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Covid-19

Catania, caccia a nuovi posti per assistere i malati di coronavirus: riaprono Rsa e Covid hotel

Continuano ad aumentare i contagiati che hanno bisogno di ricovero. Non ancora definito l’accordo tra l’Asp e i medici di famiglia per le vaccinazioni

Di Giuseppe Bonaccorsi

Ormai diamo i numeri. Ogni giorno... E sono sempre impietosi e allarmanti come capitava nella prima e seconda ondata di questa tragedia. E sono numeri che  rispecchiano una situazione drammatica che si sta nuovamente vivendo negli ospedali, con pazienti Covid che aumentano sempre più e   posti letto che si assottigliano giorno dopo giorno costringendo le direzioni a sottrarre letti ad altri reparti per soccorrere quanti oggi rischiano senza cure di finire in Rianimazione.

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Il bollettino dagli ospedali parla, come avevamo già scritto qualche giorno fa, di oltrei  200 pazienti Covid ricoverati e il numero non accenna a diminuire. Al Cannizzaro, alle Malattie infettive del primario Iacobello ci sono 29 letti occupati. Il primo piano del reparto è esaurito, mentre al piano terra, che conta altri 20 posti, ci sono già 4 ricoverati. Alla Pneumologia Covid del primario Sandro Distefano non ci sono più letti disponibili. Distefano qualche giorno fa ha dichiarato di non aver mai visto una percentuale così alta di malati gravi con polmoniti bilaterali. Al Cannizzaro hanno inoltre aumentato i posti in Terapia intensiva dove al momento ci sono ricoverate 6 persone. Il guaio è che nell’ospedale delle emergenze la Rianimazione è un reparto fondamentale e infatti l’altra Rianimazione non Covid è strapiena e qualsiasi  pazienti che dovesse avere bisogno di terapia intensiva dovrà essere trasferito altrove.

 

 

Non va meglio al Garibaldi che tra il reparto di Malattie infettive di Nesima, diretto dal primario prof. Bruno Cacopardo e la Medicina Ventro ha 61 degenti ordinari, ai quali vanno aggiunti i 10 della terapia intensiva della primaria Distefano.

Al Policlinico S. Marco i ricoveri ordinari sono 59 mentre 10 sono i pazienti in rianimazione. A questo numero vanno aggiunti i due ricoveri Covid in Ecmo (la ventilazione polmonare assistita) che si trovano al Policlinico nel reparto intensivo del primario Ettore Panascia. Poi ci sono da considerare i posti in provincia nell’unico ospedale che ha reparti Covid, che è quello d Biancavilla dove sono stati riattivati 31 letti ordinari e 8 di intensiva, ma non è stato comunicato quanti letti sono già occupati. L’Asp ha inoltre riaperto la Rsa di Grammichele  con 20 posti  e i Covid hotel di Viagrande con 33 letti e quello della ex Basile con 10 posti.

 

 

Che la situazione sia più che allarmante a dirlo   sono gli appelli dei medici a vaccinarsi, che purtroppo non riescono a fare breccia alcora in una parte consistente della popolazione. Il guaio, come ha detto qualche giorno fa il professore Bruno Cacopardo è che se il virus continuerà a circolare con una certa frequenza e virulenza tra i non vaccinati  il timore è che si possa manifestare una variante  resistente ai vaccini.

Il punto di non ritorno, secondo alcuni esperti, è questo mese. Se la vaccinazione riuscirà a fare un forte balzo in avanti allora potremmo avere un autunno gestibile, ma se al contrario negli hub saranno più le persone che chiedono tamponi e meno quelle  dei vaccini allora per dirla con le parole di Cacopardo «avremo 3-4 settimane di fuoco».

 

Intanto continua a restare in alto mare l’accordo tra  l’Asp e i medici di famiglia e sembra che l’ultimo nodo sia quello economico. E’ assurdo che ancora oggi, a distanza di 9 mesi dall’avvio della vaccinazione un buon numero  di medici di famiglia della  provincia non partecipi alla vaccinazione, considerato che sono soprattutto loro ad avere nei paesi un rapporto confidenziale con una  fetta di popolazione che non vuole vaccinarsi.
Giuseppe Bonaccorsi
 

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