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Il "cold case"

Paternò: «Uccise la sorella e la gettò nel pozzo», ergastolo al figlio del boss

Nunzia Alleruzzo scomparve nel 1995. La Corte d’Assise d’Appello conferma la pesante condanna

Di Laura Distefano |

Ergastolo confermato per Alessandro Alleruzzo. Non ci sono state sorprese. La Corte d’Assise d’Appello di Catania, presieduta da Elisabetta Messina, ha condannato il figlio del defunto boss di Paternò, Pippo, per l’omicidio della sorella Nunziatina. La donna sparì nel nulla nel 1995. Poi tre anni dopo il suo cadavere fu ritrovato in un pozzo grazie a una telefonata anonima arrivata ai carabinieri. Il cold case fu riaperto nel 2021 grazie alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. Verbali che furono incrociati con altre rivelazioni di pentiti e che portarono poi all’arresto di Alessandro Alleruzzo.

La storia

Nunziatina fu ammazzata con due colpi di pistola in testa. E poi il corpo fu fatto sparire. Per la tesi accusatoria, che ha retto anche nel secondo scoglio giudiziario, l’imputato avrebbe ammazzato la sorella per riscattare “l’onore” della famiglia Alleruzzo. La donna avrebbe avuto la colpa di avere intrattenuto relazioni sentimentali parallelamente al matrimonio.

I collaboratori di giustizia

A fare il nome di Alleruzzo jr come il femminicida di Nunziatina sono stati diversi collaboratori di giustizia. Il primo fu nel 1999 Francesco Bonomo. Il pentito avrebbe avuto l’informazione da Antonio Giuseppe Caliò e Giovanni Messina. Il racconto di Bonomo fu confermato da Caliò, entrato nel programma da qualche anno, che avrebbe raccolto la confessione dello stesso Alleruzzo. Infine Orazio Farina ha raccontato che tra gli amanti di Nunzia ci sarebbe stato Giovanni Messina, nemico del clan poiché indicato come quello che avrebbe ucciso la moglie di Pippo Alleruzzo e avrebbe avuto in progetto di uccidere anche il fratello. L’ultimo tassello dell’indagine fu il commento di alcuni detenuti “eccellenti” nel carcere di Asti sull’articolo pubblicato su La SIcilia della svolta delle indagini. In particolare il boss Salvatore Assinnata e Giovanni Messina dissero: «Mi rissi…o iddi pavunu…e Alessandro è il mandante…ehh…ammazzau…ehh». Una frase che non lasciò dubbi agli investigatori.

La requisitoria

Un femminicidio di mafia quello della figlia del boss di Paternò. Pippo Alleruzzo già aveva visto ammazzare la moglie e un figlio. La pg Giovannella Scaminaci cristallizzò il profilo della vittima nella requisitoria: «Nunziatina Alleruzzo non era una donna che si piegava al volere della famiglia e del clan. Era una donna che non cedeva alle imposizioni. Era una donna che stava cercando l’amore e quindi non guardava l’appartenenza mafiosa. Siccome non era una donna controllabile è stata tolta di mezzo».Alla lettura della sentenza, le cui motivazioni saranno depositate entro 90 giorni, la moglie dell’imputato ha gridato: «Vergogna, non ci sono prove».

La difesa

Alleruzzo jr si è sempre professato innocente. I difensori, gli avvocati Giovanni Spada e Roberto D’Amelio hanno annunciato il ricorso per Cassazione.

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