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Covid-19

Covid, le folle per l'Italia sono un rischio: ecco perché Palermo vieta i maxischermi

Un'ordinanza dice a no a proiettori, monitor, e tv in spazi pubblici: le ragioni della scelta del sindaco Orlando.

Di Redazione

I grandi raduni di massa si stanno rivelando dei potenziali immensi focolai di Covid a causa anche della maggiore contagiosità della variante Delta che dalle feste di studenti di Maiorca fino agli stadi inglesi stracolmi per gli Europei rischia di propagarsi a una velocità incredibile sullo sfondo della finalissima di domenica tra Inghilterra e Italia che riempirà le piazze di tutto il paese tra raduni, visioni collettive e festeggiamenti. 

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Ed' per questo che per esempio il Comune di Palermo con una decisione impopolare, ha deciso di vietare tv, proiettori e quant'altro in occasione della partita di domenica sera. «Niente maxi schermi all’aperto per spingere le persone a seguire la partita in ristoranti, pub, luoghi d’incontro controllati con capienza limitata -ha affermato Orlando-. Al termine della partita siamo con le forze dell’ordine pronti ad interventi di alleggerimento della tensione, ma ovviamente qualunque ordinanza rischia di essere inutile se non c'è senso di responsabilità da parte della cittadinanza», ha spiegato il sindaco di Palermo Leoluca Orlando a Radio Cusano Campus. «L'alternativa sarebbe il lockdown - aggiunge - ma visto che non è questa la strada scelta dal governo, faccio appello al senso di responsabilità da parte di ciascuno: abbiate cura della vostra salute. Calo nei sondaggi? Per me la vita è più importante di qualunque sondaggio, preferisco alla fine di questa pandemia dire che Palermo ha avuto meno morti rispetto a tante altre città piuttosto che dire che sono avanzato nei sondaggi». 

Ma la decisione di Orlando non è un eccesso di zelo. Perché come ha spiegato oggi il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri ai microfoni della trasmissione «L'Italia s'è desta» su Radio Cusano Campus, «in una piazza gremita di persone, come per la finale degli Europei, in cui non tutti hanno fatto il vaccino o il tampone, si può generare un focolaio ed è quello che accadrà perché la variante Delta è più contagiosa e perché il numero di vaccinati non è ancora sufficienti, dobbiamo stare attenti perché rischiamo quello che è accaduto a Maiorca, dobbiamo evitare assembramenti e portarci sempre la mascherina in tasca per poterla utilizzare in caso di assembramento».

«Se c'è anche una singola persona positiva alla variante Delta e intorno solo un 20% di vaccinati ha spiegato - ci sono buone chance che si determinino tanti micro satelliti di infezione che poi potrebbero diventare focolai quando quelle persone si spostano e magari si portano il virus in vacanza dove incontrano persone non vaccinate e da lì il virus si fa qualche viaggio itinerante. Ed ecco che i mille casi che vediamo ogni giorno possono triplicarsi».

Il sottosegretario ha poi ricordato che «nel Regno Unito c'è una quota altissima di persone con la doppia dose di vaccino, noi ancora non abbiamo metà della popolazione vaccinata e considerando che abbiamo milioni di anziani vaccinati potrebbero esserci più persone che vengono ricoverate in ospedale. Quindi: vaccinatevi, così sarete protetti voi e gli altri, non solo contro il covid, contro tutto, perché non troverai gli ospedali pieni quando magari dovrai andare a curarti per un’altra patologia o per un incidente». 

 «La diffusione della variante delta e il passaggio in finale agli Europei dell’Italia - ha detto il sottosegretario - determina più assembramenti e mobilità, è chiaro che qualche focolaio in più ci sarà e quello visto in Uk accadrà in tutta Europa». Quindi, ricorda: «La mascherina dove c'è assembramento va tenuta, dobbiamo incrementare i controlli in giro, ma non si possono obbligare le persone a non festeggiare. Quello che temo, ha aggiunto, sono focolai come quello avvenuto a Maiorca».

Anche se questo probabile aumento di contagi «non determinerà un aumento in proporzione dei ricoveri, - ha concluso - non dobbiamo dimenticare che abbiamo ancora molta strada da fare: sia per la somministrazione delle seconde dosi e sia per raggiungere chi ancora non ha fatto neanche la prima». Quindi l'appello è : «divertirci sì, ma vacciniamoci tutti». 
 

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