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Catania

Nasce una "Caffetteria sociale" nel vecchio San Berillo

"Trame Cafè" è una sorta di portierato sociale dove si va non solo per un caffè ma anche per studiare incontrare altre persone, lavorare e organizzare riunioni

Di Pinella Leocata

Un bar nel cuore del vecchio San Berillo, in via delle Finanze 35, negli spazi di palazzo De Gaetani. A gestire questo “Trame Cafè - Caffetteria sociale” è l’associazione Trame di Quartiere che lo ha ideato e realizzato nell’ambito del progetto “Sottosopra - Abitare collaborativo” sostenuto dalla Fondazione con il Sud. Oltre ad alcuni alloggi sociali per persone con disagio abitativo e a una foresteria realizzati al primo piano di palazzo De Gaetani, l’associazione ha trasformato in caffetteria uno spazio a piano terra arredato dagli architetti Marco Terranova ed Emanuele Saluzzo, gli stessi che hanno progettato e realizzato gli arredi urbani dell’attigua via Carro a disposizione degli abitanti e dei fruitori del quartiere.

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L’idea è nata dalla presa d’atto di un’esigenza. Quando è stata costituita l’associazione, nel 2015, uno dei soci, Francesco Grasso, chiamato Franchina, aveva portato in sede una macchinetta per il caffè di cui usufruivano i volontari e man mano anche le prostitute e i trans che lavorano nel quartiere e i ragazzi immigrati che vi trovano ricovero. Chi andava a prendere un caffè chiedeva anche di potere caricare il cellulare, di andare in bagno, di lavarsi, di poter lasciare in custodia lo zaino e tante altre informazioni su cosa fare per trovare un lavoro, avere assistenza legale e sanitaria. Tutte attività che adesso, con la caffetteria sociale, sono state strutturate. 

 

 

A “Trame cafè” - aperto da lunedì a venerdì dalle 8,30 alle 20 e il sabato dalle 10 alle 22 - infatti, non si va soltanto per fare colazione e pranzo, per uno spuntino o un aperitivo, per gustare torte e bevande, anche quelle tipiche senegalesi, grazie a Fatima che serve al banco il pomeriggio, mentre la mattina ad accogliere chi arriva è Franchina (foto in alto) che, all’occorrenza, s’improvvisa anche infermiera per piccole medicazioni. Alla “Caffetteria sociale”, che è una sorta di portierato sociale del quartiere, si va anche per incontrare altre persone, per studiare, lavorare al computer, fare co-working, per leggere un libro, per organizzare una riunione e per tutta una serie di sostegni che dovrebbero dare i servizi sociali.

 

 

Qui funzionano vari sportelli: uno di orientamento al lavoro, gestito dalla Chiesa Valdese, mercoledì dalle 15,30 alle 18,30; lo sportello casa, gestito dal Sunia, aperto il giovedì dalle 10 alle 12; lo sportello ascolto, gestito da Lhive-diritti e prevenzione (ex Lila, per la lotta all’Aids), attivo il giovedì e il venerdì dalle 11 alle 13; lo sportello anti-tratta, gestito dall’associazione Penelope, in funzione il venerdì dalle 15 alle 19; e lo sportello Sottosopra, gestito da Trame di Quartiere, aperto il martedì dalle 15 alle 19 per indirizzare ai vari servizi e per aiutare nelle pratiche per ottenere i documenti, per guidare all’assistenza sanitaria e legale. 

Non solo. In questo periodo di pandemia Franchina si è assunta l’onere di fare vaccinare le prostitute che lavorano nel quartiere e i ragazzi immigrati che vi abitano. E per chi è senza documenti è un problema. Franchina li accompagna prima in via Sardo per ottenere la tessera Stp, una sorta di assistenza sanitaria per stranieri temporaneamente residenti, indispensabile per potere fare il vaccino, e poi all’hub di via San Giuseppe La Rena per l’iniezione. «Ma la cosa grave - denuncia Franchina - è che, comunque, anche se hanno fatto le vaccinazioni, alle persone che non hanno documenti non viene dato il green pass. E questo vuol dire che questi ragazzi non possono prendere l’autobus e neppure andare a lavorare. E’ un fatto gravissimo cui bisognerebbe dare risposta. E sarebbe opportuno che ci fosse un presidio nel quartiere e che qualche associazione mi aiutasse ad accompagnare questi ragazzi a fare i vaccini». Uno dei tanti problemi con cui i gestori dell’associazione e della caffetteria sociale si trovano a fare i conti.

«Questa caffetteria - racconta Roberto Ferlito di Trame di Quartiere -è diventato un luogo di interscambio di informazioni, un posto dove si annullano le tensioni e i conflitti dell’esterno e si può tirare un respiro di sollievo. Le prostitute e i trans sono felici di potervi fare colazione e pranzo e, qualche volta, ci portano anche i loro clienti, orgogliosi che nel quartiere ci sia un posto del genere. Noi abbiamo fatto la scelta di non mettere i tavolini fuori, in via Carro, dove sarebbe stato “naturale”, con grande vantaggio economico. Abbiamo preferito lasciare la strada alla libera fruizione delle persone. Ad aprile, poi, metteremo dei tavolini nella corte interna del palazzo. E questo significa che invece di privatizzare uno spazio pubblico apriremo al pubblico uno spazio privato. Ed è lo stesso motivo per cui abbiamo scelto di non aprire la sera, per evitare un enorme afflusso di persone con quel che questo comporta in termini di trasformazione di un quartiere in senso negativo».

A “Trame cafè” - ora promosso da un video su Facebook realizzato dai ragazzi di “Itinerari erranti” - vige anche la formula del “caffè sospeso”, un gesto solidale che si può trasformare in un panino, per chi ne ha bisogno. E c’è chi ogni giorno provvede al caffè per un altro che non può permetterselo. «Chiunque consuma qui o anche soltanto viene qui - conclude Roberto Ferlito - contribuisce al processo di rigenerazione urbana di questo quartiere perché un luogo si rigenera soltanto se ci sono persone che lo vivono».

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