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S. M. la Scala, il dolore lacera il web «Un macigno ora ci pesa nel cuore»

Di Angela Seminara |

ACIREALE – «Non volevo neppure pensare al dolore dei vostri genitori. Noi, mamme e papà, conosciamo l’ansia che arriva col vostro primo vagito e diventa più forte alla prima caduta, alla prima febbre, al primo giorno di scuola, alla prima uscita del sabato sera, e per tutte le altre prime vostre volte e che ci spinge ad abbracciarvi all’improvviso ed a salutarvi con un “divértiti” perché dobbiamo lasciarvi andare. Non volevo pensarci perché volevo proteggere il mio cuore. Poi ti ho vista Margherita. Sei così bella». È il commento di Giulia A. Uno tra i più belli che ci ha regalato la rete, una mamma che sa cos’è l’angoscia che lega i genitori ai figli ogni volta che si allontanano, nella consapevolezza che per essere liberi devono lasciarli andare. Commenti dolorosi che esprimono sentimenti di pena, talvolta di rabbia, per tre giovani vite spezzate senza una ragione, se non il fascino per le onde del mare, che li ha portati a sfidare una fredda domenica di febbraio.

«Tante parole non basteranno a riportare in vita questi giovani sfortunati – scrive Rossella -. Tanto dolore anche condiviso da noi tutti sarà sempre là, sordo come un macigno a mordere il cuore delle famiglie interessate». Quelle famiglie che hanno trascorso ore aspettando sul molo di Santa Maria La Scala che il mare restituisse loro quella parte di sé, e non importa se non conoscevano, Lorenzo, Enrico e Margherita. Dall’altro ieri sono i figli, i fratelli, gli amici, di tutti, di un’intera comunità colpita da un sordo dolore. Scrive Enzo: «Come sei seria in questa foto Margherita, tu che eri sempre pronta a sorridere, voglio credere che tu sia viva in un posto migliore».

Le foto che scorrono nel web, immortalano feste di compleanno, serate trascorse nella spavalderia della giovinezza, alla conquista di un mondo che oggi li ha portati chissà dove «Davanti alla tragedia che inghiotte giovani vite bisogna ricordarsi che il cuore dei genitori non avrà pace, non troverà il conforto e le urla non aiutano a vivere con sincera discrezione il lutto, la perdita, l’assenza – scrive Mario -. Davanti alla tragedia bisogna avere sempre presente che nulla consola, niente sostiene se non l’amore dei cari, l’abbraccio sincero, gli occhi che possono dire un’infinità di cose racchiuse dentro il silenzio».

Non ci sono parole per consolare i genitori e uno sguardo silenzioso vale forse più di mille parole. «Ciao Stellina. Ancora ricordo il tuo colloquio. Tre anni di te – scrive Orazio, il suo datore di lavoro – delle tue risate e lacrime. Sei stata sempre una ragazza umile e devota alla famiglia. Non so cosa dire. Mi sembra solo un brutto sogno da cui vorrei svegliarmi e ritrovarti di nuovo in negozio. Ti voglio un mondo di bene. Mi mancherai tanto». Forse le persone non muoiono mai, perché continuano a vivere nel cuore di coloro che li hanno amati».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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