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Covid-19

Cannizzaro, Malattie Infettive: posti esauriti! Iacobello: «E l'età media dei ricoverati si abbassa»

Il virologo: «Siamo in una condizione di sofferenza, ho visto morire un sacco di gente, vaccinatevi»

Di Maria Elena Quaiotti

Veramente volete arrivare a questo punto, non vaccinandovi? L'immagine è volutamente forte e risale solo a ieri, nel reparto Covid delle Malattie Infettive al Cannizzaro, guidato dal prof. Carmelo Iacobello. «Ho visto morire un sacco di gente - commenta il primario - lo sforzo che dobbiamo fare tutti è sensibilizzare le persone ad avere una maggiore attenzione verso la vaccinazione e il rispetto rigoroso delle norme anti contagio, nel rispetto delle persone più fragili che per una serie di motivi sanitari non possono vaccinarsi, ma si tratta del 3-5% della popolazione». 

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Che situazione c'è oggi? 

«Siamo in una condizione di sofferenza - risponde - tutti i posti Covid sono occupati, si tratta di pazienti con insufficienza respiratoria importante ed una elevata ossigenodipendenza. Rispetto alle prime due ondate l'età tende ad abbassarsi, siamo ad una media di 65-70 anni, in questo momento il ricoverato più anziano è del 1933, vaccinato, entrato con un quadro clinico severo e che sta migliorando, ma in genere gli anziani hanno una risposta immunitaria deficitaria e comunque se la cavano sempre molto bene; il paziente più giovane è del 1991, non vaccinato». 

I trenta posti al primo piano, l'ex reparto Oncologia ormai da due anni reparto Covid, non bastano più. Come gestirete nuovi probabili richieste di ricovero? 

«Stiamo cercando di incrementare il turn over e accelerare per quanto possibile sui tempi di recupero, più veloce nei soggetti più giovani. Abbiamo, poi, il piano terra, da venti posti, che avevamo inaugurato a maggio 2019 pensandolo come area di “alto isolamento”, stanze con pressioni negative, monitor, telecamere. Ancora non avevamo idea dell'arrivo del Covid, è stato quasi premonitore. Se fosse necessario, e avendo il personale adeguato, attiveremo anche qui sotto».

Quali sono le giustificazioni dei non vaccinati? 

«Sono sempre le stesse e puerili. Fra le prime cose che dicono è “mi dovevo vaccinare proprio domani”; ad altri, in riferimento soprattutto ai figli contrari alle vaccinazioni dei genitori che poi chiamano per sapere le condizioni del padre o della madre, quando chiediamo “perché non è vaccinato?” rispondono “non è questo l'argomento”. Siamo chiaramente di fronte ad un livello di irresponsabilità che ormai non è neanche giustificabile, soltanto in una situazione da patologia psichiatrica queste risposte possono essere giustificate». 

In quali condizioni si sopravvive al Covid?

«La variabilità dei casi è enorme. Al Cannizzaro sono ormai quasi 700 i ricoveri dall'inizio della pandemia, con esiti variabilissimi: ci sono soggetti che continuano ad avere un quadro di insufficienza respiratoria post Covid, astenia (stanchezza, debolezza) notevolissima, alcuni hanno implicazioni di tipo neurologico con insonnia e difficoltà a concentrarsi, ovviamente c'è anche una componente ansiosa e di tipo depressivo specialmente se il Covid ha avuto impatto all'interno di un nucleo familiare e ci sono state morti. E in genere il “responsabile” dell'epidemia familiare ha un profondo senso di colpa, anche se se la cava».

Mentre parliamo stanno per arrivare cinque pazienti “neo-contagiati” per sottoporsi alla terapia con anticorpi monoclonali, cura alla quale possono accedere solo determinati soggetti con precise patologie (obesi, con insufficienza renale specie se dializzati, soggetti in terapia oncologica o immunosoppressiva, malati reumatologici, chi ha patologie cardiocerebrovascolari, quali l'ipertensione, il diabete mellito, l'insufficienza epatica, le insufficienze respiratorie fino alle malattie strutturali dei polmoni). In sostanza verrà attaccata loro una flebo, della durata di circa un'ora, poi aspetteranno un'altra ora di osservazione e il ritorno a casa, sempre sotto osservazione.

«Il nostro obbiettivo è riuscire a intervenire nei primi tre giorni dall'inizio dei sintomi, ma questo richiede un lavoro organizzativo mostruoso: il prodotto è disponibile, gratuito perché se ne fa carico l'Aifa, noi riusciamo a garantire sette somministrazioni al giorno, ce ne vorrebbero di più, in tutti i reparti Covid autorizzati alla somministrazione, perché da soli non ce la possiamo fare. Spesso per problemi “burocratici” si arriva a superare anche il limite massimo dei dieci giorni dall'inizio dei sintomi, vanificando così la terapia. Ad esempio a volte per avere l'esito del tampone molecolare effettuato dalle Usca ci vogliono anche 5-6 giorni, con il rischio che il paziente arrivi troppo tardi. Noi abbiamo ovviato saltando la “zona grigia” di attese e prendendo in carico i pazienti prima e dopo la terapia». 

I risultati? 

«Su 250 trattamenti circa si sono ricoverati solo quelli che sono arrivati tardi, ma si tratta solo di due o tre casi. Il resto conferma una nettissima sensazione di benessere post terapia».
 

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