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Sbarco dell'8 agosto a Catania, fermato un presunto scafista di origini russe

L'operazione eseguita dalla Squadra mobile etnea dopo le testimonianze dei migranti a bordo della nave "Diciotti" della Guardia costiera

Redazione La Sicilia

13 Agosto 2024, 11:15

La nave Diciotti della Guardia costiera - foto Ansa

La nave Diciotti della Guardia costiera - foto AnsaANSA/ Mimmo Trovato

Un presunto “scafista quarantaquattrenne, di origini russe, è stato fermato per il reato di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina. A eseguire il provvedimento dell'indiziato gli agenti della Squadra mobile di Catania, coordinati dalla Procura distrettuale etnea. I fatti risalgono al primo pomeriggio dello scorso 8 agosto, quando a Catania attraccava la nave “Ubaldo Diciotti” della Guardia costiera con a bordo 166 migranti di varie nazionalità, soccorsi in acque Sar (acronimo dall'inglese Search & rescue, ricerca e soccorso) di competenza italiana in tre distinti eventi di soccorso, di cui uno riguardava un’imbarcazione a vela.

In particolare, in quest’ultima operazione di salvataggio, avvenuta la sera dello scorso 7 agosto, su segnalazione della centrale operativa dell’Italian maritime rescue voordination venter, la predetta nave della Guardia costiera localizzava un’imbarcazione a vela con 82 migranti a bordo. A quel punto, il comandante, avendo accertato la presenza a bordo della barca a vela di 82 migranti, tra i quali bambini e donne, alcune in stato di gravidanza, dichiarava l’evento Sar, dando il via alle operazioni di soccorso. Dopo aver operato le propedeutiche fasi di soccorso dei migranti, il personale della Guardia costiera riusciva a raccogliere anche importanti elementi indiziari, rivelatisi poi determinanti, nei confronti di un potenziale scafista di origini russe, in quanto trovato nella postazione di comando dell’imbarcazione a vela al momento dell’intercetto.

Al porto di sbarco, quello di Catania dopo le preliminari verifiche sanitarie, i migranti venivano fatti sbarcare prima di essere trasferiti presso la struttura di via Forcile. L’immediata attività di indagine avviata già in banchina e sin dalle primissime fasi dello sbarco dagli uomini della Squadra mobile - sezione criminalità straniera e prostituzione, dando seguito agli elementi informativi acquisiti grazie alla collaborazione con il personale della nave Diciotti che aveva operato quel soccorso, si indirizzava da subito verso un quarantaquattrenne di origini russe. Infatti, la successiva attività di ascolto dei migranti ed i necessari approfondimenti condotti dagli investigatori della Squadra mobile, non soltanto permettevano di ricostruire che la barca a vela in argomento, con circa 80 migranti a bordo di nazionalità irachena ed iraniana, era partita giorni prima dalle coste turche diretta alla nostra isola, ma soprattutto consentivano di cristallizzare il ruolo di scafista che quel cittadino russo aveva assunto sull’imbarcazione a vela, mettendo di fatto a repentaglio, a causa delle insicure condizioni di navigazione, la vita e l’incolumità dei numerosi migranti a bordo, tra cui donne e minori.  In ultimo, a completare i gravi indizi di colpevolezza intervenivano gli esiti di alcune rilevanti verifiche eseguite sui beni in possesso dell’uomo, utili a testimoniare che la conduzione della barca a vela non era da considerarsi un fatto eccezionale, ma il frutto di un progetto ben organizzato.

In ragione delle convergenti risultanze investigative raccolte e dei gravi, precisi e concordanti indizi di reato a carico del quarantaquattrenne russo e valutato il concreto ed attuale pericolo che potesse darsi alla fuga, rendendosi di fatto irreperibile, lo stesso veniva sottoposto a fermo di indiziato di delitto in ordine all’ipotesi di reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, aggravato dall’aver riguardato l’ingresso illegale nello Stato di più di 5 persone, nonché dall’aver posto in pericolo l’incolumità dei trasportati ed infine per averne tratto profitto. Il soggetto sottoposto a fermo veniva posto a disposizione del Sostituto Procuratore di turno presso la locale Procura distrettuale, che, dopo l’assolvimento delle incombenze di rito, disponeva la sua traduzione presso la casa circondariale di Catania “Piazza Lanza”. Nelle ore successive, il provvedimento restrittivo adottato veniva convalidato dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Catania, che applicava allo stesso la misura cautelare della custodia in carcere. Pare il caso di rammentare che, nell’attuale fase del procedimento, non si è ancora pienamente realizzato il contraddittorio tra le parti.