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Covid-19

Covid, torna lo "spauracchio" della zona gialla: Sicilia fa ancora pochi test

Ma la campagna delle vaccinazioni potrebbe far sì che cambino i criteri: non più l'incidenza, ma l'occupazione dei posti letto in ospedale

Di Lorenzo Attianese

La variante Delta prosegue la sua corsa e adesso alcune Regioni si affidano al dibattito sulla possibile revisione dei parametri che stabiliscono i profili di rischio e l’assegnazione delle zone: lo spauracchio è il ritorno alla zona gialla in piena estate.

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Scenari che - seppure non imminenti - potrebbero affacciarsi nelle future settimane e su cui i tecnici si stanno concentrando. Le ipotesi vanno dalla soglia minima di tamponi da effettuare ogni 100mila abitanti - che alcuni esperti vorrebbero aumentare - al maggiore peso del cosiddetto Rt ospedaliero - vale a dire il tasso occupazione dei posti letto - rispetto a quello sull'incidenza. Tra le questioni poste, infatti, c'è quella di rendere più determinante, nell’ambito del monitoraggio settimanale, la valutazione dei rischi sulla pressione ospedaliera rispetto all’incidenza dei contagi, proprio in vista dell’alleggerimento delle strutture sanitarie dovute al calo dei casi gravi con l’avanzare delle vaccinazioni. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, chiarisce comunque che una risalita dei contagi era prevista ed è in corso, ma con numeri più bassi del passato.

«Come abbiamo sempre fatto ci affideremo alla nostra squadra di tecnici che continueranno a fare questo lavoro di verifica, vediamo passo dopo passo come le cose vanno avanti», spiega Speranza, sottolineando ancora che «la vera arma per chiudere questa stagione è la campagna di vaccinazione, su cui bisogna insistere». E il sottosegretario Pierpaolo Sileri non vede il rischio di una revisione dei parametri, dato che «l'attuale sistema ci ha permesso di arrivare alla riaperture in sicurezza». 

Tra le questioni da approfondire c'è anche quella - più volte invocata proprio di fronte all’avanzare delle mutazioni - dello screening: non tutte le Regioni li eseguono in maniera efficace, in particolare alcune del Sud - come Calabria e Sicilia - sarebbero indietro sul numero di test da effettuare ogni giorno. Un caso preoccupante è anche quello dell’Abruzzo, che azzera i contagi (nelle ultime ore non sono emersi nuovi casi) ma resta bassissimo il numero dei tamponi processati: sono solo 473. I numeri, infatti, su base settimanale, complice la circolazione della variante Delta, sono in peggioramento. 
 A lanciare l’allarme sulla necessità dei test è anche il direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova. Andrea Crisanti, secondo il quale «la variante Delta, purtroppo, è a un passo dal diventare resistente ai vaccini e quindi meno si trasmette e meglio è. Per questo, penso che bisognerebbe combinare la campagna vaccinale, vaccinando più persone possibili, e allo stesso tempo rafforzare la nostra capacità di tracciamento, perché diminuire la trasmissione potenzia l’effetto dei vaccini». 
Ma dalla Toscana il governatore Eugenio Giani specifica: «sul tracciamento della variante Delta stiamo lavorando con grande intensità e riscontriamo una tendenza di crescita, un pò simile a livello nazionale, ma non dobbiamo lasciarci condizionare: è un processo fisiologico». L’assessore al turismo della Regione Emilia-Romagna - dove i contagi giornalieri sono tornati a superare quota cento - spiega che «c'è una discussione anche a livello nazionale per rivedere i parametri. Al momento questa variante Delta è tenuta sotto controllo dai tracciamenti, le Ausl stanno monitorando la situazione». E per il suo omologo del Lazio, Alessio D’Amato, «questo non è il momento delle restrizioni o di tornare alla casella precedente, la questione al momento è di vaccinare per cui abbiamo bisogno dei vaccini e di completare il prima possibile il percorso vaccinale». Da tempo, invece, il presidente della Liguria, Giovanni Toti, chiede di prendere in considerazione - come parametro determinante - la valutazione della pressione sugli ospedali.
 

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