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Silos del porto e arte, a Catania si accende il dibattito sull’eliminazione delle opere

L’ex sovrintendente Campo: «Tuteliamole». Lo street artist: «Giusto così»

21 Settembre 2025, 18:44

Silos porto Catania

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I silos del porto di Catania verranno abbattuti: la notizia, ha subito generato un dibattito polarizzante in città. C’è chi è a favore dell’abbattimento di questi vecchi silos degradati, e chi invece sottolinea il valore artistico. I silos, da dieci anni, infatti, sono non più solo dei grandi cilindri alti 21 metri che ostruiscono la vista del mare, ma la grande “tela” di quella che nel 2015 venne definita come una delle più grandi opere di arte urbana a livello internazionale.

L’operazione “site specific” ideata e curata da Giuseppe Stagnitta, e patrocinata dal Comune e dall’Autorità Portuale, vede infatti opere di Okuda, Bucchi, Microbo, Bo130, Rosh333, Interesni Kazki, Lucamaleonte, Vlady Art, e Vhils, la cui opera (nella foto) è stata considerata spesso, con 2mila metri quadrati, “la più grande del mondo”. «Alcuni di loro - ricorda a riguardo Antonio Barbagallo, street artist catanese noto con il nome di “Anc” - sono riconosciuti a livello internazionale, non solo per la perizia tecnica ma anche per la ricerca artistica. Ma nel dibattito se abbattere con i silos anche le opere è il concetto di street art che va preso in considerazione». Secondo Barbagallo infatti non bisogna «pensare all’opera separata dal luogo e dal contesto. La street art, e prima ancora il fenomeno del graffitismo, sono nati in strada in zone precarie, esposte alle intemperie e all’azione umana. L’abbattimento della struttura fa parte quindi di quanto già previsto allora per queste opere. Chi fa arte urbana sa a quale destino è destinato ciò che realizza. Ricordo il caso di Blu (artista che è intervenuto anche a Catania, a Librino, ndr) a Bologna, che si oppose a una musealizzazione delle sue opere facendole cancellare piuttosto che decontestualizzarle».

Gesualdo Campo, architetto e già dirigente generale dei Beni culturali e dell'identità siciliana della Regione Siciliana, è su una posizione opposta. «C’è da considerare su questo aspetto la volontà dell’artista, che in Italia è tutelata da una vecchia legge, la 633 del 22 aprile 1941. Lì all’articolo 20 è chiaramente indicato che l’autore “conserva il diritto di rivendicare la paternità dell'opera e di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modificazione”. Un concetto che non si applica all’architettura, ma all’arte che c’è sopra i silos che va tutelata e non abbattuta. Inoltre - prosegue Campo - sarebbe opportuno mantenerli per ridimensionare la previsione di 3,5 milioni di metri cubi di nuove costruzioni nel Piano regolatore portuale».

«Dovremmo chiederci se è arte, non sono opere spontanee, ma interventi pianificati. La street art è per sua natura spontanea, nasce negli slums e nei quartieri ghetto oltreoceano. Da noi si inserisce nel panorama urbano come un qualunque manifesto pubblicitario», riferisce Federico Baronello, artista e fotografo paesaggista e d’architettura. Il suo giudizio su un valore artistico da salvaguardare è quindi ancor più netto di quello di Antonio “Anc” Barbagallo: «Questo uso senza criterio e in ritardo sui tempi dell’arte muraria è solo inquinamento ulteriore del contesto urbano. E sono problemi che in città come New York si sono posti già negli anni ‘80, quando la street art venne presa dalla Rockfeller Foundation e decontestualizzata. Nacque lì allora l’esigenza di concedere spazi di libera espressiva agli artisti, che può avvenire con l’utilizzo di tante altre forme espressive e materiali, andando oltre la murata».

Il tema degli spazi espressivi è caro ad Anc, che ricorda: «Già nel 2008 feci la prima richiesta al Comune di Catania per avere degli spazi dedicati, con zero spese pubbliche, per gli artisti. Una richiesta reiterata nel 2022 dall’associazione Policromia di cui facevo parte. Non c’è stato un esito. Eppure a Palermo si fa da anni».
Intanto ad «accogliere con grande soddisfazione» la notizia dell’abbattimento è Orazio Grasso, capogruppo Mpa-Grande Catania al consiglio comunale: «Per troppo tempo quelle strutture hanno rappresentato un simbolo di degrado, un elemento di chiusura tra la città e il mare. La loro rimozione potrebbe rappresentare un passo concreto verso la riqualificazione del nostro waterfront, restituendo ai catanesi uno spazio di bellezza e di vivibilità. Ringrazio tutte le istituzioni e gli enti che renderanno possibile questo intervento, che segna l’inizio di una nuova stagione di sviluppo e di apertura della città verso il mare. Continueremo a vigilare affinché quest’area diventi un luogo di aggregazione, cultura e turismo, all’altezza del potenziale che offre la città di Catania». Il dibattito, comunque, è appena iniziato.