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Catania

Porto di Catania all'anno zero, ma (forse) arriva la svolta

È il quadrilatero sotto il Molo di Levante che potrebbe diventare una vera e propria Marina per i diportisti, lì oggi lo spazio non viene sfruttato in modo razionale, come accade ad esempio alla Cala di Palermo. Perché?

Di Maria Elena Quaiotti

Quando Catania diventerà da “città di mare” a “città sul mare”? Il concetto lo abbiamo “rubato” all'ex segretario generale dell'Autorità portuale di Catania, Roberto Nanfitò, che con malcelata nostalgia ha ricordato «la prima Fiera nautica tenuta nel porto etneo nel 1996, seguita dalla nascita del Salone “Nauta” e il Giro d'Italia a vela organizzato dallo skipper Cino Ricci, che per l'occasione vide esaltato il Molo di Levante con la realizzazione di un villaggio in tensostruttura proprio davanti a dove erano ormeggiate le barche da regata». Discorsi che sembrano andare indietro di anni luce.

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Le barche da regata erano state ormeggiate nella parte finale dei quasi due chilometri del Molo di Levante, ormai ridotti a una triste colata di cemento senza arte né parte con panchine disastrate e l'asfalto scarificato. E proprio lì, appena prima, oggi è quasi perennemente ormeggiata la nave Diciotti da cui vengono periodicamente fatti sbarcare i migranti dalle “navi quarantena”, che non hanno mai smesso di operare nel Mediterraneo. E dire che sempre lì, non da oggi, era stata proposta all'autorità portuale, diventata nel frattempo Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia Orientale (Catania e Augusta), la creazione di una marina per i megayacht con tutti i servizi: erano anche arrivati progetti preliminari in questo senso. Tutto fermo. L’opportunità per far non soltanto transitare ma anche fermare gli yacht di lusso, quindi attrarre economia in una città senza pari e con uno straordinario collegamento con l'aeroporto, è stata bocciata, rinviata forse alle calende greche.

 

 

È osservando il porto proprio dal Molo di Levante che il colpo d'occhio non lascia dubbi: qui è da riorganizzare tutto, qui è tutto confuso, diporto nautico, pescatori, settore commerciale e crocieristico. Iniziamo dal diporto, una delle attività che il Covid ha piegato, ma non è riuscita a spezzare, e che mentre in tutti gli altri porti siciliani vede gli affari crescere, qui registra la fuga dei diportisti verso altre mete. Certo esistono realtà virtuose - pochissime - ma anche meno, che hanno perfino banchine cadenti e non certo apprezzate da chi ama la vita di mare, che sa perfettamente come la sicurezza venga prima di tutto.

È il quadrilatero sotto il Molo di Levante che potrebbe diventare una vera e propria Marina per i diportisti, lì oggi lo spazio non viene sfruttato in modo razionale, come accade ad esempio alla Cala di Palermo. Si confondono diportisti e pescatori, cantieri navali che a vederli la famosa sicurezza sembra non sia mai stata considerata (si va dalle transenne cadenti alle aree interne trascurate.. e poi ci si chiede pure: esiste la vasca di raccolta dei liquidi?) e tra una barca e l'altra ecco spuntare i mucchi delle reti dei pescatori, che lasciate al sole riducono certamente la loro “vita”. Si scorgono. è vero, pescatori che sistemano le reti dopo una nottata in mare, ma lo fanno a proprio rischio e pericolo perché qui il rischio di venire “stirati” dai tir è veramente alto. Tir? Sì, tir. Basta contare i container “parcheggiati” nel piazzale centrale del porto, forse la prima cosa che si vede entrando, per iniziare a farsi qualche domanda. Una situazione che lascia basiti.

 

 

La distesa di container è anche lo spettacolo che vedono i crocieristi che arrivano al Terminal crociere e che si osserva dalla “Nuova” Darsena, il porto commerciale naturale che, per problemi strutturali purtroppo non risolti, ancora non assolve alla sua funzione. È imbarazzante anche, e lo definisce così chi al porto lavora e “vive” la maggior parte della sua giornata, cosa accade alla rotonda del Faro ogni volta che arriva una nave a scaricare, con il traffico che si ingolfa per ore. Soltanto dopo ottobre potrebbe essere trovata la soluzione per spostare i tir dal porto al polo intermodale dell'interporto, in fase di ultimazione, da raggiungere in un prossimo futuro con apposita strada sopraelevata dal porto.

Ma torniamo al porto: il percorso pedonale pensato per i crocieristi ha ben poco in termini di appeal, e ben poco offre lo scalo marittimo stesso se non qualche attività gastronomica di giorno e - c’è anche questo - locali che di notte fanno il “pienone” di ragazzi, senza controllo a giudicare dalle bottiglie di alcool e birra che ogni mattina vengono raccolte dagli addetti. Nella Vecchia Dogana, che in questi giorni estivi sarebbe potuto diventare polo d'attrazione, ci sono soltanto uffici chiusi e quello che un tempo era la discoteca, oggi sembra essere un bar - ma non si capisce da chi sia gestito - ovviamente deserto. Per non parlare della parte antica del porto, quella dove ci sono i silos, che è naturalmente vocata ad ospitare i pescatori: non da oggi manca l'acqua pubblica, non da oggi i pescatori chiedono la realizzazione di casette per conservare le reti, già qualche anno fa era stato proposto di organizzare anche a Catania lo “street food” di pesce direttamente al porto, come si fa nei paesi del Nord. Tutte proposte accolte con entusiasmo, ma poi mai veramente prese in considerazione.

Oggi qualcosa potrebbe cambiare, ci sono i famosi fondi del Fondo complementare del Pnrr. Per il porto di Catania si parla di 70 milioni di euro per il consolidamento e ricarica della mantellata della diga foranea e il rafforzamento e potenziamento della testata, 56,5 milioni per l'elettrificazione delle banchine commerciali. Come a dire: oggi i soldi ci sono, quindi gli alibi sono finiti. Sarà davvero cosi?

 

 

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