indagini dei carabinieri del Ros sui rapporti tra politica, imprenditori, 'colletti bianchì e Cosa nostra. La Seconda sezione penale della Cassazione, tre anni fa, ha annullato con rinvio la sentenza emessa il 31 marzo 2017 dalla Corte d’appello di Catania che aveva assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa l’ex governatore e lo aveva condannato a due anni (pena sospesa) per corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso, ma senza intimidazione e violenza.

Una sentenza, quella di secondo grado, che a sua volta aveva riformato quella emessa il 19 febbraio 2014, col rito abbreviato, dal Gup Marina Rizza che lo aveva condannato a sei anni e otto mesi per concorso esterno all’associazione mafiosa. 

Oggi nel corso di dichiarazioni spontanee rese in aula, Raffaele Lombardo ha detto di non aver «mai chiesto il voto» ai boss. «E non lo dico io - ha aggiunto - , ma lo dicono loro. Ed è tutto agli atti del processo». «Senza tema di smentita - ha affermato ancora - dico che non c'è mai stato un patto, non c'è mai stato un voto, non c'è mai stata nessuna contropartita" con Cosa nostra».


 

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