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Covid-19

Covid, Cartabellotta: «Evoluzione varianti è un rebus. In autunno mascherine e vaccini»

Il presidente della Fondazione Gimbe suggerisce di non abbassare la guardia. Ad oggi nel Paese ci sono ancora 600mila persone attualmente positive

Di Redazione

«Grazie alla minore virulenza di Omicron e alle coperture vaccinali l’impatto sugli ospedali è enormemente più basso. Se le nuove varianti saranno tutte più contagiose, noi negli autunni/inverni dei prossimi anni avremo ondate sempre più basse. Per questo dico che non possiamo immaginare i prossimi mesi senza mascherine e richiami di vaccino», lo ha detto in una diretta sul canale YouTube di Fanpage.it Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. 

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«A oggi gli scenari futuri - ha aggiunto - dipenderanno in parte dall’evoluzione di queste varianti e in parte dalla nostra capacità di arginare la diffusione del contagio perché è chiaro che un netto incremento dei casi costringerebbe a utilizzare i mezzi di protezione individuale in maniera più estensiva di quanto stiamo facendo adesso perché con un virus del genere, così contagioso, è inevitabile che in un ambiente chiuso o poco ventilato la probabilità di trasmissione virale sia molto elevata. Ancora oggi, nonostante siamo in una netta fase discendente della curva dei nuovi casi, abbiamo ancora 600mila persone attualmente positive, di cui la maggior parte è in isolamento domiciliare ma il tasso di positività è alto, intorno al 13%, quindi di virus in giro ancora ce ne è tanto".

«I sistemi sanitari sono allertati, bisognerebbe fare anche in Italia delle flash survey come quelle che fa l’Istituto superiore di Sanità ma più ravvicinate perché l’ultima risale al 3 maggio, è passato un mese e verosimilmente Ba.4 e Ba.5 stanno circolando anche da noi - ha spiegato Cartabellotta -. Sappiamo che sono più contagiose di un 10/15% in più rispetto alla Ba.2 dai dati che abbiamo raccolto finora dal Sudafrica e anche dal Portogallo, inoltre hanno una capacità molto elevata di evadere la risposta immunitaria sia da vaccino che da infezione naturale con conseguente maggiore probabilità di reinfezione. E questo già si vede con i numeri attuali: al momento la percentuale di reinfezione è al 6% negli ultimi due mesi. Vedremo - non sappiamo ancora quando - un aumento del numero dei casi, ma dai dati che abbiamo, l’impatto sull'ospedalizzazione è relativamente modesto. È probabile che l’evoluzione post-Delta stia portando a varianti più contagiose e meno gravi. Questo disegna anche le politiche sanitarie da mettere in atto», ha concluso. 
 

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