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Rabbia a Scordia: qualcuno ha ucciso Leo, il cane di quartiere

Una denuncia è stata presentata da Anta Onlus, una associazione che si occupa dei randagi

Lorenzo Gugliara

17 Aprile 2023, 13:26

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«Me lo hanno ammazzato il mio Leo». Non riesce a darsi pace Mariella Ragusi, la volontaria “madrina” di un cane dalla grande mole ma dolcissimo, che qualcuno, però, ha deciso di ammazzare con un potente veleno.

La stessa fine della mamma, Lea, costretta a subire il crudele destino lo scorso settembre e così per evitare la stessa sorte la volontaria si era data da fare per trovargli uno stallo, ma senza esito.

La scorsa estate sembrava la volta buona per un’adozione ad Augusta, ma Leo scappa. Così a Mariella non resta che portarlo a casa, nel suo quartier generale, proprio all’ingresso di un supermercato in via Matteotti dove diventa subito l’attrazione di tanti bambini da cui si fa accarezzare docilmente. Grazie alla generosità dei gestori, viene anche allestita una cuccia e così Leo viene “assunto” per fare anche la guardia. A lui basta poco. Un po' di crocchette e qualche carezza e l’antiparassitario che la sua tutrice gli applica ogni 20 giorni.

Tutto questo fino a mercoledì scorso, quando di Leo si perde ogni traccia. Iniziano le ricerche, qualcuno dirà di averlo visto gironzolare sofferente, ma nessuno avvisa i volontari. Il povero cane viene trovato morto, riverso in un terreno in via Nenni, nella zona periferica della città, con la bava alla bocca e ormai semirigido.

«Sono sicura che il boccone avvelenato gli è stato dato davanti al supermercato – dice Mariella Ragusi – a qualcuno ha dato fastidio. Chiedo che si faccia luce su questo atto crudele, chiedo giustizia. Ci sono telecamere in zona e spero che giungano utili alle indagini».
«È una sconfitta pensare che l'uomo uccide un essere indifeso per il piacere di farlo, perché deve sfogare una frustrazione repressa» ha commentato l’associazione animalista Balzoo. «Chi ha visto si faccia avanti per quietare in parte il dolore e trovare il responsabile. Fatevi avanti, non credo che a Scordia sono tutti ciechi, muti e sordi» ha scritto Ornella Di Benedetto dell’associazione Anta Onlus.