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Covid-19

Covid, il caso Catania e il delicato equilibrio (minacciato da Omicron) tra contagi, ricoveri e dimissioni

Il primario di Malattie infettive Carmelo Iacobello: «Le informazioni che arrivano dalle regioni del Nord e dall’Europa in genere non ci fanno sperare niente di buono»

Di Giuseppe Bonaccorsi 

«Siamo in un equilibrio precario. Abbiamo raggiunto una riduzione dei posti letto e siamo in bilico tra il numero dei ricoverati e quello dei dimessi. Basta un leggero incremento e non avremo più posti». Lo dice il primario di Malattie infettive del Cannizzaro, Carmelo Iacobello che aggiunge: «Questo non va bene perché non abbiamo né una situazione a sfavore, ma neanche un bilancio a favore e lo spettro di questa nuova variante Omicron, la Sudafricana, che è ormai certo sia ancora più infettiva della Delta, dipinge scenari futuri molto foschi. Noi al momento ci difendiamo e ci auguriamo che accada qualcosa che faccia diminuire i ricoverati, ma le informazioni che arrivano dalle regioni del Nord e dall’Europa in genere non ci fanno sperare niente di buono».

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Abbiamo nuovamente superato la soglia dei 200 positivi giornalieri...

«Purtroppo alla distanza questo aumento di nuovi casi potrebbe far aumentare il numero dei nuovi ricoveri. Oggi all’incirca in tutti gli ospedali della città abbiamo tra 5 e 7 nuovi degenti al giorno. Certo se il numero dei nuovi malati dovesse ulteriormente crescere i ricoveri potrebbero aumentare e costringerci a richiedere altri posti letto per i nostri reparti perché chiaramente i malati che entrano nei reparti sono in media tutti gravi e hanno bisogno di assistenza per almeno 15 giorni».

I ricoveri riguardano in prevalenza non vaccinati?

«La percentuale dei non vaccinati continua ad essere molto alta, ma stiamo vedendo nei reparti, come immaginavo, un aumento di pazienti vaccinati con seconda dose. Sapevamo che questo scenario si sarebbe verificato perché il vaccino ha una efficacia modesta, non supera i 4-6 mesi».

Ciò significa che la terza dose la devono fare tutti?

«Certo, il vaccino è l’unica possibilità che abbiamo anche se sarebbe stato meglio trovare una soluzione migliore, un aggiornamento del vaccino sulle varianti e in prevalenza su quella dominante che adesso è la Delta. Ma sappiamo pure che le case farmaceutiche hanno dei tempi tecnici da rispettare».

Ma allora la terza dose copre relativamente?

«Immunizza all’incirca del 50% perché deve affrontare una variante mentre il vaccino è tarato su un altro ceppo di virus. Quindi un soggetto fragile con comorbilità potrebbe essere esposto maggiormente, rispetto a un giovane, ai sintomi del virus e la nuova variante sudafricana potrebbe aggravare la situazione. Comunque devo ribadire che il vaccino è meglio che niente e raramente un immunizzato, anche fragile, va in intensiva».

Ma allora contro l’Omicron rischiamo di ritrovarci in un vicolo cieco?

«Potremmo trovarci in difficoltà. Sicuramente rappresenterà un problema sia per l’abbassamento dell’immunità dei vaccini che per la trasmissibilità. E in questo contesto i tanti cittadini non vaccinati possono incrementare la diffusione del contagio col conseguente rischio di reinfettare soggetti anziani e fragili che magari hanno fatto tutto il ciclo vaccinale. Ma questo non deve indurci in errore. Gli anziani immunizzati in maniera corretta, anche se finiscono in ospedale raramente vanno in rianimazione».

 Nella nostra provincia ci sono ancora 190mila non vaccinati. Cosa vi aspettate?

«Con una quota così alta di non vaccinati dobbiamo aspettarci di tutto...».
 

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