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Venti di guerra tra clan catanesi: spari e piani di vendetta

A ottobre i Cappello e i Santapaola erano ai ferri corti.

Laura Distefano

27 Luglio 2024, 12:38

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Più volte si è rischiato di far scoppiare una guerra tra Santapaola e Cappello. Lo scorso ottobre - precisamente il 21 - una discussione tra il cane sciolto Pietro Gagliano e Benny Zucchero in un locale della Stazione ha scatenato un’escalation di reazioni che potevano sfociare in un omicidio. I poliziotti che mercoledì mattina hanno decapitato i ranghi apicali di Cosa nostra hanno seguito in diretta quel momento di fibrillazione.

Zucchero, forte del suo cognome mafioso, si è lamentato con il “capo” della stazione Daniele Strano. Sono cominciati una serie di contatti con il leader operativo Cristian Paternò che si intesta “la questione”. E pianifica di parlare con Orazio Finocchiaro ‘iattaredda’, all’epoca in libertà, per ripianare gli equilibri tra i due clan.

Strano - accompagnato da Seby Ercolano, figlio di Mario, Alfio Minnella e Nino Castorina - però si muove in autonomia per cercare Gagliano (detto ‘il puffo’) e fargli comprendere chi “comanda” alla stazione. Prese le dovute informazioni, i santapaoliani scoprono che Gagliano, nipote di Michele Vinciguerra ‘u cardunaru e nuovo collaboratore, fosse sotto la “protezione” del cappelloto Pietro Guerrera ‘pummaroru’ e inoltre agisse anche negli spazi di Sebastiano Miano ‘piripicchio’. Tra i vari giri, arrivano in via Poulet - al passareddu - e localizzano Gagliano, che però li prende in contropiede e gli spara. Strano e company si salvano ripardandosi dietro gli scooter. Fatti già emersi anche nell’operazione Leonidi dei carabinieri che portò al fermo di Ercolano jr.


Quegli spari fanno inferocire ancor di più i vertici di Cosa nostra. Che vogliono procurarsi delle armi per organizzare un agguato nei confronti di Gagliano. Ma qualcosa blocca la reazione la sera stessa. Forse la paura delle manette.
Il giorno dopo però si continua a meditare la vendetta di fuoco. Entra in gioco nuovamente Cristian Paternò, che ritiene si debba far sentire il peso della “famiglia” Santapaola. Ma presi contatti con Ciccio Russo - il capo supremo - attraverso l’intermediazione del solito Salvatore Mirabella ‘u paloccu’ si propende per la linea della diplomazia. Si susseguono due incontri che portano a una pace, però apparente.

A novembre, come scrive la gip Marina Rizza nell’ordinanza Strano è arrestato dai poliziotti della squadra mobile per armi. Gli investigatori «svolgono una perquisizione a casa dell’indagato e sequestrano una pistola Colt 38 Special con 6 cartucce». Dagli accertamenti è stato scoperto che l’arma il 25 ottobre era stata rubata a Falcone, nel messinese. Per la cronaca, Strano dopo che scattarono le manette è stato sottoposto agli arresti domiciliari ma questo non l’ha fermato dal continuare a «gestire il gruppo della stazione». Ci sono alcune intercettazioni tra Strano e Minnella in cui il primo «raccomandava» il secondo di continuare a «riscuotere le tangenti» annotate in un quaderno affidato in custodia al padre.