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Covid-19

Catania, l'infettivologo Iacobello: «Ancora troppi non vaccinati. E vi spiego perché in Inghilterra risalgono i contagi»

Il primario: «Ci troviamo a ricoverare 30enni e 40enni in condizioni molto serie. Non capisco questa resistenza ai sieri.  È una situazione ormai ingestibile» 

Di Giuseppe Bonaccorsi

Secondo l'ultimo report del Dasoe (Dipartimento per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico) della Regione siciliana, le coperture vaccinali su base territoriale, riferite ad almeno una dose, risultano ancora al di sotto della media regionale (79,2%) nelle province di Caltanissetta (78,5%), Siracusa (77%) Catania (75,4%) Messina (72,9%). Catania, che oramai da giorni è la città siciliana che fa registrare il maggior incremento do ontagi, è anche quindi fra quelle "bocciate" per livello di vaccinazione. 

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Dott. Carmelo Iacobello, nonostante i suoi ripetuti appelli e quelli dei suoi colleghi rivolti  alla cittadinanza per vaccinarsi, la Sicilia e la nostra provincia restano sempre molto indietro...

Il primario delle Malattie infettive del Cannizzaro, sin dai primi momenti della pandemia in prima linea insieme ai suoi colleghi allarga le braccia: «I non vaccinati sono ancora troppi, troppi! E’ una situazione diventata ingestibile ed è clamorosa perché nonostante tutti gli appelli, le discussioni, i numeri sui contagi e i decessi che continuiamo a  registrare,  la gente tira dritto. Così da noi  in reparto continua a capitare di ricoverare pazienti di 30, 40 anni in condizioni assai pericolose. Non si capisce per quale motivo c’è una parte di popolazione che non vuole immunizzarsi. E’ invece  evidente che da noi c’è uno zoccolo duro che non è nemmeno no vax per ideologia. Credo che sia dovuto piuttosto a quella sensazione di sfiducia verso la nostra sanità che per certi versi è tipica delle regioni meridionali. E’ la stessa sensazione che spinge la gente a farsi curare al nord con difficoltà organizzative, logistiche e di dispendio di risorse perché ritiene che da noi non esistano le eccellenze. Ed è una sfiducia incredibile che si sta riversando anche nel campo della vaccinazione».

Nonostante lo spiegamento di forze messo in campo, anche i medici di famiglia sostengono che incontrano  forti resistenze nei propri assistiti a farsi vaccinare...

«Forse i medici di famiglia dovrebbero essere più presenti... Per carità è soltanto una sensazione... Io che in reparto sto facendo molti anticorpi monoclonali su soggetti che sono ai primi giorni della malattia, mi rendo conto che molti pazienti prima di avere somministrato il monoclonale chiedono un parere  al  medico di famiglia. Quindi esiste un link diretto tra assistiti e camici di medicina generale. Non c’è uno sganciamento . E il rapporto è sempre presente, c’è una compartecipazione. E allora se c’è questo rapporto diretto, a maggior ragione non vedo perché non ci dovrebbe essere altrettanto anche per la vaccinazione».

Volendo ampliare il discorso magari i medici di famiglia avrebbero dovuto cercare prima che l’assistito si ammalasse di convincerlo a vaccinarsi...

«Magari...».

Avendo tanti cittadini ancora non vaccinati possiamo andare incontro a nuove varianti che "bucano i vaccini". E in Inghilterra, che da alcuni giorni registra all’incirca 40mila nuovi contagi, cosa sta accadendo?

«Una nuova variante è possibile. I virus variano in continuazione e più persone non sono vaccinate maggiore è il rischio che possa avvenire. Sul caso dell’Inghilterra è difficile dare una spiegazione - continua il primario -. E allora io mi sono fatta una idea e la mia sensazione è che in Italia abbiamo avuto un impatto violento col virus e la nostra nazione ha pagato un tributo enorme. Allora non avevamo i vaccini e abbiamo avuto milioni di contagiati. Oggi i guariti ufficiali sono 5  milioni, ma è assolutamente certo che a parte i dati ufficiali esiste una sottostima del numero di guariti, perché a questi vanno aggiunti i soggetti che hanno avuto il contatto col virus immunizzandosi senza saperlo. Io propendo che in Italia ci siano oggi tra 10-12 milioni di guariti che nella mia esperienza non ritornano mai con una recidiva del virus se non in casi rarissimi in soggetti fragili».

Quindi una barriera naturale di 10-12 milioni di guariti più i  40 milioni di vaccinati dovrebbero creare una barriera che impedisce al virus di circolare liberamente?

«Ciò innanzitutto significa che i guariti dal virus sono immunizzati maggiormente dei vaccinati e  contribuiscono a rafforzare la vaccinazione.  Il guarito riesce a resistere  meglio alle varianti. Quindi laddove i guariti sono stati pochi, perché hanno iniziato subito le vaccinazioni, come in Inghilterra, il virus riesce a superare la barriera e a contagiare molte persone vaccinate».

Ma allora chi oggi è vaccinato deve temere di più quello che sta accadendo in Inghilterra?

Non direi. Innanzitutto perché il vaccinato evita nella stragrande maggioranza di casi di avere sintomi gravi. Non finisce ospedalizzato se non in casi rari, ma può pur sempre infettarsi. Vorrei chiarire maggiormente con un esempio: se oggi avessi due gemelli monocoriali di 80 anni, con le stesse caratteristiche genotipiche e con gli stessi fattori di rischio, il gemello vaccinato rispetto al non vaccinato avrebbe molte più possibilità di uscire fuori dalla malattia perché è immunizzato, mentre l’altro fratello buone probabilità di morire». 

Con la terza dose saremo più immunizzati?

«Dovrebbe dare quella spinta in più che manca alla seconda dose anche se la terza dose dà un rafforzamento dell’immunizzazione, ma pur sempre grazie a un vaccino tarato sul primo ceppo virale e non su quelli che circolano adesso. Anche lì bisognerà valutare cosa succede anche se i risultati della terza dose conseguiti in Israele sono finora positivi e il contagio in quel paese  è nettamente diminuito rispetto ai giorni passati». 

 

 

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