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Catania

Pogliese: «La città è con me e sono pronto a ricandidarmi per il bis»

Il sindaco di Catania ultimo in Italia. «Ho un’altra percezione perché giro i quartieri. Comune salvo dal disastro, lavoro 18 ore al giorno»

Di Redazione

Salvo Pogliese, come ci si sente a essere il sindaco all’ultimo posto nella classifica nazionale?
«Ho un precedente che, pur rispettando il lavoro dell’istituto demoscopico e il prestigio della testata che ha commissionato il sondaggio, mi fa stare tranquillo e mi fa leggere questo risultato con serenità e distacco. Circa due mesi e un mese e mezzo prima delle ultime elezioni furono diffusi due sondaggi di “autorevoli” fonti, secondo i quali io ero rispettivamente all’11 e al 17 per cento. Ebbene, poi fui eletto sindaco col 52 per cento dei consensi...».
 

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Ma non può essere un campanello d’allarme? A tre anni da quella vittoria, forse s’è rotto il giocattolo.
 «Assolutamente no. E la mia sarebbe una risposta presuntuosa se io non stessi in mezzo alla gente, ai catanesi tutti, dai quartieri popolari ai salotti della borghesia. Ogni giorno mi spendo con lealtà e fermezza per fronteggiare le tante emergenze di una grande città del Sud, stando in mezzo alla gente che mi gratifica con apprezzamenti pubblici e privati e innumerevoli attestati di stima. Guardi, le mostro uno dei tanti messaggi ricevuti, sono tutti dello stesso tenore...».
(Sul display del cellulare leggiamo un sms in cui il mittente scrive: «Caro Salvo, ma dove l’hanno fatto il sondaggio? Su Marte o sulla Luna? Futtatinni, vai avanti, non ti fermare»)
 

D’accordo. Ma che fa, mette in dubbio il sondaggio?
«Se non si trattasse di un autorevole istituto di sondaggi, verrebbe da pensare che hanno confuso città o addirittura sbagliato pianeta. Mi limito a osservare che i sistemi di valutazione adoperati, sicuramente non colgono il valore di un impegno totalizzante come quello di un sindaco che ha rinunciato a facili demagogie, assumendosi l'onere di affrontare e risolvere problemi da trent'anni sul tappeto».
 

Quanto pesa, soprattutto in termini di consenso dei cittadini, amministrare una città in dissesto?
«Crea dei problemi aggiuntivi a quelli che qualsiasi amministratore di una grande città trova ogni giorno. Ma non voglio trovare scuse, né alibi. Dico solo che, quando nel 2018 ho lasciato la comoda e ben retribuita poltrona di eurodeputato, sapevo bene quello che mi aspettava. Tutti, anche da altri fronti politici, hanno riconosciuto il mio come un atto d'amore verso la città in cui sono nato e cresciuto Ho ereditato Catania sull’orlo del baratro, con un buco di bilancio che non ho certo creato io, e con la mia giunta e a tutta la maggioranza consiliare mi sono rimboccato le maniche per salvarla dal disastro, prima ancora che dagli effetti del dissesto. Eppure non ho mai puntato il dito verso un passato che ha lasciato strascichi pesantissimi. E, se permette, mi fa soltanto sorridere, con una certa punta di amarezza, che a gongolare per il sondaggio ci sia anche chi è il principale protagonista del crac di bilancio».
 

Magari Catania, al di là delle responsabilità, è entrata dentro un tunnel dal quale non è uscita. E lei ne paga, cash, le conseguenze politiche. .
«Sono consapevole che gestire un Comune in queste condizioni non è facile, ma noi ci stiamo inventando di tutto e di più per dare respiro alla città senza incidere di un centesimo sui conti del Comune, dalla ricerca di fondi regionali, nazionali ed europei all’attivazione di percorsi innovativi con i privati. Ripeto: stiamo facendo di tutto per non pesare sui cittadini e per garantire la qualità dei servizi. La città, nonostante il Covid, è ripartita».
 

C’è anche la sua vicenda giudiziaria: la condanna per peculato ha fatto scattare la sospensione ai sensi della legge Severino. Catania è stata quattro mesi senza il sindaco eletto, poi reintegrato. Pure questo avrà pesato.
«Guardi, non c’è bisogno di trovare le cause per una situazione che non esiste. Io ho una percezione molto diversa da quella del sondaggio, ed è la stessa di moltissimi catanesi. Se io fossi chiuso dentro Palazzo degli Elefanti e non avessi modo di girare le strade e i quartieri della mia città, potrei nutrire qualche dubbio. Ma conosco bene Catania e i catanesi. Io lavoro 18 ore al giorno con il massimo impegno, più di così è umanamente impossibile».
 

Il sondaggio non inciderà sulla sua voglia o possibilità di ricandidarsi?
«Nella maniera più assoluta. Io amo la mia città, sto lavorando con passione producendo risultati in un contesto difficilissimo. Le scelte sul 2023 le assumerò a tempo debito, assieme alla mia squadre e a tutta la coalizione. Come tutti sanno fu un trionfo, con la vittoria al primo turno e oltre il 52% dei voti a mio favore. Il resto, compresi sondaggi buoni o cattivi che siano, non mi interessano. I veri numeri sono sempre quelli delle urne».
Twitter: @MarioBarresi
 

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