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Catania

Monsignor Renna: "Vengo da pellegrino e mi sento già catanese"

Ieri, con un rito lungo e solenne, il nuovo arcivescovo ha preso possesso dell’Arcidiocesi

Di Rossella Jannello

Un rito lungo e solenne, carico di simboli e di significati, quello con il quale il nuovo arcivescovo  Luigi Renna ha preso possesso dell’Arcidiocesi catanese.
Preceduta da un triduo di preparazione, la Cattedrale si è ieri aperta e ornata a festa per accogliere il suo Pastore. Ad aspettare il presule, giunto in processione, i vescovi di Sicilia, le autorità civili e militari, presbiteri, diaconi, religiose e religiosi, seminaristi, ma anche una folta rappresentanza della terra di Puglia luogo natio e di azione pastorale di mons. Renna.

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A lui il saluto commosso del suo predecessore, mons. Salvatore Gristina, che gli ha consegnato solennemente il Pastorale aggiungendo: «Con noi ti accoglie Agata che da oggi diviene tua speciale protettrice. Da questo momento sei il Pastore della Chiesa di Catania».
Numerosi gli applausi che hanno scandito questa prima parte del rito, che ha avuto un intenso momento con la lunga omelia.


«Mi inserisco, in qualità di pastore - ha detto mons. Renna - nel cammino di Chiesa che è iniziato tanti secoli fa in questo splendido lembo di Sicilia che guarda ad Oriente. Vi chiedo di avere nei miei confronti sentimenti gentili e ospitali. Ho trovato già questa calorosa accoglienza nel cuore del fratello arcivescovo Salvatore Gristina, che mi ha aperto non solo le porte della dimora dei pastori catanesi, ma il suo stesso cuore: a lui vada il mio e vostro grazie». 

 


Dopo il saluto ai vescovi delle Chiese di Sicilia, ha ricordato la visita mattutina al carcere di Bicocca. «Volevo che tra le prime persone ad accogliermi - ha spiegato - ci fossero quelli che hanno bisogno di considerazione e cura, gli ultimi,  a cui non vorrei che il volto della Chiesa catanese rimanesse estraneo. Il Signore ci chiede di non lasciare indietro nessuno.
«Vengo come pellegrino dalla Puglia - ha poi enumerato -: da Minervino Murge, il mio paese natale, dove i miei genitori e la mia famiglia mi hanno donato la vita, l’amore che rende sicuri nell’affrontare il futuro, e tutto ciò che segna in maniera indelebile l’esistenza di un uomo; da Andria, città della mia prima formazione al presbiterato e del mio ministero per circa vent’anni; da Molfetta, con il suo seminario regionale e la facoltà teologica, che mi hanno fatto respirare la preziosità della formazione; infine da Cerignola-Ascoli Satriano, la Diocesi che continuo ad amare perché in essa ho imparato a servire la Chiesa da pastore». Una dichiarazione d’affetto per la propria terra natale fatta alla presenza, tra gli altri, dei suoi familiari, dei vescovi di Bari-Bitonto, Lecce, Conversano-Monopoli, Teano-Calvi ed Avezzano, dei sindaci di alcuni Comuni pugliesi. 

 


«Vengo a Catania da pellegrino - ha ripreso - e mi sento già cittadino; da oggi sono catanese come voi. Ma rimarrò in qualche modo sempre straniero perché ogni patria è straniera perché è sempre piccola cosa rispetto al Regno di Dio. Per questo motivo per noi credenti non dovrebbero esistere il campanilismo, la discriminazione, il disprezzo per le altre culture, perché siamo cittadini del Regno di Dio, ospitali verso ogni uomo e ogni donna che abita la Terra. Il Signore ci ha chiamati ad essere cittadini di una regione, la Sicilia, che è vocata particolarmente ad essere ospitale, soprattutto per chi è disperato e bussa alle porte della nostra Europa: noi siamo cristiani e ci sentiremo sempre a disagio quando uno straniero viene respinto o muore! Sarò catanese, facendomi carico insieme a voi del bene di questa terra e di chiunque in essa cercherà pace e sicurezza. 

 


«Vengo a voi da fratello. È il Vangelo di Gesù Cristo che esige che io venga a voi come fratello e, con voi, consideri tali tutti gli uomini. La fraternità è lo stile di vita del cristiano e da essa si irradia la sua autentica bellezza, fatta di carità, di amicizia sociale, di misericordia, che spezza ogni catena di violenza. Questa virtù ha reso e renderà sempre più questa nostra Sicilia terra di testimonianza cristiana, come ai tempi di Agata». 


In questo senso ha ricordato le parole della vedova Schifani e il sacrificio col sorriso carico di mitezza di don Pino Puglisi. Citando Leonardo Sciascia, ne “Il giorno della civetta”, ha stigmatizzato poi «l’incongruenza di un cristianesimo mediocre e di facciata. Non si può stare nella Chiesa come si vuole, con la mediocrità e il compromesso, magari con l’odio e la vendetta, o con il carrierismo e la mondanità spirituale che vuole occupare tutti gli spazi. Non si può stare nella Chiesa a modo proprio, senza farle del male e renderla poco credibile. Vengo a voi, perciò, come fratello che vuole, non senza di voi, diffondere una cultura della misericordia e dell’amicizia sociale, del servizio e della prossimità, dell’adesione al Credo e della credibilità. 


«Vengo a voi da vescovo - ha detto infine - ma pur sempre con il passo del pellegrino e con lo stile del fratello. Il giorno della consacrazione, al vescovo vengono consegnate le insegne episcopali: l’anello, la mitria, il pastorale. Ma tutto parte dal dono dello Spirito Santo e dalla consegna del Vangelo. Dall’annuncio del Vangelo e dal suo ascolto nasce la fede, prende forma la carità, e alla sua luce si intravede la speranza. 


«Sono contento di essere vostro pastore in un tempo magnifico, quello del cammino sinodale, che sarà una nuova primavera conciliare, se lo vivremo appieno. Continueremo a viverlo nella conversione dell’ascolto reciproco, nel narrarci come sentiamo la nostra appartenenza ecclesiale e la nostra missione, come vediamo il nostro futuro di Chiesa». Un compito al quale sono chiamati, ha chiarito, i laici «per riscoprire la loro corresponsabilità e la loro missione nel mondo; i presbiteri e le religiose e i religiosi. 


«Il compito dell’annuncio del Vangelo può incontrare battute di arresto e difficoltà – ha ammonito – ma anche in tempi bui, come questi segnati dalla crisi della pandemia, il Vangelo ci illumina. È così che sogno il mio cammino con voi, da vescovo: caratterizzato dall’annuncio evangelico - ha concluso - con tutta franchezza e senza impedimento».

(Foto di Orietta Scardino)

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