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Quando i Cappello e i Santapaola sfiorarono la guerra di mafia per “colpa” di alcuni ragazzini

Il retroscena emerso dalla carte dell'inchiesta Locu

Di Laura Distefano |

Un banale litigio tra ragazzi ha rischiato di far scoppiare una guerra tra criminali.«Certo questo ora è capace che prende la pistola». «Sta succedendo un casino». I commenti sono di alcune donne preoccupate delle conseguenze di uno schiaffo dato da Filippo Crisafulli “candeggina” – fratello di Franco “cacazza” – al figlio di Concetto Di Raimondo, conosciuto nella malavita come “Alfio Kawasaky”. Il cappelloto sarebbe intervenuto per prendere le difese di Biagio Querulo, figlio di Domenico. E ritenuto tra i vertici del gruppo del clan Cappello capitanata da Rocco Ferrara che è stato sgretolato nell’ultimo blitz della squadra mobile denominato “Locu”.

Il colpo di casco

«Filippo ha tentato di dargli un colpo di casco al figlio di kawasaki ma non ci è riuscito e subito dopo è stato raggiunto da Di Raimondo che gli ha messo le mani addosso».Crisafulli e Di Raimondo arrivano ad aggredirsi e si scambiano minacce di morte. Per scongiurare una reazione “di fuoco” si organizza un vero e proprio summit di mafia a casa di Querulo. A spalleggiare “Kawasaky” arriva addirittura un santapaoliano doc, della squadra di Cibali, Salvatore Fazio, detto “Turi u pagghiolu”.Prima di questo incontro Querulo, che dice a Crisafulli di non prendere iniziative, accompagnato dal fratello Biagio va a casa di Di Raimondo in via Mulini a Vento per mettere una pezza. Ma non si riesce a risolvere lo scontro. Anzi la situazione peggiora.Così – come scrive la gip Simona Ragazzi nelle oltre mille pagine dell’ordinanza – «nonostante alla base vi fossero futili motivi la contrapposizione rischiava facilmente di degenerare».

Il summit di mafia

La riunione vede da una parte Querulo, in qualità di esponente di rango dei Cappello, in difesa di Crisafulli, e Fazio, rappresentante dei Santapaola-Ercolano, accompagnato dal braccio destro Francesco Cacia con il ruolo di “legale” di Di Raimondo.Ed è solo grazie all’intervento dei “padrini” che si riesce a trovare la quadra e a evitare una faida. Alla fine Alfio Kawasaki e candeggina infatti si sono stretti la mano. I miracoli della diplomazia mafiosa.

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