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Covid-19

A Catania torna l'allarme ricoveri negli ospedali, posti letto Covid riattivati

Riunione indetta dal commissario per l'emergenza sanitaria e i direttori generali. Nelle corsie tornano i contagiati con le polmoniti: «Per la maggior parte si tratta di pazienti non vaccinati»

Di Giuseppe Bonaccorsi

Il commissario regionale Covid, Pino Liberti ha tenuto una riunione con tutti i direttori generali delle aziende sanitarie. Presenti anche alcuni infettivologi come il prof. Bruno Cacopardo. La riunione è durata diverse ore, ma al termine dall’ufficio stampa del commissario è arrivata una laconica comunicazione: «Si è trattato di un incontro di routine, non è stata presa alcuna decisione...».
Eppure se la riunione si è protratta per diverse ore avrà avuto un argomento conduttore, probabilmente l’aumento dei ricoveri che negli ultimi giorni sono aumentati a tal punto che forse ieri, nel fare il punto della situazione, si è parlato anche dell’opportunità di prepararsi ad aumentare nuovamente il numero dei posti letto riservati ai malati Covid, riproponendo anzitempo lo scenario che abbiamo vissuto l’inverno scorso con una carenza di posti letto per i malati ordinari.
Al Cannizzaro da qualche giorno ne stanno parlando e sembra che sia imminente la riapertura della Medicina Covid che sino a poco tempo fa era diretta dal prof. Malatino. La decisione sarebbe arrivata quando dai due reparti attivi, quello di Malattie infettive del primario Carmelo Iacobello e quello di Pneumologia del primario Sandro Distefano è scattato l’allarme per i posti liberi quasi esauriti. Addirittura alla Pneumologia ieri pomeriggio sono arrivati altri ricoveri e Il reparto non ha più letti. Dal reparto è anche stato trasferito in rianimazione e intubato un paziente 85enne che non respirava più. Allarme si registra anche al Garibaldi che ha ormai pochi letti e al San Marco dopo che al Ps del Policlinico di soggetti Covid sono aumentati sino ad arrivare a 5 al giorno e tutti non vaccinati.

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Nella riunione con i direttori generali si è parlato sia dell’aumento dei posti letto che della situazione grave che sta riguardando alcuni pazienti molto anziani, tutti vaccinati, finiti in ospedale perché positivi. Su questo punto Sandro Distefano è stato chiaro e ha puntato il dito contro i cittadini che fuggono dai vaccini che a loro volta, oltre a rischiare in prima persona, una volta infettati diventano veicolo di contagio.

«Il problema degli anziani che stiamo ricoverando è collegato all’età avanzata. Abbiamo pazienti di 80, 90 anni, con plurime patologie pregresse. «Per questi fragili anche una influenza Covid, una febbre alta, una bronchite che va ad aggravare uno stato di preesistente fragilità può essere letale». «Per il resto - ha continuato il primario - ormai abbiamo i reparti pieni di degenti e alcuni sono ridotti maluccio, con polmoniti bilaterali. Si tratta in prevalenza di soggetti non vaccinati, anche relativamente giovani. Per cui mi sento nuovamente di fare un appello a quanti ancora non si sono vaccinati a farlo prima dell’arrivo dell’autunno quando il Covid rialzerà la testa e magari diventerà ancora più diffusivo».
 

Distefano, infine, è tornato a fare una analisi della situazione mettendo in guardia. «Quello che appare evidente a tutti è l’andamento della pandemia. L’anno scorso in estate abbiamo avuto pochissimi casi e quasi tutta l’Italia è arrivata al punto di avere zero contagi. Oggi abbiamo settemila positivi al giorno e una media di una ventina di decessi, con la Siclia ai primi posti. Appare evidente che in autunno la situazione potrebbe degenerare».

Alla riunione con i dg c’era anche il professore Cacopardo, il docente, esperto di infezioni, probabilmente ha messo tutti in guardia dalla ormai prossima quarta ondata. Inoltre proprio Cacopardo pochi giorni fa davanti al manifestarsi di alcuni casi di positivi anziani già doppiamente vaccinati ha avanzato l’ipotesi che forse sarebbe il momento di prevedere una terza dose per questi soggetti fragili, alcuni dei quali, addirittura, provengono da alcune Rsa dove evidentemente sono scoppiati alcuni focolai probabilmente della variante Delta che per certi versi è risultata più resistente ai vaccini 

Sul fronte dei vaccini appare ancora inverosimile che a distanza di 8 mesi dall’avvio della campagna ci siano meno di 400 medici di famiglia a partecipare alla campagna. Dove sta l’inghippo? E’ colpa dei camici bianchi oppure di chi ha organizzato la campagna magari preferendo una operazione centrata sugli Hub anziché sul territorio?

E’ evidente che davanti alla resistenza dei cittadini forse una buona parola del medico con cui si è instaurato un rapporto di fiducia avrebbe fatto la differenza.
 

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