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Catania

Pfizer Catania: confermati i 130 esuberi, via allo sciopero di 24 ore

Dall 22 di ieri è scattata l'astensione dal lavoro. Per i sindacati le risposte dell'azienda sono insufficienti 

Di Redazione

E’ cominciato alle 22 di ieri lo sciopero di 24 ore dei lavoratori della Pfizer dello stabilimento di Catania contro la mobilità dichiarata dalla multinazionale del farmaco per 130 dipendenti del sito etneo.

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La protesta, indetta da tutte le organizzazioni sindacali anche per chiedere un piano industriale di sviluppo che garantisca anche l’occupazione, si svolge in modo ordinato davanti ai cancelli della struttura, nella zona industriale di Catania. Fino ad ora hanno avuto esito negativo gli incontri che sulla vertenza si sono tenuti in prefettura e nella sede di Confindustria etnea tra vertici della Pfizer, rappresentanze dei lavoratori, l’assessore regionale al Lavoro, Antonio Scavone e il prefetto Maria Carmela Librizzi. I sindacati hanno ritenuto insufficienti le risposte fornite dall’azienda.
 

L'ARCIVESCOVO Ai lavoratori è giunto il messaggio dell'arcivescovo di Catania Luigi Renna: «Negli ultimi mesi il nome “Pfizer” è stato associato alla speranza, quella di uscire dal tunnel della pandemia grazie al vaccino che ha messo in sicurezza la vita di milioni di persone. Non vorremmo mai che d’ora in poi a Catania questo nome fosse associato alla “perdita di speranza” che porterebbe circa un centinaio di famiglie al licenziamento o al trasferimento, privando ancora una volta la Città di opportunità lavorative. Quando si chiude un’azienda, si ha una triste ricaduta su tutto il territorio: i giovani sono costretti ancora ad emigrare, le famiglie stentano a formarsi, cresce la denatalità, si dà spazio alla precarietà, si creano le condizioni di disoccupazione che portano le persone più fragili a finire nelle trame della criminalità organizzata. Sentiamo - ha aggiunto - perciò di ribadire quanto affermava papa Francesco nella Evangelii gaudium: “Non possiamo più confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del mercato. La crescita in equità esige qualcosa di più della crescita economica, benché la presupponga, richiede decisioni, programmi, meccanismi e processi specificamente orientati a una migliore distribuzione delle entrate, alla creazione di opportunità di lavoro, a una promozione integrale dei poveri che superi il mero assistenzialismo. (…) l’economia non può più ricorrere a rimedi che sono un nuovo veleno, come quando si pretende di aumentare la redditività riducendo il mercato del lavoro e creando in tal modo nuovi esclusi.” (n. 204) Prevalga non la mano invisibile del mercato, ma l’intelligenza imprenditoriale che coniuga “capitale umano” e capitale economico! Come Chiesa siamo solidali con i lavoratori della Pfizer di Catania e ci appelliamo ai Responsabili dell’azienda affinché trovino soluzioni che non privino un’altra Città del Sud di quella opportunità che ha permesso a tante famiglie di vivere dignitosamente e di contribuire allo sviluppo del territorio. Non rendete Catania più povera! Siamo fiduciosi che, con l’aiuto delle Istituzioni politiche e dei Sindacati, si trovino vie d’uscita che scongiurino definitivamente la chiusura del prestigioso stabilimento etneo. Affidiamo al Signore e all’intercessione di san Giuseppe, patrono dei lavoratori, questa nobile causa che tutela la dignità del lavoro, la serenità di tante famiglie, il futuro della Città».

I SINDACATI. «Quello che sta accadendo alla Pfizer di Catania è inaccettabile: non possiamo prendere neanche in considerazione la possibilità che siano licenziate 230 persone e che 230 famiglie vengano messe sul lastrico». È quanto afferma il segretario generale della Uil PierPaolo Bombardieri d’intesa con le Segretarie di Catania e della Sicilia, Enza Meli e Luisella Lionti, nel giorno in cui i lavoratori di quello stabilimento scioperano per chiedere il mantenimento dei livelli occupazionali del sito etneo. 
 «In questi mesi - prosegue il leader della Uil - grazie al vaccino Pfizer ha conseguito utili eccezionali: ebbene, parte di quelle risorse deve essere reinvestita in questo territorio». "La Uil - conclude Bombardieri- chiede alla Regione Siciliana di attivare un tavolo al più presto e al Governo di intervenire con serie politiche industriali, costringendo le aziende che hanno avuto utili in questo Paese a salvaguardare l’occupazione». 

MUSUMECI:  «Sin dall’inizio della vertenza Pfizer, cioè dal momento in cui l’azienda ha manifestato l'ipotesi di una mobilità riguardante 130 dipendenti, la Regione, con l’assessore al Lavoro Scavone, è stata al fianco dei lavoratori. Oggi pomeriggio, mentre è in corso lo sciopero davanti allo stabilimento della multinazionale, ho voluto personalmente testimoniare vicinanza al personale e assicurare che il governo regionale aprirà la prossima settimana un Tavolo di confronto con l’azienda. Si rende ormai necessario conoscere le strategie di potenziamento della produttività dello stabilimento di Catania. Rinnoviamo, intanto, l’appello al Governo nazionale affinché, all’eventuale riapertura del tavolo di crisi - sospeso temporaneamente solo per consentire all’Azienda di presentare nuove proposte - supporti la nostra azione con iniziative concrete di garanzia degli attuali livelli occupazionali». 
 

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