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Catania

Solarium, apertura in ritardo a Catania per la mancanza di ferro e legno

Il materiale per il montaggio delle piattaforme è “impegnato” in decine di cantieri e ponteggi aperti incentivati da bonus e superbonus

Di Cesare La Marca

Mancano il ferro e il legno per allestire i solarium, così nel farraginoso e un po’ kafkiano meccanismo di bonus 110%, superbonus e cessione del credito impigliato tra strette, proroghe, circolari e scadenze - che ha innescato una corsa in molti casi esagerata a lavori edili con relativa elevata percentuale di tariffe gonfiate, tentate truffe, cantieri non sempre in sicurezza e statistiche sugli incidenti - rischia di restare indirettamente invischiata una gara d’appalto pubblica invece in perfetta regola; così come tanti privati proprietari magari anch’essi in regola e in buona fede che si chiedono oggi se e quando riceveranno i rimborsi che avevano messo in conto, grazie agli incentivi, al momento di affrontare lavori e spese. 

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Un caos globale e locale che in piena crisi dell’economia e del lavoro rischia di innescare una tempesta perfetta, mentre il costo dei materiali continua la sua corsa, gettando un’ombra in più su una Pasqua carica di amarezze e incognite, e su un appalto che dopo i due anni di stop forzato a causa dell’emergenza Covid dovrebbe rilanciare l’estate in città,  valorizzando per catanesi e turisti una delle sue migliori risorse - tensioni internazionali permettendo - ovvero la realizzazione dei due solarium sul lungomare, a Ognina e sulla scogliera sotto piazza Europa, e la passerella per disabili a San Giovanni li Cuti. L’avvio dei lavori, previsto dall’amministrazione comunale subito dopo Pasqua così da poter rispettare il cronoprogramma che mira a rendere fruibili le piattaforme sul mare in città già nel mese di giugno - obiettivo per cui si è lavorato avviando per tempo l’iter della gara da quasi 262mila euro che ha portato alla selezione di cinque imprese tra cui individuare la migliore proposta - rischia infatti di slittare per carenza dei necessari materiali, ovvero i tubolari in ferro che costituiscono la struttura portante dei solarium, oltre al legno che ne rappresenta la “base” e il materiale indispensabile per cabine, bar, spogliatoi, servizi, balaustre e scalette. 

Tutto materiale solitamente preso a noleggio dalle imprese - come fanno sapere da Palazzo degli Elefanti - e che in questa fase risulta interamente “impegnato” e già montato nelle decine di ponteggi e cantieri  sparsi tra città e provincia sulla spinta dei bonus per ristrutturazioni spesso complicate dalla giungla fiscale e normativa che ne sta prolungando se non bloccando i tempi. La questione ha oggi un rilievo particolare, perché dopo due anni di stop la stagione dei solarium dovrebbe rappresentare la simbolica “liberazione”  dall’incubo del Covid (da cui però non siamo del tutto usciti), se non fosse che un altro incubo si è intanto profilato con cronometrica tempistica mettendoci a durissima prova, con l’aggressione di Putin all’Ucraina che chiama tutti in causa. Un motivo in più per desiderare forse come mai in passato un tuffo nello splendido sebbene inquinato mare cittadino, un’estate “tradizionale” tra tintarella, relax per tutti e “cocco fresco” sulle piattaforme del lungomare, magari un po’ caotica tra ambulanti e posteggiatori abusivi, ma da trascorrere in pace, quella pace che non ha prezzo, e se ce l’ha è carissimo, e che non è più sicura come solo fino a due mesi fa credevamo.    

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