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Catania

Stabile, il neo direttore Fusco alla città: «Ascolto tutti, il teatro è di tutti»

Primo incontro ufficiale tra la nuova guida del teatro catanese, gli attori e il pubblico. Il cartellone della prossima stagione aprirà con Pirandello

Di Laura Cavallaro

«Abbiamo appena finito la prima sessione di provini, con 180 attori circa e ne faremo un'altra, con un altro centinaio abbondante nella prima settimana di maggio. È chiaro che non abbiamo ruoli per tutti, questo però voleva essere un modo per conoscere le forze teatrali della città ma anche per presentare agli artisti la nuova gestione». 

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Esordisce così il neodirettore dello Stabile, Luca De Fusco, rivolgendosi alla numerosa platea della sala Verga, dove ieri mattina si è tenuto il primo incontro ufficiale con la città. E la risposta degli abbonati storici, degli studenti, degli insegnanti e degli artisti non si è fatta attendere, con suggerimenti e consigli sulla programmazione ma anche sul coinvolgimento degli strati sociali più a rischio, sul rafforzamento dei rapporti con le scuole primarie e secondarie ma anche con gli studenti universitari, per riportare in auge un teatro dalla storia tanto gloriosa. «Non molti anni fa lo Stabile di Catania aveva oltre diecimila abbonati, adesso ne ha meno di mille - evidenzia De Fusco, senza giri di parole - numeri che certamente si devono alla pandemia, ma non solo». Problemi si rintracciano poi nella diminuzione dei contributi regionali che nel 2012 erano 2,4 milioni di euro e che oggi sono 1,5 milioni, di cui 500mila destinati a pagare il mutuo per il deficit precedente. Il Comune di Catania contribuisce, in qualità di socio, con 150mila euro, cifre di gran lunga lontane rispetto a quelle dei cugini palermitani. A questo si deve aggiungere una sala che non è in grado di ospitare grandi spettacoli. 

 

 

«Per aggirare il problema – osserva – l’anno prossimo faremo solo coproduzioni, ma è chiaro che non si può pensare di agire a lungo in questo modo». La soluzione che propone De Fusco, guardando al modello nazionale, è quella di attingere ai fondi europei regionali Pon e Poc per le aree più disagiate. Ponendo attenzione alle diverse esigenze, il primo obiettivo da raggiungere però è quello di ridare identità all’Ente. «Tutto il teatro è interessante – aggiunge – e ogni operazione è legittima, ma io credo che la forza dello Stabile di Catania sia da rintracciarsi nel suo passato. Nel mio ufficio ci sono alcune locandine degli spettacoli storici di Turi Ferro che hanno fatto conoscere questo teatro in Inghilterra, in Russia, in Francia e immancabilmente sono di letteratura siciliana». 

 

 

Oltre ai grandi classici, il prossimo cartellone spazierà quindi dall’intrattenimento al teatro d’impegno, dalla contemporaneità alla tradizione sempre nel segno della qualità. «Cocteau diceva – spiega – in principio era il verbo ed io sono d’accordo. Sta al regista rendere un testo contemporaneo per gli spettatori. Questo non vuol dire fare Shakespeare in jeans, ma parlare alla coscienza delle persone illuminando i lati che noi riteniamo più vicini alla nostra realtà». Dunque, se a inaugurare la prossima stagione sarà il pirandelliano “Così è se vi pare” con la regia di De Fusco e il grande Eros Pagni, seguito da un adattamento di Sciascia e da una novità come “I racconti della peste” del premio Nobel Mario Vargas Llosa, per gli under 35 si è pensata una proposta di fringe theatre da realizzare nella sala Futura. I lavori verranno sottoposti a una commissione e poi un breve estratto dello spettacolo verrà giudicato dal pubblico, dando la possibilità ai primi tre classificati di vedere prodotto il loro lavoro. «Questo mi sembra il modo più plurale di aprirci al nuovo – conclude il direttore – perché altrimenti rischiamo di occuparci solo di un platea limitata, quando invece dobbiamo formare gli spettatori di domani». 

Foto di Antonio Parrinello
 

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